Diario di una diva – gli animalisti e la sindrome di Stoccolma

Questo potrebbe essere un post sarcasticamente sovraccaricato. Io mi divertirei moltissimo a scriverlo, e forse qualcuno di voi sorriderebbe nel leggerlo: ma sarebbe troppo facile. Sarebbe troppo facile e io ciò che avevo da dire su Mr. Gary Yourofsky (Gary Gaga, come lo ha battezzato l’Anton) l’ho fatto per tempo, dunque mi limiterò a riferire i fatti così come si sono verificati, e ognuno si farà da sé la propria idea.

Come tutti saprete, Gary Yourofsky è stato invitato a tenere una serie di conferenze in Italia circa la scelta vegana: il volo e la permanenza nel bel paese gli sono stati interamente pagati dagli attivisti con offerte e cene benefit. Avrebbe dovuto parlare a Faenza, Bolzano, Udine, Bologna, Rovigo, Firenze e Latina. Dico avrebbe dovuto perché, di fatto, non ha rispettato nessuno tra gli impegni presi. Un resoconto di quanto è successo a Faenza si può trovare qui. Per i pigri: Gary si presenta notevolmente in ritardo, dopo pochi minuti dall’inizio del suo discorso mostra di non apprezzare la traduzione consecutiva e lamenta la presenza di troppi vegani, quindi abbandona la platea. Gli organizzatori tentano di convincerlo a riprendere, e con loro la moglie Erika: gli si propone di continuare senza le interruzioni necessarie alla traduzione, ma niente da fare. La moglie si scusa coi presenti e scoppia in lacrime. Fine della serata. Il giorno successivo, viene reso noto che l’intero tour italiano è annullato.

Come prevedibile, alcuni “fan” delusi gli scrivono per contestarlo. Traduco la mail standard con cui Gary risponde loro:

Volerò a casa lunedì. NESSUNO che capiva la mia lingua, e viceversa. L’intero evento e l’intero viaggio erano qualcosa di STUPIDO. Gli Italiani hanno bisogno di trovare un attivista ITALIANO che parli in favore degli animali. Ho 225 lezioni da fare in America ogni anno per una folla di persone che mi comprendono. E l’80% dei presenti erano comunque vegan. Io NON parlo ai vegani. Io parlo solo a chi mangia carne.
Personalmente ho convertito più di 100.000 vegani. NESSUNO salva più animali di me. Quindi è inutile che cerchiate di farmi sentire in colpa. Non sono mai stato coinvolto in niente di più stupido di questo viaggio in Italia. Questa è la cosa più stupida che potrebbe venirmi in mente: un docente di lingua inglese che parla ad un uditorio di lingua italiana. Diverse persone mi hanno spinto a fare questo, e io sono colpevole di aver accettato, ma avevo detto in anticipo che sarebbe stato un disastro. E lo è stato. Lo è. E non metterò mai più piede in un altro paese di lingua NON inglese per fare attivismo. Ho un sacco di lavoro da fare in America.

Ma non è finita qui. Un’attivista italiana, ferita e offesa dalle parole sel suo (ex) paladino, osa replicare. Così (traduco):

Chi cazzo ti ha detto che l’Italia è un paese che non parla inglese? Chi cazzo è mai arrivato ad una conclusione del genere? Ci sono PARECCHI italiani che sanno parlare inglese!! Parecchie persone ti apprezzano ed ecco perché erano a lì a sentire! E sono piuttosto sicura fossero lì con persone che mangiano carne, amici, parenti o conoscenti, naturalmente!
Lasciando perdere Faenza, perché non Firenze o Bologna? Avresti parlato in una università, piena di diversi tipi di persone.
Io davvero non capisco la tua rabbia contro di noi.
Se decidi di evitare i paesi non di lingua inglese, devi accettare che stai in parte fallendo nella tua ambizione.
“Nessuno salva più animali di me”…Io sarei un po’ più umile. Una conferenza è una conferenza, che può scioccare o no, una scelta (diventare vegan) è un passo ulteriore, che temo non sia ancora stato fatto praticamente da nessuno.
Se fossi in te, riconsidererei l’intero accaduto.
Mi piacerebbe tu rispondessi.
Buona vita.

