Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole

C’è, nelle grandi misantropie, lasciando indeciso se l’eccesso di amore sia la chiave della misantropia, una zoofilia costante, drammatica e compensativa.
(Guido Ceronetti)


Nella galleria dei poeti e dei filosofi del passato che bestemmiarono la nostra specie con un cinismo feroce e bilioso («Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo» scrive l’amato Cioran ne L’inconveniente di essere nati) si trovano senz’altro alcune fra le sensibilità che abbiamo apprezzato di più, e che riesce piuttosto difficile non ascrivere alla categoria di coloro che, «per mancanza di oggetti adatti», non seppero dare altra espressione al loro amore che non fosse l’«odio per gli inetti a riceverlo» (Adorno). Kant, in una celebre pagina della Kritik der Urteilskraft, tenta addirittura un’apologia di questo genere di misantropia, «detta così molto impropriamente», delineandola come uno stato d’animo filantropico che, per effetto di «una lunga e triste esperienza», porta a ritrarsi dagli uomini, perché «tale è l’ardente desiderio che abbiamo di vederli migliori, che per non odiarli, perché amarli non si può, pare un piccolo sacrificio la rinunzia a tutti i piaceri sociali». Giudizi tanto severi e intransigenti sarebbero dunque una forma molto peculiare di legame col mondo, la più sentita e insieme sofferta: quella della polemica.
Chissà cosa direbbe, Kant, dei sempre più numerosi misantropi odierni – pare infatti che odiare l’umanità faccia molto tendenza, di questi tempi. Li riterrebbe incapaci di vero odio, probabilmente, accorpandoli alla folta e ridicola schiera degli antropofobi: i quali gli uomini li rifuggono e li considerano nemici, senza tuttavia aver compiuto lo sforzo, devastante nei grandi misantropi, di conoscerli. E come potrebbero conoscere gli uomini, non conoscendo neppure gli animali, che pure affermano di amare tanto e più dei loro stessi simili, animali anch’essi? Caratteristica costante delle descrizioni della Natura di codesta sottospecie di misantropia è infatti, nonostante si pretendano atee, riproporre surrettiziamente il modello della Caduta: in seno ad un’animalità innocente e benigna si produrrebbe, per una sorta di fatale incidente di percorso, l’essere umano, virus e cancrena dell’intero Cosmo. È da notare che chi sostiene questa tesi contemporaneamente si batte per la liberazione animale e della Terra affermando che gli animali sono proprio come noi sotto diversi e molteplici punti di vista: essi soffrono, provano piacere ed emozioni, ci rispondono e persino amano. E allora com’è possibile, una volta che si è accettato questo indiscutibile assunto darwiniano, pensarli come sempre assolutamente immacolati e incapaci di una violenza non legata alla fame e alla pura necessità della predazione? La fumosa visione religiosa – l’Eden non esiste che nella Genesi – si tinge improvvisamente di cartesianesimo, ma solo per quanto riguarda gli aspetti, per così dire, più scomodi che la teoria evolutiva mette in luce. Quanta più onestà, a questo punto, nell’incontenibile odio di Cioran verso i primati! «Tutte queste bestie hanno un contegno decente, all’infuori delle scimmie. Si sente che l’uomo non è lontano»: se differiamo dagli altri animali per grado e non per genere, come Darwin insegna, ciò deve necessariamente riguardarli anche in quello che chiamiamo, sempre ricorrendo ad un lessico moraleggiante se non religioso, male.
Geniale poi, in termini di mero calcolo utilitaristico, la soluzione che questi pretesi misantropi prospettano e auspicano per le future sorti di Gaia: l’auto-estinzione. Raggiungibile non figliando. Ovvero gli unici soggetti che paiono preoccuparsi della sopravvivenza e del benessere delle altre specie, i quali non riescono a convincere la stragrande maggioranza della popolazione mondiale a rinunciare all’I-phone e alla fettina, credono verranno ascoltati, se propongono di scomparire – ma cosa vuoi che sia. Un ottimo modo per trascinare con sé gli esistenti non umani che ci si prefiggeva di proteggere: estinguere il seme appena germogliato – e davvero solo quello, ché nessuno presta orecchio ai deliri di questi pazzi – di un pensiero finalmente non specista e non atropocentrico, o almeno non così esageratamente specista e non così esageratamente antropocentrico.
La mia impressione è che di odio – un sentimento che richiede un certo slancio – ce ne sia davvero poco: rimangono frustrazione e stanchezza, e una dilagante stupidità. Non tutti nascono Cioran… Nel caso fremiate dal desiderio dar voce alla vostra titanica personalità, sola e incompresa nel mare magnum dell’irrecuperabile malvagità umana, fate come me, che annoto i miei strazianti lamenti di dolore su un diarietto Smemoranda che posseggo dall’età di 14 anni. Specialmente quando contengono sparate colossali palesemente in contrasto con l’antispecismo, presto impiegate dai tanti detrattori per dipingerci come fanatici e borderline, e rimandare sempre di nuovo una discussione all’altezza dell’immane rimozione della tragedia animale: quella sì, una cosa grave e seria.

