Archivi categoria: Animalia

Lode ai pupazzi di Banksy, che ci insegnano il valore della distanza

apparso su Asinus Novus

Per studiar minuziosamente un grottesco, per prolungar freddamente un’ironia, bisogna avere un sentimento continuo di tristezza e di collera
(L. Pirandello)



Brooklyn, 11/10/2013. Urla, mugolii, lamenti. Pianti disperati e richieste di giustizia («Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia», Plutarco). Un camion di bestie dirette al mattatoio si aggira per le strade di New York City: scene di ordinaria violenza, lampante e disconosciuta come sempre. Se non fosse che i musi che fanno capolino tra le fessure strette dei rimorchi sono di animali peluche (mucche, maiali, galline, pecore di peluche).

L’azione dell’artista anonimo Banksy è un autentico gioiello di umorismo, esente da ogni intento pedagogico e perciò tanto più efficace. Qualcuno insiste già sulla trovata pubblicitaria: tanto probabile quanto ininfluente. Non si ride su queste cose, tuona qualcun altro. Oh, si ride eccome, invece. Si ride per quel che Pirandello definiva «sentimento del contrario»: gli animaletti di pupazzo che chiamiamo «coi più teneri nomi ed insensati» (A. M. Carpi) e stringiamo tra le braccia durante tutta la nostra infanzia (e oltre? Cosa sono i nostri pets se non peluches in carne ed ossa?), non finiscono macellati. No, loro no, in effetti; e qui l’umorista porta a termine il suo compito. Senza dita puntate, senza immagini truculente e senza frasi collaudate che non impressionano più nessuno: ma lo assuefanno.

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Vita da cavie. Intervista a Roberto Marchesini sul “benessere” degli animali da laboratorio

Asinus Novus

a cura di Jacopo Sabatini e Serena Contardi

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In un tempo come questo, nel quale si fa un gran parlare di sperimentazione animale, ci pare ai molti sfugga un punto centrale. Preoccupati di stabilire dell’utilità o dell’inutilità scientifica della sperimentazione, nonché della sua difendibilità o indifendibilità etica, ci si dimentica di quelli che rimangono, loro malgrado, i veri protagonisti del dibattere: gli animali da laboratorio, a cui ogni giorno viene estorta la vita. Secondo i sostenitori della sperimentazione, le norme sul benessere animale garantirebbero un’esistenza più che dignitosa alle cavie, mentre gli animalisti si allucchettano nei laboratori paragonando sperimentazione e tortura. Ma come stanno realmente le cose? Abbiamo contattato l’etologo e zooantropologo Roberto Marchesini, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Gli animali più utilizzati nei laboratori europei sono topi e ratti. Se per molte persone è facile comprendere quale sia la sofferenza che cani e gatti patiscono dalla reclusione e dalle sperimentazioni a cui sono sottoposti, più difficile è probabilmente immaginare ciò che può provare un topo o un ratto stabulato. Quali sono le intelligenze e le abilità caratteristiche dei topi e dei ratti? Quali le loro esigenze etologiche e fisiologiche?

Innanzitutto si tratta di animali dal comportamento sociale molto complesso, che pertanto sono abituati a vivere in gruppi che si organizzano sulla base di ruoli e di sistemiche relazionali che ovviamente richiedono una condizione di libertà nella scelta del gruppo e nell’espressione sociale. La separazione in gabbie singole o l’accatastamento in gruppi indefiniti provoca uno stress sociale altissimo che può sfociare in episodi di aggressività intraspecifica, automutilazioni, alterazioni del profilo endocrino e immunitario. Questo determina gravi alterazioni del metabolismo e del bioritmo che se non si traducono in manifestazioni cliniche non è perché non vi siano fenomeni di disfunzionalità interna ma solo per la breve vita di questi animali. Continua a leggere

Violino

Per ogni individuo c’è un archetipo nella fiaba, basta cercarlo con sufficiente pazienza…nella fiaba, non nella favola, scrive, o almeno così traduce Solmi: e torna alla mente quella differenza che si faceva fatica a memorizzare sul libro di antologia delle medie, quando la voglia di studiare era scarsa, ma di certo non mancava l’inventiva. Per ogni individuo c’è un archetipo nella favola, avrebbe dovuto scrivere, o nemmeno sarebbe bastato: per ogni individuo c’è un archetipo nel regno animalia.
Antonio non sopporta le feste e i cocktail parties perché i corteggiamenti gli ricordano scene di predazione. Quando mi hai avvertita che ti saresti voltata, ti ho detto che eri un animale carnivoro. «Sì». «Allora mi fingerò morta», ho fatto io, e tu hai riso e hai continuato, e io ho pensato che non volevo altro che essere divorata. Paralizza le sue vittime, il veleno di Loxosceles rufescens? O le induce all’euforia, così che esse desiderino di venire mangiate, e non si muovano di un passo? Digerite vive, questo fa il morso del violino: prima ancora che le inghiotta, inondate dei suoi succhi gastrici. Ma io ho pianto, e tu sei ancora qui. Lo sanno gli entomatologi che gli aracnidi nutrono sentimenti di zoofilia?

Madoqua

Madoqua. Madoqua o dik-dik. Quattro specie. Madoqua guentheri, Madoqua kirkii, Madoqua piacentinii (dik-dik argentato), Madoqua saltiana. Animali piccoli – cinque chili al massimo – , piccole antilopi africane. Gli occhi laterali, spaventati di erbivori non sono riscattati dalla grazia dell’impala: sembra che a muoverli sia soltanto la paura. Dik dik, il verso che emettono quando sono impietriti dal terrore, dà loro anche il nome. Predati dall’alto, dal basso, pasto di aquile, leoni, sciacalli, caracal, varani, pitoni. Un’esistenza sulla difensiva. Si nutrono solo dopo il tramonto, o prima dell’alba. Monogami. Sui testi di etologia, si legge “per necessità”: il partner è l’alleato numero uno nella quotidiana lotta per la sopravvivenza. Un’esistenza sulla difensiva, in due. Morto il compagno, si lasciano morire di stenti.