Contro-risposta di Gary (traduco):

Rabbia? Rabbia dici? Rileggiti le due velenose mail che mi hai mandato.
Io non sono tuo padre quindi evita di rivolgerti a me con questo disprezzo. Le tue tirate sboccate conservale per la tua famiglia.
Sono stato presentato a più di 30 persone negli ultimi 3 giorni e solo 5 di esse parlavano inglese. Ed ogni evento tranne uno aveva un traduttore in programma. Se questo non è un paese che non parla inglese, perché assumete traduttori? Si può dire che l’Italia non sia un paese di lingua italiana? Devi fumarti roba molto buona.
E al diavolo l’umiltà. La verità è la verità. E la verità ti fa molto male in questo caso, vero? La verità è che tu non hai mai fatto un accidenti di niente per rendere questo mondo un posto migliore. Fammi sapere quando tu hai convinto tre persone a diventare vegan e io camminerò in punta di piedi sui tulipani nudo come il giorno in cui sono nato, tu che che non hai mai fatto niente di buono, invidiosa psicopatica.
Non disturbarti a scrivermi di nuovo. Le tue mail verranno cestinate senza nemmeno essere lette.
Falla finita.

Bene, direi che non è il caso di aggiungere altro. Perché parlo di sindrome di Stoccolma? Vi inviterei a leggere la pagina dedicata al suo ciclo di conferenze in Italia, dove fra l’altro potete trovare i testi originali delle mail (nel caso non vi fidiate della mia traduzione). Ci sono animalisti che difendono Gary e incolpano l’Italia e l’organizzazione, o insistono si cessi di criticarlo e si empatizzi con lui, povero animo delicato travolto da un successo che non aveva chiesto e noi gli abbiamo colpevolmente montato attorno. Alle date dove non si presenterà, proietteranno il video di una sua conferenza in Israele, tradotta. Uno fra gli organizzatori mi insegue per il web asserendo che noi di Asinus saremmo come gli “avvoltoi che altro non aspettavano che la morte dell’animale per scagliarsi contro di lui e farlo a brandelli” e spunteremmo “come funghi dopo la tempesta”. No, caro, noi la tempesta l’avevamo proprio annunciata, e con largo anticipo. Ignoro quali siano i motivi di questa genuflessione incondizionata alla più isterica fra le dive internazionali del veganismo: certo è che ci sarà da rifletterci sopra.

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30 risposte a “Diario di una diva – gli animalisti e la sindrome di Stoccolma

  1. Ma poi che discorso è quello di rifiutarsi di parlare ad una platea che non conosce perfettamente l’inglese? Vorrei ricordare che il mese scorso un altro attivista americano ha parlato in Italia con traduttrice al fianco e non mi pare che sia stato un problema.
    OK, posso comprendere che lo sia stato per lui (non mi sono mai trovata in una situazione del genere quindi non so cosa si provi, se si perde il filo del discorso ecc.), ma c’è modo e modo di annullare un evento (tanto più che gli avrebbero permesso di proseguire in inglese, senza traduttrice), e soprattutto di rispondere ai “fans”.
    Soprattutto, se anche uno si rende conto di aver commesso un errore nel partecipare all’evento, non si tira indietro in questa maniera, si cerca di fare del proprio meglio, cercando di tirarne fuori qualcosa di buono. Invece si è arreso dopo dieci minuti. Nemmeno ci ha provato.
    E poi chi si crede di essere? Ma che ne sa lui di quello che fa la gente, quanti animali salva o meno? Ma pensa di essere Dio?
    Comunque Serena, posso darti un consiglio spassionato? Non ci perdere più tempo, i fatti hanno ampliamente dimostrato che l’analisi del personaggio che tu facesti tempo fa era azzeccatissima. Ormai ogni parola è superflua. 🙂
    Un abbraccio.

