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Per un’umanità che sappia piangere: olocausto e animali in Theodor W. Adorno

apparso su Asinus Novus

Come la fine, anche l’origine della musica va oltre il regno delle intenzioni, ed è imparentata al gesto, strettamente affine al pianto. Il gesto dello sciogliere: la tensione della muscolatura facciale cede, quella tensione che, nel volgere il viso verso l’ambiente in vista dell’azione, lo isola al tempo stesso da questo. Musica e pianto schiudono le labbra e lasciano libero l’uomo che trattenevano… L’uomo che si lascia defluire in pianto e in una musica che non gli assomiglia più in nulla, lascia contemporaneamente rifluire in sé la corrente di ciò che egli non è e che aveva ristagnato dietro lo sbarramento del mondo degli oggetti concreti. Col suo pianto e il suo canto egli penetra nella realtà alienata.
(Th. W. Adorno)

Una fra le cose più lampanti che il magistrale saggio di Susann Witt-Stahl esibisce, è che la PeTA, contro Adorno, dimostra quanto Adorno avesse ragione. Contro Adorno, perché con tutta probabilità la ‘citazione adorniana’ utilizzata dall’associazione per la campagna Holocaust on your plate è un falso [1]; che avesse ragione, perché, come Jean Améry intuì nel suo «saggio amaro e gelido» [2], presto anche le testimonianze dei sopravvissuti sarebbero state ridotte a merce: l’industria culturale non avrebbe risparmiato neppure Auschwitz dalla sua morsa. Continua a leggere

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