Sull’arroganza atea

Il mio rapporto con dio è stato tanto breve quanto intenso. Sono nata in una famiglia cattolica, ho frequentato scuole cattoliche, tuttora mia zia prega perché io ritrovi la strada del cattolicesimo e guarisca dal mio ignobile ateismo. Vissi il sacramento della penitenza con un’angoscia che ancora oggi non sono in grado di restituire: ero convinta Gesù fosse ovunque, mi vedesse, e quindi sentivo di non poter mentire al sacerdote cui chiedevo l’assoluzione, o Lui l’avrebbe saputo, e la situazione della mia anima sarebbe peggiorata parecchio. Il senso di colpa attecchì in me con la stessa facilità della Robinia pseudoacacia, e a sette anni scongiurai mia madre di venire a confessarsi con me, ché era troppo tempo che non faceva la comunione e sicuramente aveva commesso qualche peccato mortale, di quelli che uccidono la grazia. Quando poi pensò di divorziare, la stimai perduta per sempre.
In terza elementare, smisi di credere a ciò che mi raccontavano le suore, presi anzi a odiarle con tutta me stessa e a contare i giorni che mi separavano dalla cresima, quando finalmente avrei potuto tirarmi fuori per sempre da quell’ambiente, divenuto insopportabile e disprezzato.
In prima media ero una perfetta disadattata. Ero una delle più brave a scuola, in compenso non sapevo stare al mondo. Già non avere indosso il mio grembiulino bianco mi sembrava qualcosa di compromettente e promiscuo, in più gli altri bambini e le altre bambine – quei selvaggi – non parevano farsi molte domande e profferivano ogni sorta di volgarità: erano fatti di un’altra pasta. Ci misi un po’, a imparare a vivere, e a distanza di anni posso confermare di non essere affatto sicura che l’apprendimento sia andato a buon fine.

Questo per dire: sì, so perché esiste l’anticlericalismo e che è giusto, in una certa misura, opporsi alle religioni. Anch’io, per un certo periodo di tempo, ho scritto e scritto contro suore e preti – “i pinguini” – , però poi mi sono come stancata. Non credo esistano meriti particolari, nell’ateismo. E non sono neppure sicura che abbiamo così ragione, noi atei. Non possiamo saperlo. Magari quelle cose esistono davvero, e noi siamo così presi da noi stessi da non riuscire a vederle. Chi lo sa. Per questo non riesco a capire l’atteggiamento di quelli che, pur avendo passato da un pezzo i diciassette, hanno ancora questo bisogno spasmodico di infierire sull’altrui senso del sacro o spiritualità. Salvo poi rifugiarsi in quella che definirei “La Bibbia di chi non crede nella Bibbia”, ovvero L’illusione di Dio di Richard Dawkins. O magari nei deliri di una Margherita Hack. Dalla padella alla brace. Anche l’UAAR, leggete alcuni interventi: sono perlopiù dei mentecatti.

Siamo così ridicolmente fieri del nostro ateismo, che tacciare gli altri di religiosità è diventata la massima forma di offesa. Gli anti-antispecisti, per confondere le acque e diffamare, non fanno altro che parlare di “religione antispecista”. Se questi sono gli atei, comincerò a prenderlo come un complimento. Ma sul serio. Nel frattempo, all’interno dell’antispecismo stesso, la fazione dei disillusi, quelli che si vietano ogni speranza e simpatizzano con l’autoestinzionismo, ridono di chiunque si adoperi per la fine dello sfruttamento, e insinuano sottilmente sia perso in un mondo immaginario tutto suo, come un povero idiota – o, per l’appunto, un religioso. La verità è che nemmeno questa strana lotta noi si può sapere come andrà a finire. Chi, proclamandosi realista, assume sia irrimediabilmente votata al fallimento, sta già sposando un assoluto, per quanto negativo: una fede da cui le sue parole e i suoi gesti possano trarre linfa vitale e senso. Io non ho così fiducia in me stessa, sono molto più modesta. Sono persuasa la “liberazione” abbia in effetti scarsissime possibilità di compiersi, ma giacché non solo non credo in dio, ma neppure penso di esserlo, non mi sento di bandire ogni dubbio. Sarebbe troppo facile e, paradossalmente, consolatorio. Anche qui, l’arroganza ateista si riversa nel suo opposto.