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30 risposte a “Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole

  1. Però aspetta: non necessariamente il desiderio di estinzione umana è legato a stupidità modaiola.
    Prendo il mio caso, ad esempio: senza neppure ritenermi un misantropo (semmai un gioviale nichilista), mi limito a prendere atto che l’homo sapiens, in duecentomila anni, non ha fatto che danni e non è cambiato per nulla, quindi ci sono buoni margini per dedurne che continuerà a fare così. Piuttosto dunque di lasciare la bellezza dell’esistente in balia di questo distruttore per altri duecentomila anni, auspico, se non proprio l’estinzione, una drastica riduzione del numero di umani.
    La procreazione per me è un’aberrazione per innumerevoli motivi, tra cui la produzione di nuovi devastatori. Ecco perché la penso come Doug Stanhope http://www.youtube.com/watch?v=YkgDhDa4HHo
    Non credo che l’uomo sia in fondo peggiore degli altri animali. Semplicemente, le sue caratteristiche diverse, pollice opponibile e scatola cranica sviluppata con annessa autocoscienza, lo rendono particolarmente pericoloso per ogni altro vivente. Io in me stesso vedo una scimmia assassina impazzita. Non vedo la malvagità intorno a me: la scorgo anche in me stesso.
    Quindi, come può scegliere di riprodursi, può anche scegliere di non farlo per il bene di tutti.
    Siamo arrivati a sette miliardi di individui, numeri da batteri.
    Come dice George Carlin, è stolta presunzione antropocentrista pensare di “salvare il pianeta”. Ma ciononostante possiamo contribuire a porre rimedio a numerose deturpazioni con un semplice autocontrollo delle nascite (che porterebbe benefici anche nella quotidianità del singolo. Basti pensare al fatto che nessuno dovrebbe più sottomettersi a un padrone per sfamare la famiglia).
    Poi, riconosco in pieno le mie frustrazioni. Però non solo a Cioran è consentito constatare la desolazione del vigente e non vedere altra via d’uscita logica che la scomparsa, anche senza odio e misantropia.
    Personalmente, quando dico che riprodursi è spaventoso, lo faccio con molto sorriso e aneliti alla serenità e con molto poco astio.

    • Claudio, provo l’impulso irresistibile di storpiare il tuo nome come già fanno le altre, e chiamarti attraverso ogni sorta di vezzeggiativo. Non hai idea che sforzo sovrumano mi costi il trattenermi: apprezzalo. Non so perché ‘sto slancio d’affetto, che imbarazzo…Ehm ehm. Io la tua posizione oramai un po’ la conosco e non ho mai pensato avesse qualcosa a che fare con la stupidità modaiola descritta nell’articolo. Che poi uno c’ha pure il diritto di augurarsi quello che vuole, ci mancherebbe, io non son proprio nessuno per negarglielo. Credere realmente, però, che l’umanità si estinguerà con un atto volontario super-erogatorio (il massimo dell’altruismo…), e lavorare in questo senso secondo me è delirio puro. Quand’anche fosse la più saggia delle decisioni, coinvolgerebbe solo pochi individui di poche generazioni che, togliendo se stessi, toglierebbero anche quest’idea. A meno che uno non sia interessato a modellare la propria vita su un certo ideale e si interessi solo di questo, è proprio un suicidio dal punto di vista tattico: una roba da kamikaze. Sulla decresicita ovviamente concordo. Io però di figli non ne farò per il bene loro, più che per quello del Pianeta…

