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Di grandi misantropie, e misantropie molto piccole

C’è, nelle grandi misantropie, lasciando indeciso se l’eccesso di amore sia la chiave della misantropia, una zoofilia costante, drammatica e compensativa.
(Guido Ceronetti)

Nella galleria dei poeti e dei filosofi del passato che bestemmiarono la nostra specie con un cinismo feroce e bilioso («Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo» scrive l’amato Cioran ne L’inconveniente di essere nati) si trovano senz’altro alcune fra le sensibilità che abbiamo apprezzato di più, e che riesce piuttosto difficile non ascrivere alla categoria di coloro che, «per mancanza di oggetti adatti», non seppero dare altra espressione al loro amore che non fosse l’«odio per gli inetti a riceverlo» (Adorno). Kant, in una celebre pagina della Kritik der Urteilskraft, tenta addirittura un’apologia di questo genere di misantropia, «detta così molto impropriamente», delineandola come uno stato d’animo filantropico che, per effetto di «una lunga e triste esperienza», porta a ritrarsi dagli uomini, perché «tale è l’ardente desiderio che abbiamo di vederli migliori, che per non odiarli, perché amarli non si può, pare un piccolo sacrificio la rinunzia a tutti i piaceri sociali». Giudizi tanto severi e intransigenti sarebbero dunque una forma molto peculiare di legame col mondo, la più sentita e insieme sofferta: quella della polemica. Continua a leggere

“Muori, se vuoi; io sono al sicuro”

apparso su Asinus Novus

Dubito le mie letture abbiano avuto un qualche ruolo nel mio incerto approdo all’antispecismo, e se lo hanno avuto, be’, il mio cervello deve avere lavorato in grande stile, tendendomi all’oscuro di tutta la faccenda. I francofortesi, in effetti, potrebbero c’entrar qualcosina, ma di Singer e Regan conosco il minimo indispensabile: il poco che ho studiato, mi è servito unicamente per potere continuare a guardarmi allo specchio senza sentirmi la fannullona che sono, e avere qualcosa da rispondere alle altrui lacrime di coccodrillo, così frequentemente articolate in forma di obiezione. Gli antispecisti politici argomentano che sia necessario uscire dalla sfera dell’etica perché questa sopravvaluta lo spettro d’azione del singolo, inibendo le possibilità di sviluppare una teoria e una prassi volte a incidere realmente sulla condizione degli animali non umani, che di certo, dato il divario esistente tra l’apparato produttivo e le forze che lo contestano, non può essere modificata con isolate rivoluzioni del consumo individuale. Il fatto è che io nell’ambito dell’etica non mi ci sono mai veramente addentrata. Non perché presagissi la costitutiva manchevolezza di un approccio astratto e miniaturizzato – quello, appunto, dell’etica formale – di fronte all’enormità del fenomeno sfruttamento animale, il quale evidentemente abbisogna di un’adeguata analisi storica e materiale che i concetti di giusto e ingiusto non possono compiere (magari fossi così furba). Continua a leggere

Oibò

apparso su Asinus Novus

Persino il povero Kant, così spesso bollato come freddo intellettualista, delegò al sentimento un ruolo tutt’altro che secondario: nella Critica del giudizio è proprio il sentimento, ed in particolare l’urgenza di condivisione che il sentimento del bello comporta, a gettare le basi per il riconoscersi del singolo quale membro di una comunità più ampia. Altro che etica vs estetica! Il bello educa al buono, ne è una tappa fondamentale.

Come si può aver fede in un progresso morale dell’umanità, davanti a un’immagine del genere?


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Minima et immoralia

apparso su Asinus Novus

Si dice che Adorno non fosse un tipo simpatico. Mentre Horkheimer, l’amico e fratello, nonché co-autore di quel miracolo a quattro mani che è la Dialettica dell’illuminismo, era noto per le sue maniere gentili e la affabilità, Theodor passava per l’intellettuale snob, capriccioso e inconciliante. «Il tipo d’uomo che ad un pranzo tra amici non vorresti ti sedesse vicino», disse una volta un mio vecchio professore di estetica, nel tentativo di smussare la mia adorazione da neofita. Ma suppongo fosse in grado di infastidire anche dall’altro capo della tavola. Continua a leggere