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Sulla tovaglia piena di briciole

avete risolto tutto in famiglia
giocando a poker coi borlotti
mentre io sul panno verde
lustravo la madreperla
di fiches leggendarie
come il mio amore

(Michele Mari)

Having a life altering illness, or being chronically ill, introduces you to a “whole new world”. People who deal with illness on a daily basis, have to reconfigure their entire life and how they live. Things are very, very different. It’s hard to explain, unless you live it. It’s like suddenly moving to a different country, all by yourself. Everything you once knew and were familiar with is gone in an instant. Everyone is speaking some (unknown to you) foreign language. You can communicate a little by universal signs and body language, but other than that, NO one can understand you, no matter how hard you try or how loud you scream. And that, is an extremely lonely feeling.

[…] However, there is a language, that no matter what you are going through, no matter how ‘broken’ you are, and regardless of how hopeless things seem, can be understood, spoken and easily picked up…
Kindness.

(whitneyhomer.blogspot.it)

Rondini sul filo

… il 1981 … successe allora… io non potevo saperlo…
l’anno della mia morte, l’ho scoperto undici anni
dopo … ora è un bel po’ che lo so, ne sto morendo di
nuovo, ma è nell’81 che sono morto davvero… a poco
a poco fino al gran giorno, il Giorno dei Morti… è così,
non sarà mai diverso da così…

Bellissima, purtroppo anche allora… veramente
anormale, vasti occhi egiziani circondati di ombra,
bovini, due occhiaie profonde, di una lutulenza cupolucida,
roba da streghe, tenebra e scintillio… una strega
burrosa… guardatura guazzosa mostosa, come la
Mazzafirra, da scioglier le entragne… personaggio
maestoso! fascino puro! Lo dico io che l’ho arrovesciata
come il collo di un’antica capretta… delibata lembo
a lembo, basta! Non fatemi dire di più, la materia è incivile…
mi esalto, trionfo… la scuoto la prostro, eppure
è sempre il delirio, mi placo mai, ci rinuncio… alla fine
è lei che trionfa, assurge imprendibile altissima… la
prendo più… mai, che l’ho presa… la diva! percorsi
obliqui, lampi della mente che lascian di stucco, associazioni
sue strane, segrete… voli potenti vi dico, di
un’eleganza poi! certi guizzi, le ellissi! suadente come
seguisse una musica che sente lei sola, esperienza
inquietante ascoltarla, quasi le sue parole avessero
dita che ti frugano il cuore… prima un solletichino bello,
grazioso… poi certe lame! che non hai scampo! che
diventi un Francis Bacon! che ha ragione lei! sempre!
la gran filosofessa! mica poco triste sta donna, malinconica
molto, sempre in comunione con le altitudini…
gliela dettano le altitudini la sua malinconia iridescente,
le angelelle dorate gli zefiri rosa… bella quando è
così dolente, ispirata… la nobilissima virgo vestale!
che allora puoi fare il confronto fra l’epidermide che ti
è data in sorte e tutti i Misteri che si tiene per sé, allora
soltanto! allora ch’è un’Altra! che ti senti un lombrico
da tanto volteggia leggera, si libra… creatura affatata,
esistita da sempre… vede tutto sa tutto … antica,
anteriore… futura… poter salire con lei, un pochino,
alleggerire la mia vita dannata… mi guarda come fossi
lontanissimo e momentaneo, mi sorride presaga…
chissà a cosa pensa… chissà chi è… altre volte si
intorbida, le si vela lo sguardo, le iridi brulicanti di omini
che corrono, sembra gente che urla… mica uno
spettacolo che si può osservare a lungo, solo qualche
attimo, così per gentil concessione, tanto per spaventarti
un po’… che uno si faccia un’idea, nel caso sgarrasse…
una strizza vi dico, ma anche una voluttà, è
così, l’idea di conglobarsi un demone, di sollazzarsi
con la diavolessa… la strega-strega! la ex-fata, Persefone-
Luna! oscenissima casta! la Mazzafirra! pozzi
pieni di nuvole, arcobaleni di tenebre! sa le cose dell’Oltre,
la loro infausta dolcezza… parla coi morti… Continua a leggere

Corpo celeste

Penso talora a Laika, la cagnetta che fu mandata, dicono, nello Spazio Esterno (definizione di Milton per gli abissi senza speranza che circondano l’Universo), e che forse avrà chiamato infinitamente gli umani. Vorrei gridare: Laika! Siamo qui! Ti amiamo! Torna indietro, Laika!

(Anna Maria Ortese)

«Feticismo della bambola»

[…] Indubbiamente l’autore lambisce abbastanza da vicino i due poli caratteristici del mondo delle bambole: amore e gioco. Ma senza timone, senza compasso né cartina geografica. Dello spirito del gioco sa ben poco, e quello che ha estrapolato dal polo dell’amore non è abbastanza, poiché avrebbe dovuto seguire la parola d’ordine «feticismo della bambola». Boehn non deve aver mai ascoltato la grande, canonica confessione sussurrata da labbra appassionate alle orecchie delle bambole, «Se ti amo, che cosa ti importa?», e nessuno vorrà farci credere che è l’umiltà dell’innamorato a sussurrare tali parole. È il desiderio, il desiderio frenetico stesso; e la bambola è l’ideale di tale desiderio. O sarebbe meglio dire: la salma?

(W. Benjamin, Bambini, abbecedari, giocattoli, Archetipolibri, Padova 2010, p. 58)

Tutti gli altri mentono

i folli sono i soli personaggi che dicono la verità. […]

In questo mondo, solo degli esseri caduti all’ultimo livello dell’umiliazione, ben al di sotto della mendacità, non solo senza alcuna considerazione sociale ma guardati da tutti come se fossero sprovvisti del primo elemento di dignità umana, la ragione; solo questi esseri, in effetti, hanno la possibilità di dire la verità. Tutti gli altri mentono.

[…]

Cara Mamma, capisci l’affinità, l’analogia essenziale tra questi folli e me – nonostante l’Ecole, l’agrégation e gli elogi per la mia «intelligenza»?

[…]

I complimenti sulla mia intelligenza avevano lo scopo di evitare la domanda: «Dice il vero o no?». La mia reputazione da «intelligente» è l’equivalente pratico dell’etichetta di folli di questi folli. Quanto preferirei la loro etichetta.


(S. Weil, Écrits de Londres et dernières lettres, 256, lettera del 4 agosto 1943, tr. it. di Federica Negri)

Nessun Eden

Spiacevole dirlo, ma le frasi che riguardano l’innocenza degli animali sono false. Gli animali predano anche senza aver bisogno di cibo. Si organizzano in gruppi e fanno la guerra ad altri gruppi. Spesso il corollario alla vittoria è un rituale insopportabile alla vista e al cuore – divoramenti e smembramenti di simili vivi del “clan” sconfitto: guadate i lupi ma anche i primati. Gli animali divorano i piccoli dei propri simili – specie e razza – per avere prede facili o semplicemente per eliminare potenziali avversari. Le estinzioni di intere razze o specie sono all’ordine del giorno e ben prima della comparsa dell’uomo: quindi gli animali compiono anche genocidii. Nel mondo animale si trova tanta cooperazione quanta rivalità, predazione e violenza. Ci si può lasciar affascinare, da questo, oppure trovarlo insopportabile. Ma non lo si può negare né rimuovere, a meno di non voler compiere il primo passo nello specismo da cui si era fuoriusciti. Nessun Eden. Et in Arcadia Ego.

(Antonio Volpe)