      • Sì, il primo motivo che mi spinge a non procreare è non fare un torto ai nascituri scagliandoli nell’orrore dell’esistenza. A ben vedere, la nascita è una condanna a morte.
        Il regalo più grande che io possa fare ai miei figli è non metterli al mondo.
        Il secondo, è ridurre l’impatto del potere sulla mia vita. Ogni volta che sento un operaio in cassa integrazione dire: “Cosa darò da mangiare alla mia famiglia?”, dopo il moto di solidarietà arriva l’osservazione: “E potevi evitare di fare una famiglia. Ancora non l’hai capito che quella serve al Principe per controllarti meglio?”.
        Il terzo, limitare i danni ad animali e natura.
        Il quarto, non reputo il mio codice genetico così imperdibile da essere trasmesso. Il mondo non ha bisogno di un nuovo tappo pelato. Che presunzione enorme, chi procrea. Tutti che si sentono così speciali da sentirsi in dovere di riprodurre.
        Il quinto si ricollega al primo: non si gioca d’azzardo con la vita altrui (http://www.youtube.com/watch?v=utgVQArfZHw).
        Il sesto, trovo quantomai sciocco crearsi problemi che poi bisognerà risolvere (vedi punto secondo).
        Il settimo, non voglio incarnare alcun ruolo di potere. Il Pater, anche il più libertario, rappresenterà sempre una figura di potere per i figli, in quanto colui che ha dato loro la vita e li ha protetti e nutriti. Il mio anarchismo mi fa provare repulsione per questa eventualità.
        L’ottavo, eviterei volentieri quel delirante senso del dovere pedagogico che muove i genitori. “Devo dare un’educazione ai miei figli. Insegnerò loro come si vive, cosa è giusto e cos’è sbagliato”. Ma sta’ buono, coglione, ché nessuno ti ha chiesto di fare il maestro, non ne sei all’altezza e nella migliore delle ipotesi trasmetterai un bagaglio culturale di cazzate, errori e atrocità. Vedi punto quarto.
        Il nono, ci sono sempre dinamiche psicologiche perverse nel genitore, una smania di controllo, una sorta di delirio d’onnipotenza inconscio che l’Io non riesce ad accettare e viene mitigato dal Super-Io, che crea cortocircuiti. Vedi punto settimo.
        Il decimo, non voglio rotture di palle mentre guardo Real Madrid-Barcellona.
        Diciamo che non “lavoro” per l’estinzione: mi limito a sognarla sospiroso.
        Ho molto apprezzato lo slancio d’affetto.

      • (A me non dispiacerebbe un altro tappo pelato sulla Terra…uno Sdrammaturghino!)

