Madre coraggio

Il 12 settembre, a Panicale, due giovani agricoltori sono rimasti feriti da una vacca. Li ha travolti mentre erano intenti a marchiare a fuoco il suo vitellino, al suo primo gemito. Ho letto la notizia ad alta voce, perché anche mio fratello sentisse. «Ha fatto bene», ha risposto, ridacchiando. «Ha fatto la madre», ho replicato io secca, senza pensarci. Siamo rimasti in silenzio qualche secondo, e lui ha abbassato gli occhi, credo vergognandosi. Allora io mi sono dispiaciuta di averlo costretto in quella situazione, e ho aggiunto, sorridendo: «Madre coraggio». Avevamo nominato Brecht, quel pomeriggio.
Non so perché le ribellioni di animali risultino divertenti, di primo acchito. Si rimprovera agli animalisti di vivere in un fatato universo Disney, ma poi si reagisce a quelli che sono veri e propri atti di insubordinazione con un risolino di sorpresa, come se i simpatici protagonisti di Mucche alla riscossa e Galline in fuga si fossero materializzati a due passi appena, fuori dal tepore del salotto dove si guardano i film. Se si realizzasse che sono corpi reali, quelli che fuggono, caricano, insorgono, ci sarebbe da piangere sul serio. Un vitello è un cucciolo. A gennaio, a Prato, a Piazza Mercatale, ne è stato abbattuto uno (abbattuto, mai una volta che scrivano ucciso), scappato dal suo allevamento. Era «come inferocito», hanno spiegato gli agenti. Come inferocito. Dio santo, avrà morso, scalciato e scalpitato e cercato disperatamente la madre; questo fa un bambino spaventato: frigna. E non crediate il paragone sia inopportuno. Siamo darwiniani. Mammiferi noi, mammiferi loro: la differenza non è poi tanto eclatante, a quell’età, e sicuramente meno eclatante di quanto ci piace pensare. Mi torna alla mente Timothy Pachirat, che spiega come in America gli animali che fuggono dal macello abbiano due possibilità: finire accoppati il più presto possibile o diventare celebrità. Entrambe le opzioni servono a non turbare il consumatore, sono metodi per neutralizzare la minaccia rappresentata da questi momenti di rottura nella routine di un sistema di uccisione altrimenti automatizzato e normalizzato. Ma è così dappertutto. L’anno scorso, in Northamptonshire, Randy (letteralmente: Libidinoso), il montone che scampò al mattatoio saltando una staccionata e ingravidò, nella sua fuga rocambolesca, oltre 30 pecore, fu dichiarato immacellabile. Da noi la mucca Teresa – mitica – , quella che se la svignò dal suo allevamento e cercò con tutte le sue forze di attraversare lo stretto di Messina a nuoto, fu soccorsa ed ebbe salva la vita: chi vuole farle un saluto, può prendere contatto con la fattoria che la ospita, a Mili. La stessa gente che paga perché questi animali vengano ammazzati e gradisce si dica abbattuti, si affeziona a queste storielle, le trova buffe e avvincenti. A me invece commuovono, commuovono sempre. Come mi commuove la rivolta di ogni oppresso.

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20 risposte a “Madre coraggio

  1. Tu e tuo fratello parlate di Brecht tutto il pomeriggio?

    • Devo prepararlo per un esame che ho scelto oggi di dare e gli ho spiegato perché Adorno non aveva piacere Benjamin se ne fosse infatuato. Parliamo un sacco io e lui. Ne ho anche un altro, che però non si interessa: è l’unico che ha un lavoro stabile, in effetti.

