«Feticismo della bambola»

[…] Indubbiamente l’autore lambisce abbastanza da vicino i due poli caratteristici del mondo delle bambole: amore e gioco. Ma senza timone, senza compasso né cartina geografica. Dello spirito del gioco sa ben poco, e quello che ha estrapolato dal polo dell’amore non è abbastanza, poiché avrebbe dovuto seguire la parola d’ordine «feticismo della bambola». Boehn non deve aver mai ascoltato la grande, canonica confessione sussurrata da labbra appassionate alle orecchie delle bambole, «Se ti amo, che cosa ti importa?», e nessuno vorrà farci credere che è l’umiltà dell’innamorato a sussurrare tali parole. È il desiderio, il desiderio frenetico stesso; e la bambola è l’ideale di tale desiderio. O sarebbe meglio dire: la salma?

(W. Benjamin, Bambini, abbecedari, giocattoli, Archetipolibri, Padova 2010, p. 58)

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