  2. Io, molto semplicemente, non ho mai voluto procreare per motivi molto egoistici: non ho voluto sulle spalle tutta la responsabilità del mettere al mondo un essere vivente, del doverlo educare, badargli quando è piccolo, preoccuparmi per lui. Ho sempre voluto essere libera: di viaggiare, studiare, del mio tempo, di dormire tutto il giorno, se mi va. Di bighellonare tutto il giorno, se mi va. Di andare a fare la barbona sotto i ponti, se mi va. Libera (pure se poi, e qui ci sarebbe da aprire una super parentesi che non ti dico… libera non sono manco per niente alla fine, come nessuno lo è, i legami… legano e sono fonte di sofferenza, come già diceva il Buddha e molto più terra terra come diceva Juliette Binoche in Film Blu). E, soprattutto, non volevo sformare il mio corpo. E non scherzo, eh. L’idea di un essere che ti cresce dentro e ti sforma mi ha sempre creato qualche problema. Certo, lo ammetto, questa è ridicola da sentire, ma tant’è. L’idea di farmi venire le vene varicose e di sformarmi il seno… hmmm… non ci ho mai visto tutta questa poesia che dicono in molte… sarò immatura, superficiale, quello che ti pare, ma rivendico la mia maniera di voler essere donna, solo donna e non madre. Forse non sono mai cresciuta, non riesco a crescere, ma io madre proprio non mi ci sono mai sentita… al pensarci dico… non mi ha mai attratta questo pensiero di poterlo essere.
    Oggi, consapevolmente, sono felice di questa decisione anche per molti dei motivi che ha elencato Claudio, ma non ho vergogna di ammettere che per me questi altri sono motivi complementari, accessori, il principale è che proprio io un figlio non l’ho mai voluto perché non ho mai desiderato diventare madre. E poi comunque mettere al mondo un essere per condannarlo a morire (“sento il pianto di tutte le creature che sono destinate a morire”, dice la Gainsbourg in Antichrist), in questo mondo, ossia un mondo in cui comunque prima o poi la tua dose di sofferenza non te la leva nessuno… perché? A quale scopo? Perché lo fanno tutti? Per dare un senso alla propria vita? Per farsi accudire da anziani? (giuro, l’ho sentita: “ma se non fai un figlio, poi chi si prenderà cura di te quando sarai vecchia?).
    Dicono che potrei pentirmene quando sarà troppo tardi (ma già lo è, insomma, sono ancora fertile, ma è difficile restare incinta a 43 anni), ma io dico di no invece.

    Sul resto: mi piace questa definizione di misantropia ” «tale è l’ardente desiderio che abbiamo di vederli migliori, che per non odiarli, perché amarli non si può, pare un piccolo sacrificio la rinunzia a tutti i piaceri sociali».
    E penso che io un po’ misantropa lo sono davvero, ma non nel senso di odiare, quanto di voler tenere le persone a distanza per non essere poi delusa. Insomma, a distanza io voglio bene a tutti, a tanti amici e conoscenti, poi quando mi capita di uscire e di sentire tante e tali sciocchezze, finisco per tornare a casa così amaraggiata, ma così amareggiata… e però ogni tanto lo sento questo bisogno di mischiarmi con la gente, e allora mi carico di buone intenzioni e tante belle aspettative, pronta a scovare e a mettere in luce il lato buono d’ognuno, ché a cercarlo, dai, tutti abbiamo qualche scintillina di luce… ma che fatica però.

    Serena, mi sono arrivati finalmente i racconti di Flannery O’Connor, eh… 🙂 Ti farò sapere.

    • D’altronde il mio punto decimo è il più importante: niente seccature, massima libertà.
      Massima stima per la non procreazione al fine della tutela del proprio aspetto

      • Meno male Clà, che la pensi così pure tu. M’hanno sempre fatto sentire come una scema per questo.

      • “Come puoi non voler diventare una panzona deforme e poi sentire la fica che si sgarra o vedere la tua panza squartata da cui fuoriesce Alien?! È la cosa più bella che possa capitare a una donna!”.

    • A me le mamme piacciono parecchio, anche se non mi ci vedo (forse più padre 😛 ). Credo ognuna debba fare quel che si sente. Ad esempio io detesto quel tipo di “femminista” – deleteria per il senso del femminismo stesso – che non fa altro che incensire il proprio ruolo di madre devota e ripetere fino allo sfinimento che “la prole vien prima di tutto/prima di tutto i diritti del minore”, concetti pure condivisibili, per carità, se non fosse che vengono adoperati come unica chiave di lettura del mondo e diventano quindi sottili, ma forse neanche troppo, tentativi di colonizzazione della femminilità stessa…

      P.S.: Fammi sapere 🙂

  3. 😀
    Questa te la rubo, eh. E’ tua, giusto?
    Potrei pensare seriamente di aprire un anti-mummy blog (visto il successo che hanno i mummy blog).

