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Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole

C’è, nelle grandi misantropie, lasciando indeciso se l’eccesso di amore sia la chiave della misantropia, una zoofilia costante, drammatica e compensativa.
(Guido Ceronetti)

Nella galleria dei poeti e dei filosofi del passato che bestemmiarono la nostra specie con un cinismo feroce e bilioso («Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo» scrive l’amato Cioran ne L’inconveniente di essere nati) si trovano senz’altro alcune fra le sensibilità che abbiamo apprezzato di più, e che riesce piuttosto difficile non ascrivere alla categoria di coloro che, «per mancanza di oggetti adatti», non seppero dare altra espressione al loro amore che non fosse l’«odio per gli inetti a riceverlo» (Adorno). Kant, in una celebre pagina della Kritik der Urteilskraft, tenta addirittura un’apologia di questo genere di misantropia, «detta così molto impropriamente», delineandola come uno stato d’animo filantropico che, per effetto di «una lunga e triste esperienza», porta a ritrarsi dagli uomini, perché «tale è l’ardente desiderio che abbiamo di vederli migliori, che per non odiarli, perché amarli non si può, pare un piccolo sacrificio la rinunzia a tutti i piaceri sociali». Giudizi tanto severi e intransigenti sarebbero dunque una forma molto peculiare di legame col mondo, la più sentita e insieme sofferta: quella della polemica. Continua a leggere

L’animale più pericoloso della Terra?

Tempo fa mi è stato chiesto di pubblicizzare sulla mia pagina facebook le iniziative del neonato sito Attenti all’uomo. Dopo un’attenta valutazione, ho pensato fosse meglio non farlo. Le iniziative che quel gruppo promuove sono certamente meritevoli, più o meno le stesse in cui sono impegnata anch’io, ma c’è qualcosa nel nome che si sono scelti che contraddice alle radici il senso di quello che faccio (quel poco che faccio). Se davvero l’uomo è l’animale più pericoloso della terra, se l’uomo, inteso come essere umano, come membro della specie, è fondamentalmente crudele – la vera bestia – , l’antispecismo dovrebbe, coerentemente, unirsi al movimento autoestinzionista, identificarsi con esso. Ma io credo che il VHEMT sia un’assoluta sciocchezza, una cosa folle e ridicola, e che la mistica di una specie umana corrotta e malvagia andrebbe decostruita, piuttosto che incoraggiata. Non è mai esistito un interesse comune degli esseri umani a mantenere in vita questo spaventoso sistema di sfruttamento del vivente, esso è sempre tornato a vantaggio di pochi. Che poi questi pochi ci infarciscano i loro racconti, e noi – animalisti e ambientalisti compresi – ce li beviamo pure, è un altro paio di maniche. Continua a leggere