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Nessuno tocchi Peppa pig: Aidaa, “gli animalisti” e il giornalismo nostrano

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«Se Cristo ritornasse al mondo, Egli – come è vero che io vivo – prenderebbe come bersaglio non i sommi Sacerdoti, ma i giornalisti». Quando Kierkegaard lanciava le sue (sacrosante) maledizioni contro i giornalisti del suo tempo, rei di elevare al rango di fatti degni di nota chiacchiere inutili e maliziose, non poteva immaginare che soltanto qualche secolo dopo i suoi odiati scribacchini sarebbero sembrati grandiosi cronisti del reale al confronto dei disgraziati colleghi loro successori. I giornalisti fannulloni di oggi non hanno neanche bisogno di prendersi l’incomodo di valutare in prima persona gli eventi, poiché attingono le “notizie” direttamente dai social network, notoriamente il luogo dove gli imbecilli in malafede sono più attivi e prolifici. Al pari delle loro degne fonti, essi non conoscono la differenza tra le grandi associazioni animaliste e quelle piccole, non sanno dove operano e come si muovono, di cosa si occupano, quali diversità le caratterizzano.
Forse la pessima nomea de “gli animalisti” li fa sentire tanto autorizzati a superarli in disonestà e sciatteria. Non si spiega altrimenti il tran tran mediatico attorno alla petizione di Aidaa contro Peppa Pig (con buona pace dei giornalisti creduloni, il Parlamento Europeo non ha ancora accolto nessuna mozione), fraintesa come iniziativa de “gli animalisti” quando Lorenzo Croce, presidente di Aidaa, è considerato da più parti ciò che potremmo definire un outsider, contestato da ENPA, LAV, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Le.I.D.A.A., OIPA e Save the dogs ma talmente aperto di vedute da istituire il primo Centro Studi Ufologico sugli Animali Extraterrestri nel nostro paese (altre sue divertenti imprese si possono leggere qui). Continua a leggere

Estremisti animalisti prendono le distanze da estremisti animalisti: di nuovo

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Sui due più noti social network è ormai virale lo screenshoot di un recente stato facebook di Caterina Simonsen, in cui la ragazza invita apertamente i carcerati a suicidarsi, «che il mondo senza di loro sarebbe solo un posto migliore». Così ci si scandalizza degli animalisti che setacciano senza sosta il suo profilo (pubblico) in cerca di qualche neo da diffondere, tacciandoli di pedanteria e inutile moralismo. Sono in parte d’accordo, ma questa accusa mi pare essa stessa gravida di quel male che vorrebbe denunciare. Perché è così ovunque, sono le regole dell’esposizione mediatica. Tanto più che, come sempre accade, l’attenzione morbosa degli Italiani non è stata diretta sull’argomento sperimentazione animale in sé, quanto sull’aberrazione umana de «gli animalisti» (universale generico) che si sono accaniti contro la povera fanciulla innocente: la bella e la bestia, un classico sempreverde.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e se l’offensiva contro il movimento antivivisezionista è stata condotta sulla squalificazione della persona dell’avversario (perché la fatwā ha investito tutti gli animalisti), di necessità la contromossa sarà pareggiata sullo stesso calibro. Triste, forse, quanto fisiologico: d’altronde, «gli animalisti» non hanno davvero grandi mezzi per difendersi dal poderoso colpo che questa volta è stato loro assestato. Sebbene non abbiano fatto altro che dissociarsi dalle parole degli aggressori, la narrazione dominante ha completamente passato sotto silenzio questi appelli, gettando piuttosto altra carne al fuoco: dopo Caterina è il turno di Lucia, malata di fibrosi cistica, respiratore e dito medio alzato racconta a Giornalettismo (testata non neutrale) le minacce ultimamente ricevute da «gli estremisti animalisti». Continua a leggere