  4. Ahahah amic* che meraviglia questa conversazione! 😀 MI avete fatto morire dal ridere ma devo spezzare una lancia a favore delle mamme! Io col secondo (scelto a differenza della prima) mi sono fatta mille scrupoli ambientali, sovrappopolazione e compagnia bella e alla fine l’ho fatto per Diana, per non lasciarla solo in questo mondo infame dopo che noi non ci saremo più, anche perché temo che la mia educazione (che il mio compagno definisce “sperimentale” :D) ho paura che li possa rendere dei disadattati sociali. Poi in realtà non sta andando così per niente, sono tutt’e due socievoli di carattere e anzi un sacco di cose molto poco politicamente corrette che io ho provato a insegnare loro, chessò chiacchierare anche con le formiche, considerare “soggetto” tutto ciò che di vivente hanno intorno, mi sembra contagi un po’ anche i loro amichetti, quando c’è la situazione giusta. Mia figlia è la tipica paladina dell’ape che tutti cercano di acciaccare, ma lo fa con più zucca di come facessi io, li salva facendo la vaga, meglio di me che mi esponevo al pubblico sghignazzare senza remore 😀
    Poi è vero che la figura della “famiglia” in questa società è legata a un’idea spesso di arroganza rispetto al prossimo – oltre ad essere in realtà bastonata da difficoltà assurde, dai posti al nido che non si trovano alle metropolitane inagibili ai passeggini se non sei un uomo o una donna molto forzuta fai meglio ad andare a piedi (io per esempio detestavo dover chiedere aiuto a qualcuno, se ad esempio mi toccava fare rampe di scale a piedi con la carrozzina in braccio). Ma poi è dalla “famiglia” che percepisci quasi sempre l’intolleranza, tipo io mi diverto al parco quando sono con cani e bambini, ho da un lato le famigliole che si indignano perché il mio cagnolone di 35 chili, che lascio libero come l’aere nonostante i loro figli, se ne scorrazza in mezzo a loro senza che io me ne curi, e intanto i “canari” guardano male i miei bambini e non vogliono che si avvicinino ai cani… intolleranza al contrario, abituati a essere detestati dalle madri, odiano i ragazzini di rimando. Comunque, a parte tutta questa amichevolezza quotidiana che si sconta, essere mamma è la droga più forte che si possa provare, un’esaltazione totale, un innamoramento che non si può paragonare a nessun altro! Io anche non lo capivo, non avrei mai e poi mai avuto figli se non mi fossero capitati e tutt’oggi non sono capace di interagire con i bambini altrui, a meno che non siano in qualche modo legati ai miei (anche perché ci si innamora di tutto quello li riguarda)
    e si arriva al punto di far di tutto perché l’infanzia dei propri figli, sacra, non sia solo uno sfondo della propria vita ma il centro di una fase unica della propria esistenza. Sia io che il mio compagno sacrifichiamo tantissimo lavoro per condividere le piccole cose insieme a loro, siamo capaci di litigarci le giornate di inserimento all’asilo anche se entrambi siamo coperti di cose da fare! Poi è vero che questo significa anche “chiudersi” rispetto all’esterno e ne risente tutto il resto, compresa la politica, ma io mi dico che recupererò dopo, ora loro per me sono la priorità assoluta e sarei bugiarda a negarlo. Le tue remore estetica, Rita, io le capisco benissimo. Anche a me faceva una paura terribile la gravidanza e poi non sopportavo gli sguardi della gente che oscillavano in una gamma tra l’intenerito, il protettivo, l’invidioso… non so cosa mi desse più fastidio! Ma poi il parto è un’esperienza potente, io mi ero letta di tutto e sapevo bene come volevo farli nascere i miei figli, ho sempre fatto stare le manazze dei medici molto lontane da me e il secondo parto è stato così bello che ancora mi commuove. Quanto invece alla ripresa dopo, beh, io sono tornata identica a prima (anzi meglio, prima era troppo magra) ma forse ho barato, mangio vegan e passo molte ore al giorno a correre coi miei cani 😉

