Chi ha incastrato lo scoiattolo grigio?

apparso su Asinus Novus

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Non si può certo dire che sir Roger Scruton sia un paladino dei diritti animali. Autore di Animal Rights and Wrongs, saggio polemico che ribadisce con forza l’esclusione dei non-umani dal dominio della morale, ha difeso a spada tratta attività come allevamento, pesca e caccia. Professore di estetica al Birbeck College dell’università di Londra, ha preteso poi impartirci una magistrale lezione di “stile”, trasformando personalmente in salsicce un maiale cresciuto e ingrassato a casa propria, provocatoriamente battezzato “Singer” per l’occasione. Eppure, tra una crassa risata e l’altra, Scruton pare accorgersi che la cosiddetta questione animale ci riguarda da vicino e, davanti alle bestie rinchiuse negli zoo, arriva addirittura a provare un insospettabile moto di indignazione, chiededendosi se “non c’è forse qualcosa di ignobile nel desiderio di osservare un animale selvatico in condizioni di perfetta sicurezza, mentre la povera bestia, furiosa con la folla che la fissa con la bocca aperta, non può punire quell’insolenza con zanne e artigli?”. Conclusione: “Il meno che si possa dire è che gli zoo non contribuiscono all’incremento della virtù umana”. Domandandomi soltanto en passant quale significativo progresso morale abbia potuto garantirgli macellare il povero Singer, ne deduco che Scruton ritenga, kantianamente, il modo in cui trattiamo gli animali abbia ripercussioni profonde sul nostro modo di qualificarci come umani. E in effetti, pur contestando in toto la nozione di diritti animali, Scruton argomenta diffusamente esistano doveri umani nei loro confronti, “doveri che nascono e vengono assunti nel momento in cui rendiamo gli animali dipendenti da noi per la loro sopravvivenza e il loro benessere”.

Ora, pur non apprezzando particolarmente l’opera di questo signore inglese, mi chiedo, riguardo alla controversa questione degli scoiattoli grigi, quanto contribuisca all’ “incremento della virtù umana” sterminarli a cuor leggero, e magari farsi beffe di chi si oppone a questo provvedimento. Ma facciamo due passi indietro, e chiediamoci come abbiano fatto questi simpatici roditori nordamericani a diffondersi in alcune zone del suolo italico, tanto da diventare, almeno a detta di alcuni “esperti”, una minaccia per i cugini, scoiattoli rossi (specie endemica europea), e l’ecosistema (per chi desiderasse sentire l’altra campana, si rimanda a questo sito).
La prima coppia di scoiattoli grigi (Sciurus carolinensis) fu portata in Italia da un diplomatico statunitense nel 1948, e rilasciata in un parco di Torino. In seguito al successo del cartone animato Disney Cip&Ciop, questi teneri musetti fecero la fortuna dei commercianti di animali europei, che ne inaugurarono l’importazione e la vendita. Per acquistare scoiattoli, ovviamente, non era richiesto alcun patentino: qualsiasi imbecille poteva (e ancora può: persino su Ebay…) comprare questi animali, e poi magari disfarsene, una volta svanito l’entusiasmo per il nuovo giocattolino. E infatti. Immessi nell’ambiente da padroni poco avveduti, gli scoiattoli hanno cominciato a riprodursi da scoiattoli (incredibile, nevvero?), espandendosi oltre misura: al punto che la Convenzione di Berna oggi ci chiede di intervenire, e sono stati globalmente stanziati quasi due milioni di euro per l’eradicazione o la cattura, la sterilizzazione e la liberazione in appositi bioparchi degli esemplari di questa specie. Mentre in alcune regioni si è quindi optato per il contenimento (sterilizzazione), nella provincia di Perugia ci si è decisi per l’eradicazione (abbattimento): questo e solo questo ha messo in moto le proteste degli animalisti. Lo stesso WWF, forse la più grande associazione ecologista (non animalista) al mondo, sottolinea non si dovrebbe mai arrivare all’eradicazione, e spinge perché il problema venga affrontato a monte, mediante norme che vietino la vendita di animali d’importazione. Il problema, oltretutto, non riguarda i soli scoiattoli grigi: come nota Riccardo Fortina, il commercio di tantissime specie che provengono da Paesi a clima temperato rischia di danneggiare irreparabilmente i nostri ecosistemi.

Ciò detto, mi sembra davvero paradossale gli animalisti che chiedono di fermare lo sterminio degli scoiattoli grigi in Umbria vengano definiti “i peggiori nemici degli animali”. In effetti, essendo gli animalisti contrari al commercio di animali (tanto più al commercio di animali selvatici), fosse stato per loro Cip&Ciop non sarebbero mai giunti nel vecchio continente, e questo piccolo grande disastro, ambientale ed economico, ce lo saremmo tranquillamente risparmiato. Se poi queste accuse provengono da Federfauna, ovvero il sindacato che tutela gli interessi dei commercianti di animali, domestici ed esotici, il paradosso si fa alquanto divertente. Certo passa la voglia di ridere non appena si realizzi che a farne le spese siano creature sensibili e curiose le quali, strappate al loro habitat, vengono spedite in Paesi lontani, rimbalzate di gabbia in gabbia e poi fatte fuori, se nocive per un ambiente che non è il loro. Eppure la più grande sciagura per gli animali sarebbe rappresentata dagli animalisti, cui viene accollata l’insensatezza dell’intero sistema. Il fatto che essi siano ritenuti i maggiori responsabili è, oserei dire, un’apparenza economicamente necessaria: così viene inibita la visione della totalità dei fattori, e la stupidità collettiva, tanto arrogante quanto inconsapevole di sé, può continuare a esercitarsi sull’ultimo anello della catena – l’unico immediatamente individuabile, che confusamente si solleva contro l’ingiustizia subita da chi è più indifeso. Intanto il Natale è appena trascorso, e qualcuno avrà regalato animali di specie aliene, com’è legale.

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