Afa

Il caldo rende pressoché impossibile mantenere la posizione eretta. Per la spossatezza mi è difficile concentrarmi e leggere anche solo letteratura. L’unica persona che vorrei sentire ha ormai raggiunto il grado zero dell’empatia verso di me e se si fa trovare lo fa per noia – quando la mia noia non supera la sua noia: in ogni caso non si fa trovare. Mi alzo per prendere una pesca, devo introdurre qualcosa di zuccherino. La faccio passare sotto il getto dell’acqua fresca, bagnandomi anche i polsi. Chissà perché, invece di addentarla la taglio in due metà nette. Il guscio è marcescente, ne esce una grossa forbice nera il cui corpo lucido sembra quello di un verme. Le zampette sono già sulla mia mano. Vengo invasa dalla nausea, poi ho un capogiro. Mi siedo.

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