    • Anch’io voglio spezzare una lancia a favore delle mamme. Quando ho detto che non voglio figli – ma solo qualche anno fa ero sicurissima di volerne tantissimi – , non intendevo affermare che l’esistenza sia il male assoluto: non che sprizzi felicità da ogni poro, ma Adorno, il mare, un concerto di Blixa Bargeld e i datteri freschi mi sembrano già motivi più che sufficienti per alzarsi dal letto la mattina. E’ che non credo di esserci molto portata, e mi pare ci sia già fin troppa gente che mette al mondo bambini senza nessuna consapevolezza…e poi magari li parcheggia dalle suore, che creano loro ogni sorta di complesso e debolezza. Ma potrei pure cambiare idea, in futuro. In fondo non escludo, molto molto più in là (e se mi sarà concesso…), prenderne qualcuno in affido. Dei miei parenti fecero questa scelta e io letteralmente persi la testa per la bambina che ospitarono: proveniva da una situazione difficile (la madre entrava e usciva dalla comunità) ed era già infinitamente più tagliata dei suoi coetanei. Impossibile non innamorarsene.
      Comunque a me le donne incinte sembrano incredibilmente attraenti. Avrò una perversione. Una volta una ragazza mi ha fatto vedere la sua pancia e, accorgendosi della mia espressione sconvolta, mi fa: “Vuoi toccarla?”. Io ho iniziato a tremare e non sono più riuscita a proferire parola. Avrei voluto tantissimo ma non ce l’ho fatta, non avevo abbastanza confidenza. Anche lei, proporre a una poco più che conoscente una cosa del genere…! Ma poi non so, a vedere una donna che allatta mi viene da piangere, mi è capitato solo una volta ed è stato veramente emozionante.

      • D’altronde Pregnant è una categoria porno che va fortissimo. Non ai livelli di Threesome, Teen Brunette, Big Boobs, Blowjob, Gangbang e Amateur, ma gode di un ampio bacino d’utenza.

    • Ah, ma io non dico che non sia bello in assoluto divenire madre, dico che non lo sarebbe per me. E lo so perché mi conosco, perché ho passato l’intera mia esistenza a cercare di conoscermi e di capire cosa voglio dalla vita e non voglio dalla vita.
      So che ci sono madri orgogliose e felici di esserlo, donne che da sempre hanno sentito questo desiderio di mettere al mondo un figlio, altre che lo sono diventate, felici, dopo, ossia, un po’ come mi pare sia stato nel tuo caso, magari che non avevano preventivato il primo figlio, ma che poi oggi sono felici di averlo. E ti dico anche che condivido la tua scelta di avergli dato una sorellina perché figli unici non si sta tanto bene (io sono figli unica e un fratello o sorella mi sono mancati).
      Mi fanno un po’ tristezza però quelle donne inconsapevoli che si sposano e fanno figli perché credono che sia ciò che la società si aspetti da loro e che magari, per incoscienza, ignoranza o altro ne mettono al mondo due, tre e poi non sono in grado di gestirli perché mai davvero desiderati, quindi diventano madri nevrotiche, insoddifatte, frustrate che riversano tutta la loro insoddisfazione sui figli. Insomma, mi viene da dirgli a queste donne, ma chi te l’ha fatto fare?
      Insomma, secondo me mettere al mondo un altro essere umano è un qualcosa di enorme e puoi farlo solo o a patto di essere un po’ incosciente (magari quando sei molto giovane), oppure di sapere esattamente quale responsabiliità ciò implichi. Ecco, diciamo che io ho sin da subito, da sempre, avuto chiaro in mente che tipo di sacrificio personale ciò comportasse, che tipo di responsabilità avrei dovuto assumermi e non mi è parsa, sempre per come sono fatta io, una gran cosa.
      In più ecco, mettici la paranoia del fisico 😀 (sì, lo so che poi si torna in forma, ma l’idea proprio di essere incinta non mi ha mai incuriosito più di tanto).
      In compenso sono “mamma” adottiva di nove splendidi micetti e di un cagnetto. 😀

      E, ecco, se avessi la possibilità economica penso che allora, come dice Riccardo, sarei più propensa ad adottarne uno, anche grandino. Lo farei per dare una chance ad un bimbo sfortunato.
      Bello questo confronto comunque, sì. Magari ci scrivo un post un giorno o l’altro.

