Antifa, antispe, anti che?

Un commento all’articolo di Barbara X, Antispecismo è antifascismo, apparso su Anet e poi su Femminismo a sud:

“Certe tiratine d’orecchi agli antifa da parte di alcuni antispecisti suonano dunque assai strane: erano questioni che si potevano chiarire in privato, senza sbandierarle a sorpresa nei comunicati ufficiali.”

Queste righe, fra tante altre, mi paiono esemplificare al meglio la logica irrimediabilmente identitaria del tuo ragionamento, e delle pratiche e logiche di certa militanza antifa da curva di stadio di provincia in cui l’antifascismo è andato ad annegare negli ultimi vent’anni.
Retorica a nastro continuo, disprezzo di ogni sforzo di pensiero che non sia binario e manicheo (luce/tenebre lo suggerisci tu), incapacità totale di lettura della storia – per cui i neofascisti di oggi non si ispirano, ma si identificano tout court con le SS e i loro crimini: una narrazione direi quantomeno oltraggiosa nei confronti delle vittime degli sterminii nazisti, che non hanno preso qualche legnata ma sono finiti nei forni crematori; ma anche miserabilmente megalomane nell’accostare scontri di piazza alla Resistenza – nonché il riutilizzo di argomenti seri e importanti (che così rischiano di essere squalificati) per tirare acqua al mulino di un’attitudine da lotta fra bande che blaterano di “territorio” come farebbero gli spacciatori di coca di Atlanta.

Il rovesciamento di ogni logica decente di ricostruzione e assegnazione di valore ai fatti è evidente quando dici che “non bisognava lasciare che gli antifascisti si facessero tutto il corteo in coda, a fare da muro”, laddove il problema era proprio quel muro (alla faccia delle chiacchiere sui ponti e le interconnessioni) che ha tenuto fuori gente a casaccio: tatuati di svastica come attivisti di Animal Amnesty, che tu etichetti in modo dispregiativo come “apolitici”, peggiori nel tuo discorso dei fascisti stessi, perché sarebbero la fonte di ogni male sociopolitico. Il punto è che non esistono GLI APOLITICI, ma piuttosto un’apoliticità diffusa, certo pericolosa, ma che non si risolve urlando in faccia ai singoli “gentaglia, carogne”, pezzi di merda, “infami” ecc… Che tu addirittura in un articolo abbia scelto di utilizzare questo linguaggio da forca e da banda di ultras (in particolare il termine “infame” ha creato e sigillato tante di quelle spaccature nella stessa cerchia antispecista “brava e buona” che andrebbe cancellato dal dizionario proprio per impedire di ripetere la pratica *infamare* con menzogne e calunnie attivisti in prima fila nelle lotte antispeciste, a cui tu d’altra parte dai spesso la mano, e non metaforicamente), che tu scelga questo linguaggio evidentemente microfascista in un articolo pubblico non solo squalifica ogni residuo di serietà del tuo ragionamento, ma anche questo spazio che lo pubblica in nome di una idea di democrazia che fa acqua da tutte le parti. Una democrazia che se ne frega del peso delle parole, della propria involuzione comunitarista e criptofascista (eggià, il criptofascismo non sta solo a destra, o fra gli apolitici). Perché i ponti congiungono rive, distanze, e non casa propria con quella del vicino che la pensa in modo identico a me, con cui organizzare le ronde di quartiere, che leghiste o pseudo-antifasciste finiscono per precipitare nello stesso buco nero della distruzione dell’altro in carne ed ossa ridotto a simbolo del male.
Ma d’altra parte tu difendi di fatto i cori sulle foibe di quel giorno, quindi il buco nero è già bello che aperto e sai già chi ci cacceresti dentro, come i leghisti sapevano da sempre chi andava cacciato a calci in culo ad annegare nel mediterraneo.

“nonviolenza che è solo fair-play deteriore, che nulla c’entra con la filosofia antispecista (ricordiamoci sempre che l’antispecismo è un campo dell’umano).”