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8 risposte a “Sull’arroganza atea

  1. voce della mia voce che pensavo solitaria nel gridare al mondo la desolante tristezza della religione anticlericale e di tutte le forme derivate che si oppongono alla religione e mentre ripropongono tutte le storture che vorrebbero denunciare. E come scrivi bene, ragazza! è sempre un piacere leggerti. Secondo me anche se scrivessi di Belen e di calcio riusciresti a sedurre il lettore! 🙂

  2. A mio modestissimo avviso, giacché ho avuto un percorso per alcuni versi molto simile al tuo, nel senso che ho ricevuto un’educazione cattolica e vissuto tutta l’angoscia legata all’idea del peccato e al senso di colpa fino a liberarmene nell’età della consapevolezza (e sicuramente l’avere frequentato un liceo cattolico in realtà ha accelerato questo processo, nel senso che mi ha fatto vedere da vicino tutte le contraddizioni della religione), non è alla religioni in sé che bisogna guardar male, ma alla fede cieca nel dogmatismo assoluto, quella fede che rimarca e conferma se stessa anche a fronte della logica e delle dimostrazioni empiriche. Le persone malate di questo tipo di fede mi spaventano perché smettono di ragionare, di pensare ed abdicano alla propria capacità raziocinante.
    Sono d’accordo che l’ateismo può essere una forma di fede anch’essa (così come il credere in altro, la fede è un comportamento irrazionale che può trovare il proprio oggetto destinatario in qualsiasi cosa), però sostengo che non si debba mai smettere di denunciare quegli orrori che troppo spesso si sono commessi nel corso della Storia in nome di Dio. Anzi, no, non in nome di Dio, ma strumentalizzando il nome di Dio.
    Eh sì, perché in realtà sono proprio quei fedeli credenti che pensano di farsi strumento di Dio, a strumentalizzare invece Dio per i loro scopi, i più disparati, quali essi siano. Questa differenza mi sembra importante, ma pochi sembrano esserne consapevoli.
    Gli atei più rigorosi ed intransigenti in realtà più che negare Dio, credo vogliano semplicemente denunciare gli e(o)rrori scaturiti da questa credenza.

  3. Forse io non ho ragione, ma sicuramente loro hanno torto.

  4. E poi un momento, se vogliamo parlare di arroganza degli atei, parliamone pure. Ma almeno noi ci fermiamo qui. I credenti rigorosi ed intransigenti sono andati ben oltre, non serve ricordare le tante nefandezze compiute nella Storia ad opera delle religioni, no? Noi atei alla fine sul rogo non ci abbiamo mandato nessuno. Mentre invece, per esserci dichiarati atei, ci siamo finiti. 😉
    Quindi forse un po’ di arroganza è anche necessaria, a fronte di ciò che si deve difendere, ossia la libertà di pensiero. 😉

    • Trovo anch’io molti atei tendenzialmente arroganti e talvolta “religiosi” nel loro ateismo. E ho notato che chi non ha fede in alcun dio, spesso ha fede in altre cose la cui esistenza non è comunque verificabile.

      Lo Stato Pontificio fu per secoli un vero e proprio organismo politico, per cui credo sia normale che si comporti come tale. E laddove la Chiesa, per esercitare il suo potere, si appella a verità mistiche/spirituali/religiose non dimostrabili, le istituzioni non religiose si appellano spesso ad assiomi morali/ideologici/politici altrettanto indimostrabili.

  5. Olè!
    (informatico)

  6. Mi piace molto come scrivi. Proprio oggi pensavo di scrivere un articolo sullo stesso tema, e ho trovato il tuo appena sono tornato a casa. Credo che lo scriverò. Nel frattempo, dai uno sguardo a quest’altro mio articolo: http://quantafogna.wordpress.com/2015/01/09/il-rapporto-tra-stato-e-religioni/

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