      • io penso che quello delle mamme nevrotiche e frustrate sia un problema legato alla società patriarcale e a un modello di famiglia mutuato dalle generazioni precedenti che molti tendono a replicare quasi in automatico. Quasi sempre la donna, se lavora, fa qualcosa di meno gratificante rispetto al marito, solo per arrotondare il primo stipendio che è difficile che basti. Poi magari torna a casa e si fa il mazzo appresso ai figli e alla casa, li porta a fare sport, pulisce, lava, stira, mentre il marito lavora fino a tardi e poi magari se ne va alla partitella con gli amici. Ti credo che è stanca, frustrata e sotto sotto i figli li vorrebbe buttare dalla finestra con tutti i balocchi, se il prezzo della loro presenza è stata la sua fine sociale, mentale e lavorativa! Non è una regola ma spesso va così e anche nelle famiglie più radical chic e progressiste più o meno il modello è sempre quello.
        Dunque la questione è la genitorialità non è la maternità e basta. Parlando a partire della mia esperienza personale, allora, della quale vado onestamente molto fiera, perché noi dopo trascorsi burrascosi in seguito alla sorpresa dell’arrivo di Diana e lo scontro culturale della mia famiglia cattolica osservante e la sua musulmana, oltre che lo scontro tra noi che non eravamo minimamente maturi, abbiamo saputo creare qualcosa di veramente bello. Il mio compagno non è d’accordo nel definire femminista il “nostro” modello alternativo a quello tradizionale, perché trova evidente come anche lui abbia guadagnato, e ci guadagni quotidianamente, da uno stile di vita del tutto paritario nella divisione dei compiti e delle responsabilità: entrambi facciamo tutto (lo so, pare ovvio, dovrebbe essere ovvio, ma conosciamo molte famiglie più o meno nostre coetanee e questo poche volte avviene), siamo fuori da molti cliché (solo io ho la patente e cucina sempre lui, per dire) non, ovviamente, perché abbiamo voluto calcare la mano, ma semplicemente perché è venuto così, ciascuno asseconda le proprie attitudini per il bene comune. E allora ci riconosciamo reciproco e pari diritto alla soddisfazione fuori casa, in termini di lavoro e di svago, nessuno è tenuto a tenere in piedi economicamente la baracca da solo (ho sentito che per moli uomini è un problema che sia a compagna a guadagnare di più… per dire a che livello siamo ancora), nessuno dei due sceglie di lavorare più del necessario, o dove non ci sia gratificazione, per fare più soldi o più carriera, se il costo è perdersi l’infanzia dei bambini. Si fa quello che basta e il resto si dedica alle cose che contano davvero. Certo siamo fortunati ad avere le stesse priorità, ma del resto ci si sceglie in base a quelle. Quello di cui sono certa è che sia una stessa causa. sociale, quella che impedisce alla donna sopratutto, ma anche all’uomo, di vivere con spontaneità (a meno di non avere la lucidità di imporsi) e le etichette imposte dall’esterno sono quelle che impediscono di compiere la legittima scelta sul proprio destino, condizionandola con fattori che non dovrebbero farne parte. E’ quello il punto, il condizionamento esterno, non la specifica scelta. Perché mi devo vedere negata la patente di femminista perché in questa fase della mia vita decido liberamente di anteporre al resto l’infanzia dei miei figli, perché ritengo sia preziosissima per me e per loro? Perché il mio compagno deve sentirsi considerare con un sottomesso perché non si sogna di impormi le cose? (Ti giuro capita!) E perché tu non puoi scegliere il santa pace di non avere figli senza che qualcuno si permetta di giudicare?

  5. io sono per l’adozione di esseri umani piuttosto che per la procrezione, comunque, non so se è stato già nominato ma esiste già un movimento per l’estinzione umana volontaria, evidentemente non sono solo deliri di alcuni deliromani:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_per_l%27estinzione_umana_volontaria

    Rita, complimenti per la tua scelta e per la tua consapevolezza, vorrei parlarne ma probabilmente verrei frainteso e rischierei di essere offensivo verso altri utenti

    • Sìsì, conosco, Riccardo: è il VHEMT. Ce l’avevo proprio con loro.

      • ah, non l’avevo capito. Cioè quindi ci sono certi animalisti che sostengono il vhemt, oppure è il vhemt stesso che sostiene alcune idee animaliste?