Solidarietà a Caterina, ma non tutti i malati sono uguali

Il consumato comunicatore Matteo Renzi ha ragione: Caterina è bella. Questo è ciò che le ha conquistato la prima pagina dei quotidiani nazionali più letti, Caterina è ora una star. Sebbene il segretario del Partito Democratico intendesse probabilmente riferirsi alla sua «forza», a innamorarci tutti di lei è la sua giovane età, la sua gradevolezza. Certo non l’unico dei suoi meriti. Benché favorevole alla sperimentazione su animali, Caterina ha scelto come suoi affettuosi compagni di vita individui non umani (diverse fotografie la ritraggono abbracciata ad un cagnolino), è orgogliosamente vegetariana e si dichiara contraria alle pellicce (ragion per cui, con buona pace di Massimiliano Filippi, Federfauna è stata forse l’unica realtà anti-animalista a non poter agevolmente strumentalizzare questa vicenda). Le provocazioni e gli auguri di morte, dunque, offendono più di quel respiratore di plastica calato sul suo viso. Come offende essi vengano adoperati come rampino per squalificare un intero movimento, che per inciso in questi due giorni non ha fatto altro che dissociarsi pubblicamente dagli insulti rivolti a Caterina – basta una veloce ricerca sul web per rendersi conto della quantità di comunicati che sono stati stesi per prenderne le distanze.
Con o senza la sua volontà, Caterina è stata trasformata in una réclame vivente: la sua storia si presta. Naturalmente, non per tutti i malati è così. A riprova del fatto che nella nostra società gerarchica e quindi specista le gerarchizzazioni binarie si riproducono continuamente entro gli stessi confini di specie – ed entro gli stessi confini delle categorie deboli, quelle più facilmente animalizzate – , sta la circostanza che le provocazioni e gli auguri di morte hanno un peso molto diverso a seconda dei soggetti a cui vengono indirizzati. Continua a leggere

L’antispecismo censura Garattini?

apparso su Asinus Novus

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Gli eventi: alcune pagine animaliste, poi appoggiate da Valter Chiappini, consigliere del Comune di Sarzana e capogruppo del Movimento 5 Stelle, hanno promosso una mail bombing per chiedere al sindaco Alessio Cavarra e alla direzione del Festival della Mente di Sarzana di impedire a Silvio Garattini di tenere il suo intervento “Invecchiamento cerebrale: un’epidemia del terzo millennio” allo stesso Festival. Come specifica Chiappini, la contestazione non verte sul contenuto della conferenza, ma sul ruolo di Garattini, «capofila della sperimentazione animale in Italia».

Insomma a Silvio Garattini andrebbe cucita la bocca neanche per le parole che potrebbe pronunciare, ma perché è un noto sperimentatore: questo Chiappini afferma, e da questo credo sia necessario prendere le distanze.

Il problema sta nel voler cucire la bocca a qualcuno, ovviamente. Se si ritiene, come i creatori dell’evento No a Garattini ospite del Festival della Mente dicono di ritenere, che le pratiche difese da Garattini non abbiano alcuna legittimità scientifica oltre che etica, nulla vieta di smentire le sue dichiarazioni faziose dopo che le avrà eventualmente proferite. O di aspettare che lo facciano altri «Luminari nel campo della ricerca, soprattutto in campo oncologico», se ce ne sono.

Solitamente, simili tentativi di mettere perentoriamente a tacere qualcuno vengono percepiti all’esterno come veri e propri atti di censura (e anche chi scrive non è molto lontana dal pensarla in questa maniera), e per opinione comune il censore è tale perché manca di argomenti. Questo si vuol far passare, che agli animalisti – tutti – non rimanga altro che additare “mostri” davanti a cui sbavare di rabbia e di ribrezzo, perché gli riesce meglio che articolare un discorso?
Certo questo è quello che vogliono far passare i sostenitori più accaniti della sperimentazione animale, e bisogna ammettere che gliene si è fornita l’occasione su un piatto d’argento. Continua a leggere

Turlupiner. E così l’antispecismo si fece barzelletta

Forse all’interno del movimento animalista in pochi conoscono la differenza tra il concetto di ontico e quello di ontologico, e questo ovviamente può non essere un problema. Il problema è che, all’esterno, questa distinzione è perfettamente nota a chiunque abbia un’infarinatura benché minima di filosofia. Della risposta-video che Leonardo Caffo ha dato a Marco Maurizi, mi ha colpita particolarmente una frase, talmente strampalata da essermi parsa una provocazione, almeno in prima battuta. Non lo era. Commentando un articolo di Maurizi, critico nei confronti dell’antispecismo debole, Caffo ci dice:

Qui c’è qualcosa che io trovo delirante: «di fronte alla richiesta di indagine sull’ontico si corazza nelle certezze vuote dell’ontologia».
Ora, io la distizione tra ontico e ontologia, nonostante una laurea e un quasi dottorato, non la conosco.

