L’antispecismo censura Garattini?

apparso su Asinus Novus

silvio_garattini

Gli eventi: alcune pagine animaliste, poi appoggiate da Valter Chiappini, consigliere del Comune di Sarzana e capogruppo del Movimento 5 Stelle, hanno promosso una mail bombing per chiedere al sindaco Alessio Cavarra e alla direzione del Festival della Mente di Sarzana di impedire a Silvio Garattini di tenere il suo intervento “Invecchiamento cerebrale: un’epidemia del terzo millennio” allo stesso Festival. Come specifica Chiappini, la contestazione non verte sul contenuto della conferenza, ma sul ruolo di Garattini, «capofila della sperimentazione animale in Italia».

Insomma a Silvio Garattini andrebbe cucita la bocca neanche per le parole che potrebbe pronunciare, ma perché è un noto sperimentatore: questo Chiappini afferma, e da questo credo sia necessario prendere le distanze.

Il problema sta nel voler cucire la bocca a qualcuno, ovviamente. Se si ritiene, come i creatori dell’evento No a Garattini ospite del Festival della Mente dicono di ritenere, che le pratiche difese da Garattini non abbiano alcuna legittimità scientifica oltre che etica, nulla vieta di smentire le sue dichiarazioni faziose dopo che le avrà eventualmente proferite. O di aspettare che lo facciano altri «Luminari nel campo della ricerca, soprattutto in campo oncologico», se ce ne sono.

Solitamente, simili tentativi di mettere perentoriamente a tacere qualcuno vengono percepiti all’esterno come veri e propri atti di censura (e anche chi scrive non è molto lontana dal pensarla in questa maniera), e per opinione comune il censore è tale perché manca di argomenti. Questo si vuol far passare, che agli animalisti – tutti – non rimanga altro che additare “mostri” davanti a cui sbavare di rabbia e di ribrezzo, perché gli riesce meglio che articolare un discorso?
Certo questo è quello che vogliono far passare i sostenitori più accaniti della sperimentazione animale, e bisogna ammettere che gliene si è fornita l’occasione su un piatto d’argento. Basta leggere quanto scrive Resistenza Razionalista sul suo sito, che vanta migliaia di condivisioni ed è persino citato da esponenti politici pro-sperimentazione animale come la radicale Maria Antonietta Coscioni:

L’antispecismo (corrente filosofica concepita per trasformare in dottrina “morale” la psicopatologia animalista, imponendone i dettami alla società), malgrado si spertichi nel professarsi (a parole) un movimento che estende l’antirazzismo alle specie, dimostra immancabilmente coi fatti di consistere in una subdola, ma non meno autentica, forma di razzismo.

Ovvero, qui la volontà di zittire Garattini sembra essere fatta discendere dagli assunti stessi dell’antispecismo, una forma di razzismo rivolta contro quegli umani che non li condividono. Non solo, l’animalismo in generale è indicato come una “psicopatologia”, e dunque gli animalisti sono diagnosticati come soggetti disturbati. Animalisti, antispecisti e antivivisezionisti sono considerati sinonimi, pur non essendolo, perché quel che importa martellare nella testa del lettore è l’idea elementare che si tratti di individui pericolosi e da evitare: il livellamento delle differenze – nominate dall’articolista stesso in altri suoi testi, quando gli conviene evidenziare l’incoerenza di chi si oppone alla sperimentazione animale pur mangiando carne – è funzionale alla veicolazione di uno stereotipo negativamente sovraccaricato che possa raggiungere un bacino di lettori il più possibile ampio.

Dato il livello penoso dello scritto, qualcuno potrebbe essere tentato di liquidarlo con una risata: perché in un paese dove il vicepresidente del senato può tranquillamente insultare una donna nera chiamandola “orango”, è evidente che ci si possa permettere di sottovalutare esternazioni di questo tipo.

Più sotto, l’antispecismo viene definito una “religione”, sfruttando l’allergia che una società sempre più laicista come la nostra nutre nei confronti di ogni fede immediatamente riconoscibile come tale. L’autore non è nuovo a questo tipo di manipolazioni, e in passato si è già mostrato quali tecniche retoriche ami impiegare nella sua assillante propaganda. Ma è chiaro che esse risulteranno tanto più efficaci quanto più grande sarà lo sdegno del pubblico verso una data iniziativa, e – giustamente – quello contro un atto censorio è sempre molto alto.

L’antispecismo censura Garattini, dunque? Direi di no. La pagina facebook che si è fatta promotrice del boicottaggio conta attualmente meno di centocinquanta partecipanti: se anche fra questi vi fosse qualche antispecista, e potrebbero esservene, la Resistenza Razionalista dovrebbe spiegarci come mai si sente sempre tanto autorizzata a parlare in veste di un movimento variegato che dimostra ogni giorno di più di non conoscere. Da uno dei più conosciuti blog antispecisti italiani (Asinus Novus), la sottoscritta prende pubblicamente le distanze da questo tentativo di censura, sicura che molti altri antispecisti ritengano che l’opposizione alla sperimentazione animale possa e debba essere condotta su altri fronti.

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