    • Rita, io avrei lasciato perdere, ma cancellano le pagine dove si leggono le mail di Yourofsky e scrivono abbia avuto problemi personali, poi vengono su Asinus (sia fb che blog), e insistono siamo come squali e ce la stiamo prendendo con una povera vittima. Quando è troppo è troppo.

  2. Bravo Gary, torna a casa, hai tante cose da fare là.
    Adesso so che se voglio parlare a qualcuno dell’essere vegan è meglio se non faccio più il tuo nome.
    Però uscire a chiedere scusa potevi farlo, nessuno ti avrebbe mangiato, erano tutti vegan.
    Fatemi sapere quando l’attivista italiana che gli ha risposto (quell’invidiosa psicopatica che non ha mai fatto nulla di buono, per intenderci) avrà convinto tre persone a diventare vegane: porto io i tulipani.
    Ciao

  3. ciao Serena, c’è davvero molto da riflettere, direi intanto che da questo episodio emerge l’ansia di un movimento perduto che sta cercando affannosamente un suo leader, come sarebbe giusto, ma concentrare avventatamente tutte le nostre speranze su un personaggio reso famoso da un video è molto rischioso, forse dovremmo scegliere meglio il nostro leader, se davvero ne avremo bisogno e se davvero ci sarà mai.

    • “un movimento perduto che sta cercando affannosamente un suo leader”

      Spero che non succeda mai.
      Accettabile un leader come, ehm, un Gesù Cristo (con tutti i rischi che la cosa comporta),
      ma cadere nelle mani di un leader o di un partito politico sarebbe funesto.
      Conosco da pochi anni il movimento animalista e antispecista.
      Da quel poco che capisco, c’è il rischio che vada a finire in mano a qualche furbo pescatore di voti.

      • No, non lo permetteremo Pasquale. Il rischio c’è, ma noi vogliamo anche i risultati. Una volta smascherato il pescatore di voti di turno, la volta successiva nessuno lo voterebbe più. D’altronde però allearsi con forze politiche che hanno un potere parlamentare mi sembra un percorso obbligato per arrivare a qualche risultato, per far approvare leggi ed abrogarne altre. Tieni presente che per una massa enome di persone la coscienza muta col mutare delle leggi e dei costumi. Finché la legge permette il massacro di animali, questa massa lo riterrà automaticamente anche giusto. Qualora cominciassero a venire approvate leggi abrogative (che so, penso anche a piccoli passi come il divieto dell’uso di animali nei circhi, la caccia), consequenzialmente, dopo un po’ di tempo, diventa “normale” cominciare ad entrare in una determinata ottica di idee per cui la caccia comincia ad essere considerata un abominio ecc. ecc..
        Non ci vuole un leader, ci vuole un movimento serio, più forte, coordinato nelle strategie e nelle richieste da fare alla comunità tutta.
        Sono ottimista? 🙂

    • Ce l’abbiamo un leader. Anzi, abbiamo migliaia, miliardi di leader. I nostri leader sono tutti gli animali che stanno soffrendo in questo momento. Sono loro a guidarci, a motivare le nostre azioni e proteste. Solo loro. Io ascolto le loro grida e sono il massimo dell’incitamento che potrei avere per proseguire nella lotta per la liberazione animale.