Come si legge in un qualsiasi dizionario di filosofia, la coppia di categorie ontico/ontologico risale alla filosofia antica, e indica molto banalmente la differenza tra ciò che riguarda l’ente concreto, empirico (dal greco tό ὄν, «l’ente») e l’idea. Chi ha studiacchiato un po’ Platone ricorderà il motivo secondo cui il mondo delle idee sarebbe «più reale» del mero ente: stiamo proprio parlando di ambiti distinti e separati.
Né si deve pensare che questa contrapposizione sia morta insieme ai Greci. La differenza di significato tra ontico e ontologico, su cui insiste anche Husserl, è adottata e rielaborata dallo stesso Heidegger di Essere e tempo che Caffo cita ne Il Maiale non fa la rivoluzione. Continua a leggere

Che fine hanno fatto gli animali di Farmacologia? La vera storia dello “scoop” dei presunti maltrattamenti delle cavie

apparso su Asinus Novus

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Dei dodici milioni di animali utilizzati ogni anno nella sola Unione Europa per la sperimentazione biomedica, solo qualche centinaio sopravvivono ai laboratori: in Italia, associazioni meritorie come La collina dei conigli e Vitadacani si occupano di dare in adozione questi sparuti superstiti, e prendersene cura. In particolare, La collina dei conigli è realtà molto apprezzata dagli stessi sperimentatori che lavorano in vivo, tanto che dal 21 settembre 2012 è iniziato un progetto di recupero di animali dall’Istituto Mario Negri di Milano, appoggiato dal dott. Giuliano Grignaschi di Pro-Test Italia. Il sito della Onlus è ben architettato e mette a disposizione informazioni preziose per chi fosse interessato a offrire una nuova vita alle cavie, elencando brevemente alcune condizioni che devono essere rispettate perché l’adozione vada a buon fine. Ad esempio:

I topi maschi sono adottabili solo singolarmente, in quanto estremamente aggressivi nei confronti degli altri maschi.

Anche su Vitadatopi.net, altro sito dedicato al recupero di animali da laboratorio, si legge:

IMPORTANTE: mai mettere topi maschi nella stessa gabbia, neppure se nati assieme. Possono diventare aggressivi e uccidersi tra loro. La probabilità che questo accada è molto alta, specie per quelli che arrivano dai laboratori (è praticamente certo che accada). Le femmine invece possono vivere tranquillamente assieme.

Si tratta di una circostanza davvero curiosa, dunque, che fra le accorate preoccupazioni espresse da Pro-Test Italia circa l’attuale condizione degli animali sottratti agli stabulari di Farmacologia figuri l’assillo per l’isolamento cui i roditori sono stati sottoposti. Continua a leggere

Brevi precisazioni su diavoli, avvocature, AVS e AVE

Il 10 maggio 2013, dopo la mia consueta doccia mensile, scopro, nella mia casella mail, un invito inaspettato: quello del direttore di Prometeus Magazine, testata che si occupa di fare comunicazione sulle biotecnologie e che ha seguito da molto vicino la vicenda dell’occupazione dello stabulario di Milano, il quale mi domanda se mi interesserebbe scrivere un contributo per il suo sito. Lo scopo, coraggioso e forse anche un po’ folle, è quello di tentare di instaurare un dialogo tra ricercatori e animalisti. Siccome Ederle è gentile e, nonostante la nostra divergenza di vedute sulla SA, pure incredibilmente imparziale, accetto volentieri.

Come d’accordo, butto giù un pezzo che possa fungere da introduzione alle più comuni forme di animalismo, e glielo invio. Mi contesta l’eccessiva lunghezza dello scritto e preferisce spezzarlo in due, ma per il resto è soddisfatto e lo pubblica così com’è, scegliendo il titolo di Animalista e animalista.

I lettori sembrano apprezzare, così la settimana successiva esce anche la seconda parte, rivista alla luce dei commenti che ho ricevuto: Distanze.

Nonostante qualche critica piuttosto accesa, mi stupisco – e mi compiaccio – dello squisito clima di cordialità in cui si svolge il tutto. Fino a che, ieri, leggo questo delirio:

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¡Ay, caramba! Contatto immediatamente il direttore di Prometeus, facendo presente che, dovesse servire, potrei dimostrare in qualsiasi momento, documenti alla mano, che la disputa tra AVS e AVE non è un’invenzione mia per ingannare i lettori di Prometeus, ma una realtà ben nota a chiunque conosca un minimo l’ambiente animalista. In particolare, la rivista antispecista Liberazioni ha ospitato uno scontro storico tra Stefano Cagno, noto medico psichiatra AVS, e Massimo Filippi, neuroscienziato del San Raffaele di Milano, antispecista e convinto AVE, e lo stesso blog su cui scrivo, Asinus Novus, propone diversi interventi di AVE, come Leonardo Caffo, che criticano molto duramente l’AVS.

Attendo impazientemente risposta.

Arriva: “non gli darei troppo peso”.

Un mito.