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Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole

C’è, nelle grandi misantropie, lasciando indeciso se l’eccesso di amore sia la chiave della misantropia, una zoofilia costante, drammatica e compensativa.
(Guido Ceronetti)

Nella galleria dei poeti e dei filosofi del passato che bestemmiarono la nostra specie con un cinismo feroce e bilioso («Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo» scrive l’amato Cioran ne L’inconveniente di essere nati) si trovano senz’altro alcune fra le sensibilità che abbiamo apprezzato di più, e che riesce piuttosto difficile non ascrivere alla categoria di coloro che, «per mancanza di oggetti adatti», non seppero dare altra espressione al loro amore che non fosse l’«odio per gli inetti a riceverlo» (Adorno). Kant, in una celebre pagina della Kritik der Urteilskraft, tenta addirittura un’apologia di questo genere di misantropia, «detta così molto impropriamente», delineandola come uno stato d’animo filantropico che, per effetto di «una lunga e triste esperienza», porta a ritrarsi dagli uomini, perché «tale è l’ardente desiderio che abbiamo di vederli migliori, che per non odiarli, perché amarli non si può, pare un piccolo sacrificio la rinunzia a tutti i piaceri sociali». Giudizi tanto severi e intransigenti sarebbero dunque una forma molto peculiare di legame col mondo, la più sentita e insieme sofferta: quella della polemica. Continua a leggere

Nessun Eden

Spiacevole dirlo, ma le frasi che riguardano l’innocenza degli animali sono false. Gli animali predano anche senza aver bisogno di cibo. Si organizzano in gruppi e fanno la guerra ad altri gruppi. Spesso il corollario alla vittoria è un rituale insopportabile alla vista e al cuore – divoramenti e smembramenti di simili vivi del “clan” sconfitto: guadate i lupi ma anche i primati. Gli animali divorano i piccoli dei propri simili – specie e razza – per avere prede facili o semplicemente per eliminare potenziali avversari. Le estinzioni di intere razze o specie sono all’ordine del giorno e ben prima della comparsa dell’uomo: quindi gli animali compiono anche genocidii. Nel mondo animale si trova tanta cooperazione quanta rivalità, predazione e violenza. Ci si può lasciar affascinare, da questo, oppure trovarlo insopportabile. Ma non lo si può negare né rimuovere, a meno di non voler compiere il primo passo nello specismo da cui si era fuoriusciti. Nessun Eden. Et in Arcadia Ego.

(Antonio Volpe)

Non resta che far torto o patirlo, ovvero perché dovete essere favorevoli alla sperimentazione animale

apparso su Asinus Novus

Hitler amante degli animali, Hitler vegetariano, Hitler antivivisezionista: sarebbe divertente consigliare, a chi ama tanto ricorrere a questo “argomento”, la lettura de La mia vita, scritta di proprio pugno dal Führer ed edita da Bompiani, e domadargli in seguito se riterrà ancora opportuno richiamarsi al paragone col nazionalsocialismo per screditare le istanze dell’antispecismo. Ora, è molto probabile che il nostro non leggerà l’autobiografia hitleriana, proprio come non si sarà premurato di leggere la puntuale confutazione delle tesi di Luc Ferry sul presunto animalismo di Hitler ad opera di Elizabeth Hardouin-Fugier, ma val la pena dire due parole sulla concezione della Natura che emerge da tale contesto, e confrontarla con le obiezioni più diffuse che certo anti-animalismo muove ai sostenitori della liberazione animale. La Natura è sovente descritta come il regno della lotta e della sopraffazione; da essa, «crudele regina di ogni saggezza», l’essere umano dovrebbe trarre validi consigli per orientare la sua prassi nel mondo. Non è un caso che la massima offesa che Hitler rivolge ai suoi nemici sia quella di andare «contronatura»: contronatura sono i pacifisti, che pretendono di emanciparsi dalla violenza del dominio, e contronatura sono gli ebrei, «razza di eversori della natura», spesso presentati come effeminati e dunque innaturalmente recalcitranti ad un ruolo virile e padronale. Continua a leggere

Qualcuno ha parlato di Natura?

Il corpo che abbiamo, travestito da molecole convulse e banali, si rivolta tutto il tempo contro questa atroce farsa del durare. Vogliono andarsi a perdere le nostre molecole, il più in fretta possibile, in mezzo all’universo le carine! Soffrono di essere soltanto “noi”, cornuti dell’infinito.
(Louis- Ferdinand Céline)

Perché siamo vegan? È mia personale convinzione vi sia un’unica risposta a questo semplice interrogativo, eppure, in mezzo all’ insensata accozzaglia di argomenti estrinseci che s’è prodotta (siamo sicuri di avere ben compreso il discorso su dentatura e intestino, oltretutto?), è diventato sempre più difficile riconoscerla come tale e realizzarsi completamente nella sua dimensione. Non vi è nessuna necessità di esaminare nel dettaglio il discorso sulla natura dell’essere umano per ritenerlo perdente in partenza: se anche mangiare carne fosse contrario alla nostra biologia, nulla vieta di pensare che sia nostro diritto e privilegio non dichiararci d’accordo con ogni avvenimento naturale e quindi anche andare «contronatura» Continua a leggere