      Sì, lo so, sono un po’ enfatica, ma è vero. 🙂

    • Ansia di un movimento perduto che sta cercando affannosamente un suo leader?
      Mah… io non esagererei… personalmente ero andato là anche sperando di sentire discorsi intelligenti da parte di uno che è famoso in tutto il mondo ma così non è stato… pazienza! Non mi sento perso nè affannato per questo, ma proprio per niente. Forse perchè non mi sento parte di alcun movimento.
      Sono da poco vegan perchè preferisco mangiare qualcosa e non qualcuno, perchè mi fa stare meglio in tutti i sensi, fine della faccenda. Credo che questo spiegherò a chi mi chiede perchè, senza bisogno di mandarlo a vedere “il miglior discorso ecc ecc” come ho rischiato di fare, così non rischio proprio di passare per uno che appartiene a qualche movimento. Che mi sembra sempre più una cosa mooolto pericolosa. Non mi affido più a parole di chi non conosco bene, ho le mie motivazioni, tanto basta.
      ciao

  4. Trovare un leader fra quattro gatti di vegani che non rappresentano che l’1% della popolazione Italiana e che passano il tempo a criticare l’operato di questa o quella associazione vegan???? Ma quando mai?!

    • Questo è ingeneroso Roberto.
      Non conosco tutti i vegani, ma ne conosco molti ormai (me compresa) e ti assicuro che passano il proprio tempo a recuperare questo o quell’altro animale, ad informare, a sensibilizzare, ad organizzare questo e quel progetto per far crescere il movimento sempre di più e portarlo fuori dalla nicchia nella quale è attualmente rinchiuso.
      Certo, si litiga anche, segno pure di vitalità, eh. Non tutte le polemiche sono inutili, ci sono anche polemiche che servono per mettersi in discussione e crescere.
      Il signor Gary ha fatto una figuraccia, dopo che già aveva rilasciato dichiarazioni quanto meno imbarazzanti per chi si definisce uno che fa del bene al mondo. Prendiamone atto.
      O dobbiamo necessariamente ammirare tutti solo perché vegan? Esistono anche vegan stronzi, eh.

      • Che poi vegan non è sinonimo di attivismo, né di interesse necessario per la liberazione animale.
        Insomma, a tanti vegan o associazioni vegan importa solo della scelta come fine, una volta divenuti tali, ossia vegan, pensano che la questione sia chiusa lì, che poi gli animali si libereranno da soli. Sinceramente questa non è la tipologia di vegan in cui mi riconosco. Preferisco definirmi antispecista infatti. L’essere divenuta vegana è stata una conseguenza del mio antispecismo.

      • Ciao,
        parto dallo spunto di Roberto: è tipico di tante piccole associazioni (non parliamo dei partiti…) che in teoria la pensano simile litigare sul cavillo o sulla sfumatura etica… ma (primo) direi che bisogna guardare altrove.
        D’altra parte (secondo) non credo che perchè i vegani siano solo l’1% non possano rappresentare una minaccia.
        Sapete perchè faccio queste due considerazioni? Leggetevi questo articolo in prima pagina sul periodico dell’ANMVI, non rodetevi il fegato ed avrete la risposta.

        http://www.professioneveterinaria.it/archivio-annuale.html?view=pubblicazione&id=431

        dovrebbe essere di libero accesso ed è pure scaricabile (fatelo pure girare), buon divertimento.

        Ciao

  5. @Michele, sono la ragazza che ha ricevuto queste due mail da GY, lui sa una sega proprio, una mia amica ha deciso di diventare vegetariana e nel frattempo vuole eliminare anche i latticini, un’altra dice di aver eliminato la carne, il mio ragazzo non la compra praticamente più, nemmeno il pesce, insomma… io ogni giorno cerco di fare qualcosa, ma nemmeno posso arbitrariamente sfilare da sotto al naso le bistecche alla gente, ci vuole un pò di buon senso da parte nostra e di buon gusto da parte loro. Il vero gusto di vivere e LASCIAR vivere.

    • Ciao Anja, scusa se mi sono presa la libertà di tradurti: avrei messo il link alla pagina dove rendevi pubblico il testo delle mail, ma purtroppo è stata cancellata.

