Archivi categoria: Oro

A proposito di buonismi, cattivismi, e presunti pietismi cattolici…

LINCIAGGI FELICI

(di Antonio Volpe)

“Avvicinarsi al mostro, e chiedergli se ha bisogno d’aiuto”

A premessa della presentazione di questo caso, che andando a sommarsi a tanti altri casi simili – piccoli o grandi che siano, altrettanto inquietanti – comincia a fare paradigma e struttura, vorrei osservare che le discussioni sulla giustizia nel mondo animalista stanno, in generale, diventando sempre più difficili anche a causa di quel non argomento che ha però la stessa natura ed efficacia di un anatema e di una scomunica che è l’accusa, buona per ogni occasione e per ogni interlocutore, di buonismo. Similmente a quella, parallela e facilmente abbinabile, di politicamente corretto, l’accusa di buonismo si basa su un termine che non si sa più che significhi e che concetti veicoli: non è, come detto sopra, un argomento, e non è più – se mai lo è stato – un concetto o un insieme di concetti. Diventato puro segno senza significato, esso assume lo stesso ruolo di un oggetto sempre a portata di mano utilizzabile come arma impropria. A conti fatti, esso quindi un significato lo veicola, seppur non come segno linguistico, ma come oggetto che produce effetti: la violenza linciatoria da scatenare in assenza di argomenti per far precipitare il dialogo in rissa o, peggio, in picchiaggio. Un po’ come il classico posacenere o la bottiglia che si spaccano in testa all’interlocutore di una discussione che non si riesce più a reggere, ma in un mondo talmente designificato che non sa più che cosa siano un posacenere o una bottiglia e quale sarebbe il loro uso proprio. Continua a leggere

L’animale più pericoloso della Terra?

Tempo fa mi è stato chiesto di pubblicizzare sulla mia pagina facebook le iniziative del neonato sito Attenti all’uomo. Dopo un’attenta valutazione, ho pensato fosse meglio non farlo. Le iniziative che quel gruppo promuove sono certamente meritevoli, più o meno le stesse in cui sono impegnata anch’io, ma c’è qualcosa nel nome che si sono scelti che contraddice alle radici il senso di quello che faccio (quel poco che faccio). Se davvero l’uomo è l’animale più pericoloso della terra, se l’uomo, inteso come essere umano, come membro della specie, è fondamentalmente crudele – la vera bestia – , l’antispecismo dovrebbe, coerentemente, unirsi al movimento autoestinzionista, identificarsi con esso. Ma io credo che il VHEMT sia un’assoluta sciocchezza, una cosa folle e ridicola, e che la mistica di una specie umana corrotta e malvagia andrebbe decostruita, piuttosto che incoraggiata. Non è mai esistito un interesse comune degli esseri umani a mantenere in vita questo spaventoso sistema di sfruttamento del vivente, esso è sempre tornato a vantaggio di pochi. Che poi questi pochi ci infarciscano i loro racconti, e noi – animalisti e ambientalisti compresi – ce li beviamo pure, è un altro paio di maniche. Continua a leggere

Agli uomini che sanno piangere

Come la fine, anche l’origine della musica va oltre il regno delle intenzioni, ed è imparentata al gesto, strettamente affine al pianto. Il gesto dello sciogliere: la tensione della muscolatura facciale cede, quella tensione che, nel volgere il viso verso l’ambiente in vista dell’azione, lo isola al tempo stesso da questo. Musica e pianto schiudono le labbra e lasciano libero l’uomo che trattenevano… L’uomo che si lascia defluire in pianto e in una musica che non gli assomiglia più in nulla, lascia contemporaneamente rifluire in sé la corrente di ciò che egli non è e che aveva ristagnato dietro lo sbarramento del mondo degli oggetti concreti. Col suo pianto e il suo canto egli penetra nella realtà alienata.

(Th. W. Adorno)

Gli stalinisti della bistecca e della vivisezione

di Marco Maurizi

Il dibattito che si è aperto sulle pagine del Manifesto dopo l’articolo di Marco Dotti (“Quel difficile equilibrio tra ferocia e piaceri della vita”, 16/02/2012) è un caso senza precedenti in Italia e fa sperare che la cosiddetta “questione animale” inizi ad essere discussa con più serietà e costanza di quanto non accaduto finora. C’è da dire, tuttavia, che molto di ciò che Dotti ha scritto è ancora tremendamente al di sotto di un’attenzione seria al tema della sofferenza animale e, soprattutto, delle implicazioni tra liberazione umana e liberazione animale.
Anzitutto, infatti, è l’impostazione stessa del dibattito che appare insufficiente. Non si può limitare la questione animale ad un problema di “dieta”. Con questo non si vuol dire che il problema della carne non sia rilevante (chi scrive ha personalmente smesso di mangiarne dall’età di vent’anni), ma che se tutto viene ricondotto al problema del “cosa metto nel piatto” si è già operato una sostanziale neutralizzazione della rilevanza politica della questione animale. Sì, perché il destino degli animali non-umani riguarda da vicino la costituzione stessa dell’essere umano come zoon politikon: lemma che ha condannato gli animali non-umani ad una condizione di impoliticità, alla stregua di non-cittadini, reietti, schiavi, materia prima. Non a caso tutti gli umani che sono stati, nei secoli, esclusi dalla cittadinanza sono perciò stati marchiati con l’infamia di una condizione “bestiale”, “animalesca”, “disumana”. Il confine della polis è il confine dell’umano.
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