    • Serissima.
      James Knowlson, “Samuel Beckett. Una vita”, Einaudi 2011, p. 565 (riportando le parole di Siegfried Unseld in un discorso al Second International Beckett Symposium dell’Aja, 8 aprile 1992): “Adorno si fece immediatamente un’idea sull’etimologia,la filosofia e il significato dei nomi di Beckett. Egli insisteva che «Hamm» [in Finale di partita] deriva da «Hamlet». A partire da questa cosa aveva elaborato tutta una sua teoria. Beckett disse: «Mi dispiace, professore, ma non ho mai pensato ad Amleto quando ho inventato questo nome». Ma Adorno insisteva e Beckett si arrabbiò un poco… La sera Adorno cominciò il suo discorso e chiaramente segnalò la derivazione di «Hamm» da «Hamlet» (aggiungendo che «Clov» era un «clown» storpiato). Beckett ascoltò con molta pazienza, poi bisbigliò al mio orecchio – me lo disse in tedesco, ma lo tradurrò in inglese – «è questo il progresso delle scienze che i professori ottengono attraverso i loro errori!».

    • ahahahhahha
      Me fai morì 😀
      In effetti è quello che ho pensato pure io, eh… (cioè, intendiamoci, sarebbe ammirevolissimo).

    • @ Sdrammaturgo:
      gimme a Brecht, insomma…

  2. Vabbè, il commento sopra era in risposta a Claudio quando ha chiesto: “tu e tuo fratello parlate di Brecht tutto il pomeriggio?.

    Io comunque adoro parlare di letteratura (o cinema, arte ecc.), i discorsi generalisti mi annoiano, a meno che non siamo illuminanti, ossia penso che si possano fare osservazioni acute ed intelligenti anche sul quotidiano più banale, ma… appunto, bisogna saperle fare.
    Sono anche una che cita spetto romanzi e film o altro, però ci terrei tanto a spiegare che non lo faccio mai per ostentare che ho letto quello e quell’altro, ma solo perché mi viene naturale per esprimermi, per spiegare i concetti: diciamo che nella mia povertà di idee ed immagini, uso i film ed i libri per rendere ciò che altrimenti non saprei, li uso come ancora di salvataggio insomma. Spesso però mi rendo conto che posso risultare assurda. Tipo quella volta che citai Gogol ad una tavolata di persone che al massimo potevano aver letto un libro e mezzo fra tutti nel corso della loro vita e cadde un silenzio di tomba. Io però lo faccio spontaneamente, ecco, in maniera molto naif anche.

    Sapevo di quello scambio tra Adorno e Beckett, credo che potrebbe aver ispirato la famosa scena di Io e Annie in fila al cinema

    • Siete tutti quanti delle bruttissime persone. Io scrivo questo pezzo tutta piena d’ispirazione, e voi mi pigliate pe’ il culo con ‘sta storia di Brecht. Ora lo levo, quel “tutto il pomeriggio”.

      • Siamo brutti e cattivi. 😉
        E comunque invece volevo dire che il tuo post è bellissimo, purtroppo è verissimo che il corpo animale non viene mai realmente considerato nella sua unicità, concretezza, meraviglia di vivente senziente: o è rimosso totalmente oppure viene considerato alla stregua di un personaggio da cartone animato.
        Nessuno pensa mai al vitellino ed alla mucca come a un figlio con la madre. Nessuno si sofferma mai su quel dolore lacerante della separazione che sono costretti a subire.
        Secondo me lo potresti mettere pure su Asinus.

      • Grazie. Mi sembrate più cattivi che brutti 😉

        Mi pare un po’ troppo intimista per Asinus, mi vergogno (e poi bene o male i “nostri” lettori lo hanno già visto: sarebbe solo una ripetizione).

      • La mia è una missione: distruggere ogni momento di poesia nel mondo.
        Una mia ex mi ci ha lasciato per questo.

        “Che bello stare abbracciati qui nel letto mentre fuori piove”
        “Pensa i barboni quanto sono incazzati”

  3. Ma davvero hai tolto la frase? 😀
    Maddai, era bellissimo quel… tutto il pomeriggio.
    Ma noi ti prendiamo in giro per simpatia, perché ti vogliamo bene, eh…

  4. : (

    presso amici ahahaahaha

  5. Pingback: Resistenza Animale | Mangiar Fiori

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