Archivi categoria: Queer

Il caso serio del Meluzzismo

apparso su Asinus Novus

Ci sono organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere
(Carlo Giovanardi)

Quando in una famiglia non c’è Dio al primo posto, niente è a posto
(Alessandro Meluzzi)



Non vorrei infierire. A difendere il circo con animali sono rimasti giusto Giovanardi, Meluzzi e Sgarbi: mi sembra una fine già abbastanza miserevole. Se scrivo, dunque, non è per confutare o cercare di confutare i ridicoli argomenti di Meluzzi (Dio favorevole; la foglia d’insalata che piange; la catena alimentare di cui narra al leoncino Simba il re degli animali, Mufasa…), quanto per mostrare il nesso che allaccia robusto le posizioni espresse dallo psichiatra in materia di animali a quelle sostenute in materia di… omosessuali. Non è uno scherzo. Il Meluzzismo sembra una filosofia retrograda, ciecamente conservatrice e bugiarda: in effetti lo è, e così diventa tema di una violenza estrema sull’umano. Meluzzi è, notoriamente, un estimatore di Joseph Nicolosi, ideatore delle cosiddette “teorie riparative”, che dovrebbero riconvertire gli omosessuali all’eterosessualità; esse non godono di alcun credito presso la comunità scientifica, ma sono molto seguite da diverse (pessime) associazioni religiose, tra cui ovviamente quella di Luca Di Tolve (il Luca della canzone di Povia, sì). Continua a leggere

Undoing species

Le critiche all’antropocentrismo hanno evidenziato che quando si parla di vita umana ci si riferisce a un essere che è al contempo umano e vivente, e che la gamma degli esseri viventi è superiore a quella umana. In un certo senso, il termine “vita umana” implica una complicata combinazione, dal momento che “umano” non qualifica semplicemente la “vita”, ma “vita” mette in relazione umano a ciò che non è umano e, tuttavia, vivente, collocando l’umano al centro di questa relazionalità. L’umano, per essere tale, deve relazionarsi a ciò che non è umano, a quello che sta al di fuori di sé, ma che, allo stesso tempo, rappresenta la sua continuazione in virtù di una interconnessione tra le forme di vita. Questo relazionarsi a ciò che è altro costituisce l’essere umano in quanto vivente, cosicché l’umano supera i propri confini nell’esatto istante in cui tenta di stabilirli.
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Ciao, Adrienne

Santa Cruz, 27 marzo 2012: muore Adrienne Rich, poetessa e saggista autrice di Compulsory Eterosexuality and Lesbian Existance, forse il primo lavoro di rilevanza nell’ambito delle teorie lesbiche, ai tempi della sua pubblicazione (1980) guardate con sospetto nello stesso ambiente femminista. Eh già, perché prima che le Radicalesbians si mettessero ad occupare i palchi delle femministe perbene con la celebre maglietta Lavander Menace (Lavanda pericolo pubblico), la “liberazione” era pensata a misura di moglie. Di moglie rispettata e amata, certo, ma pur sempre di moglie. Continua a leggere

Incontri ravvicinati con AGAPO

L’anno scorso, per la prima volta in Italia, l’Università degli Studi di Milano ha permesso al collettivo Gaystatale di organizzare un laboratorio di autoformazione da 3CFU che trattasse di omosessualità da un punto di vista giuridico, storico e filosofico. Forse ve lo ricorderete, Omosessualità, un mondo nel mondo: alcune illustri testate ci dedicarono titoli di favola, come “Frocismo Militante alla Statale di Milano”, e altre carinerie.
Ma c’è chi fece di più, e riuscì a scongiurare un principio di melancolia da ultima lezione allestendo per noi un comico siparietto: due cabarettisti di comprovata fama, un fiero cattolico e un’ex-lesbica guarita divenuta nel frattempo pastore protestante – devo tuttavia precisare che ‘ex-lesbica’ è parola mia: lei non ebbe l’ardire di pronunciare il termine sacrilego (forse che nominarlo avrebbe potuto ridestare istinti mai sopiti?) e preferì chiedermi se, come lei prima della conversione, io amassi le donne – ci consegnarono infatti, non appena lasciammo l’aula 6, un volantino redatto dall’AGAPO (Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali). Continua a leggere

Alcune considerazioni sulla presunta mancanza di virilità dei vegani

È singolare che sia io, una donna, a scrivere un’apologia del vegano maschio, ma forse è proprio la mia totale estraneità ai comici rituali di genere in cui gli uomini sembrano essere costantemente (talvolta febbrilmente) impegnati per guadagnarsi il riconoscimento della propria appartenenza al «sesso forte» che mi consente un’analisi schietta e disinibita.

Chi ha frequentato la comunità LGBT avrà certamente confidenza con il concetto di «passing»: il passing è lo sforzo compiuto da una persona trans per essere riconosciuta dagli altri come donna o come uomo, a seconda dell’identità che sente di incarnare, al di là del suo sesso di nascita. Continua a leggere

Un esercizio contro la stupidità: perché leggere Herculine Barbin

Nella chiusura di Dialettica dell’illuminismo compare un appunto non molto famoso, apparentemente – ma solo apparentemente – del tutto lontano dal tono e dall’intendimento del resto del libro. Deposte le armi del più sapiente dispositivo dialettico, Horkheimer e Adorno sembrano lasciarsi andare ad una discorsività incredibilmente essenziale, e il lettore, stupito, si trova d’improvviso coinvolto in uno svolgimento curioso ed emozionante. Vi si indaga «la genesi della stupidità». Se «il simbolo dell’intelligenza è l’antenna della chiocciola “dalla vista tastante”», questa «si ritira subito, davanti all’ostacolo, nella custodia protettiva del corpo, torna a fare una sola cosa col tutto, e solo con estrema cautela si avventura di bel nuovo come organo indipendente». Continua a leggere