      • Soprattutto la prima che hai detto, ma anche un po’ la seconda. Nel senso, c’è pieno di animalisti misantropi/estinzionisti, e d’altro canto il VHEMT nasce con l’idea di restituire il pianeta a quei terrestri che non sarebbero in grado di distruggerlo, e quindi in un certo senso muove da istanze ambientaliste/animaliste.

    • Riccardo, ma parlane invece. C’è libertà di pensiero, opinione, mica tutti dobbiamo esseri fatti con lo stampino e ragionare con lo stampino, eh. Perché si dovrebbe offendere qualcuno?
      Dimmi, dimmi, sono curiosa.

      • ma penso che siano idee non nuove per chi non vede la procreazione come una esigenza della natura femminile umana o l’allevamento di un bambino come una indispensabile fonte di appagamento, crescita, unione, ecc per una coppia, tra l’altro alcune sono cose che già hai detto tu. Dico solo che queste idee hanno fatto solo più danni che altro, si pensi alle persone sterili che vanno in depressione, alle coppie che non hanno tempo per stare vicino a figli visti solo come un impiccio da sbattere tra babysitter, tv e videogiochi (con tutte le conseguenze negative per il bambino), ai figli rinnegati, disprezzati, odiati, picchiati perchè mai veramente voluti…

  6. P.S.: @ Leonora
    E comunque tua figlia che salva l’ape dev’essere troppo tenera. 🙂

  7. Pingback: Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole | Mangiar Fiori | il puntino del riflesso

  8. Ecco sì, ho letto anche i commenti e come al solito ‘sdrammy’ ha già espresso, nella maniera più eloquente possibile, quello che penso al riguardo. Potrei essere anche più pesante in merito: i bambini non mi inteneriscono, il loro odore non mi piace, le loro grida rendono i miei nervi simili a corde di violino troppo tirate, le loro bave/cacche/ mocci nasali mi disgustano. Detesto la santificazione delle future mamme, quel loro atteggiamento in stile madonna illuminata dallo spirito santo, quel feticismo verso le panze in versione missilistica. Nei fanatici dei figli piezz ‘e core vedo più che altro terrore della morte. E anche un pò la presunzione di poter determinare il futuro, come la scelta di “dare un fratellino” ad un figli*, “così non sarà sol*”: chi può sapere che ne sarà di quelle creature che mette al mondo! Magari uno dei due vivrà molto più dell’altro (che resterà perciò solo comunque), o sarà una persona problematica che renderà la vita del fratello/sorella un inferno, o più semplicemente e banalmente non si sopporteranno o litigheranno per l’eredità fino a dissanguarsi per avvocati. La vita del resto ci mette sempre davanti a quello che non ci aspettavamo, pretendere di sapere come andrà a finire in queste questioni mi pare un tantinello irrealistico.
    In ogni caso, visto che su FaS ne abbiamo parlato tempo fa ma oramai è da un pò che non se ne parla, vi invito, se vi va, a inviare alla mia mail feminoska@grrlz.net le vostre autonarrazioni sul perchè non avete voluto/non volete figli: c’era un libro che ho letto qualche anno fa su questo tema, ma già sul sottotitolo avevo delle riserve (recitava: donne speciali si raccontano, definendo perciò come ‘fuori dalla norma’ le donne che non vogliono procreare, io penso invece che sia necessario legittimare anche questa scelta a livello sociale e culturale, e mi piacerebbe se aveste voglia di parlarne per pubblicare i racconti su una categoria di FaS). Un abbraccio a voi!

  9. @ Serena:
    > Soprattutto la prima che hai detto, ma anche un po’ la seconda.

    ok capito, certo che c’è n’è di gente strana al mondo, altro che ‘sti vegani

  10. Interessantissima questa discussione, vi ho appena scoperto. Sono praticamente d’accordissimo su tutto con sdrammaturgo e mi sento di appoggiare il Vhemt.
    Feminoska, ti contatterò senz’altro.

    Da: una 37enne che non ha mai sentito alcun istinto materno nè alcun desiderio/necessità di procreare.

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