Archivi tag: Jean Améry

Prurigine all’azione: talvolta, meglio grattare

apparso su Asinus Novus

Succede che esigenze giuste siano espresse dalle persone sbagliate, verità evidenti vengano pregiudicate da argomenti o esempi equivoci, buoni provvedimenti vadano a beneficio di immeritevoli. Di tali incongruenze e beffe è piena la storia del mondo e la vita di tutti i giorni.
(P. Bellocchio)

Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno giustiziati.
(P. Bellocchio)


Esco amareggiata dalla lettura del resoconto dell’amica Rita sul presidio contro il circo tenutosi di recente a Marino: amareggiata ma non stupita, piuttosto confermata nella mia generale amarezza. Devo dire che il circo con animali è uno degli spettacoli che più mi rattristano, perché ci vedo una quota di insensatezza superflua, e allo stesso tempo ho ben presente che non sarebbe un gran sacrificio per gli Italiani, rinunciarci: a molti il circo nemmeno interessa e, plausibilmente, chi prova una genuina curiosità nei confronti degli animali è perfettamente in grado di capire – e senza neppure interrogare i metodi di addestramento – che costringere un animale esotico in gabbia è un reato che colpisce, prima ancora che le specie in questione, lo stesso essere umano che dovrebbe trarne una qualche forma di godimento, che si esercita a sacrificare la bellezza al possesso, e si disabitua da ultimo a riconoscerla. Nonostante questa verità che mi pare clamorosamente evidente, Rita ci riferisce che genitori e vario parentado, accorsi sul posto con seguito di figli, figlioletti, amichetti e nipotini, ammettono candidamente la violenza del circo ma, nella stragrande maggioranza dei casi, se ne infischiano. Continua a leggere

Annunci

Per un’umanità che sappia piangere: olocausto e animali in Theodor W. Adorno

apparso su Asinus Novus

Come la fine, anche l’origine della musica va oltre il regno delle intenzioni, ed è imparentata al gesto, strettamente affine al pianto. Il gesto dello sciogliere: la tensione della muscolatura facciale cede, quella tensione che, nel volgere il viso verso l’ambiente in vista dell’azione, lo isola al tempo stesso da questo. Musica e pianto schiudono le labbra e lasciano libero l’uomo che trattenevano… L’uomo che si lascia defluire in pianto e in una musica che non gli assomiglia più in nulla, lascia contemporaneamente rifluire in sé la corrente di ciò che egli non è e che aveva ristagnato dietro lo sbarramento del mondo degli oggetti concreti. Col suo pianto e il suo canto egli penetra nella realtà alienata.
(Th. W. Adorno)

Una fra le cose più lampanti che il magistrale saggio di Susann Witt-Stahl esibisce, è che la PeTA, contro Adorno, dimostra quanto Adorno avesse ragione. Contro Adorno, perché con tutta probabilità la ‘citazione adorniana’ utilizzata dall’associazione per la campagna Holocaust on your plate è un falso [1]; che avesse ragione, perché, come Jean Améry intuì nel suo «saggio amaro e gelido» [2], presto anche le testimonianze dei sopravvissuti sarebbero state ridotte a merce: l’industria culturale non avrebbe risparmiato neppure Auschwitz dalla sua morsa. Continua a leggere