    • D’accordo con te,
      lui si vanta di centomila persone diventate vegane grazie a lui e dà della psicopatica a te? Alla luce di tutto, là in nordamerica dove lo conoscono meglio, chi può quantificare quanti curiosi si sono allontanati da una ricerca di maggior consapevolezza sulla sofferenza animale perchè di primo acchito hanno incontrato lui, che, come appare da altre sue esternazioni in certi contesti è piuttosto estremista? Io dico che ce n’è tanti, considerando poi che media ed istituzioni non sono certo dalla sua.
      Io come vegano non mi sento affatto estremista ed il messaggio che deve arrivare a chi mi chiede informazioni deve essere prima di tutto questo.
      Ci sono modi molto più sottili di perorare la causa degli animali (non uso animalista apposta) che Mr Yourofsky evidentemente ignora.
      La risposta che ti ha dato Yourofsky non mi piace per niente, personalmente prendo enormi distanze da un personaggio come lui.
      ciao

    • condivido Michele, stiamo qui a mirar il capello tra di noi, intanto gli animali vengono scannati… orsù sveglia please !!! guardiamo la luna e non il dito.

  6. Vai tranquilla. Apprezzo chi non ha paura di mostrare la verità.

  7. Bravo Michele, bisognerebbe secondo me essere prima di tutto un pò più elastici e “sereni” con se stessi, il resto vien da sè in maniera più fertile…in fondo attorno a noi c’è tanta gente curiosa, che con una battutina a cuor leggero e un paio di domande ci lasciano intendere che la questione del veganesimo (non parlo dell’antispecismo se no si va troppo lontani) non passa proprio inosservata… un pò come un aspirante psicoterapeuta, se vuole diventare tale, deve prima di tutto passare attraverso un periodo di autoanalisi, così anche chiunque voglia parlare in nome di una causa così grande come quella della liberazione animale, girando il mondo per parlare di realtà, che abbia la visibilità che si merita a patto di essere capace di portare rispetto all’interlocutore. E il rispetto è una virtù che o hai o non hai.

  8. Anche Steve Best è venuto in italia a fare delle conferenze, anche lui con un traduttore affianco, non mi pare si sia lamentato così, ma tant’è…

  9. Yourofsky ha ragione: per colpa del cattivo insegnamento della lingua inglese che c’è in Italia, io non riesco a capire bene le interviste a Stoya su Youtube.

  10. I relatori internazionali, a casa mia, sono trilingue. Questo vale per tutti, anche per gli anglofoni. Un anglofono che non parla una lingua neolatina è considerato limitato. Altrimenti si porta accanto il traduttore e va tranquillo così.

  11. bah, un fatto è sicuro : convincere dei vegani a non mangiare carne mi pare inutile.
    ed in effetti il tempo smarrito in tale esercizio poteva essere utilizzato per convincere dei carnivori a smettere di nutrirsi di cadaveri…
    anche un altro fatto è sicuro : perchè non c’è un leader italiano che parli ai carnivori ?
    poi se lui è antipatico, quello è un altro discorso.
    chi lo ha detto che i vegani per forza devono essere simpatici ?
    figuratevi che conosco dei vegani hitleriani, come potrei prendermela con Gary, (che di sicuro, almeno non è nazista!)
    next time, good time !

  12. Che palle che sei Serena! Ma che Gary non te lo ha dato che sei tanto arrabbiata con lui?
    Anja io so che la tua prima email a Gary è stata molto offensiva e che lui ti ha risposto a tono. Vero?

  13. Un fondo di verita’ nella problematica della lingua inglese in italia in verita’ c’e’.. Basta confrontare il livello della conoscenza gia’ alle scuole elementari italiane e straniere..in italia siamo indietro di un bel po’ ragazzi.questo e’ quanto !!

  14. ho sfogliasto la rivista veterinaria del link postato poco sopra, ma non ho capito cosa dovevo cercare…. qualcuno può gentilmente mitigare la mia inadeguatezza in merito>? grazie

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