E qui siamo al parossismo della contorsione: primo non si capisce di che diavolo si stia parlando: esiste una nonviolenza buona e una cattiva (il “buonismo”, termine che guarda caso invoca da 30 anni il neoliberismo davanti a ogni difesa dei diritti sociali, e i razzisti contro gli immigrati: bella partita speculare)? E quale sarebbe quella “buona”? Quella che spakka il kranio ai fasci, oggi come al tempo di Ramelli (certo, mi risponderai tranquillamente che Ramelli se lo meritava)? Oppure non esiste nonviolenza buona e dobbiamo ridurci tutti a picchiatori?
Perché tanto tu hai deciso dal tuo scranno che la nonviolenza non ha nulla a che vedere con l’antispecismo (alla faccia: come si fa a smontare una tale inconcussa autoevidenza?). Per di più l’antispecismo sarebbe un “campo umano”: ti prego di spiegarmi, dopo dieci anni di dibattiti sul tema umano/non umano, sull’animale che ci guarda prima di essere visto e ci interroga prima di ogni nostra domanda che diavolo vorrebbe dire questa affermazione (di cui afferro solo che per te un “campo” è solo e sempre un campo di battaglia).

Non è stata alzata una mano da parte degli antifascisti durante il corteo? Mi risulta diversamente. Schiaffi prima e calci nel culo dopo, come ho avuto la “fortuna” di ammirare a corteo finito, quando si supporrebbe almeno che le bande si siano sciolte e ritirate. Insieme a quello ho anche ascoltato una anarco-green, presumo sedicente antisessista, dare della “puttana” a una ragazza della curva avversa – se non ci fossero stati lì i tanto odiati sbirri si sarebbe precipitati nella rissa, e poi hai voglia a giustificare e blaterare di difesa del corteo, a corteo finito, con gli antifa che partono per primi, alla faccia dell’autodifesa.

Questo articolo mira a distruggere quel poco di dialogo a cui aveva aperto timidamente anche il Coordinamento FGH, quantomeno abbassando i toni e riconoscendo una serie di errori.

Tralascio il tuo attacco ad Alessandra Colla che non nomini neppure, immagino in nome di un fair-play tutto antifascista.

E sottolineo solo come in mezzo una valanga di insulti, che per ogni tentativo di ragionare decentemente, almeno da umani, valgono meno di zero (nel senso proprio che hanno valore negativo, che con il tentativo di ragionare fa somma zero, cioè lo annienta) il tuo discorso scorra in un alveo apertamente intimidatorio, verso chiunque non si attrezzi ad essere antifascista-picchiatore.

“In definitiva, sono state criticate e ingigantite in modo assai sospetto (e pericoloso) certe scelte adottate da antifasciste e antifascisti il 20. Bene. La prossima volta, mi sa tanto che verrà lasciato ampio spazio ai moderati e alla barriera molle; saranno loro ad andare dai nazisti e dai fascisti che si ripresenteranno alla manifestazione di turno: voglio proprio vedere quali mezzi adotteranno per allontanarli (ammesso che gliene interessi per davvero): un viso imbronciato e una fronte corrugata non sono sufficienti, lo dico prima…”

L’intimidazione mi pare molto chiara.

Peccato. Per te. Ma, dato che tu puoi fare quel che cazzo che ti pare, peccato per Anet, peccato per il movimento.


(Antonio Volpe)

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6 risposte a “Antifa, antispe, anti che?

  1. Il tuo fiume di parole, le tue raffazzonate e interminabili circonlocuzioni, mi danno la conferma che ho colto nel segno. Noi viviamo in una povera epoca idiota di pavidi e terzoposizionisti, che stanno spostando ogni giorno di più la nostra società verso destra. Io (ed evidentemente pochi altri) non ci caschiamo e ci teniamo ben stretti i nostri ideali, sapendo (a differenza di te) cosa sia giusto e cosa sbagliato. Tu dai a me della violenta, addirittura della picchiatrice, e non ti accorgi minimamente che la mia è solo quella sana intransigenza che ti permette di far luce sulle storture sociali dei nostri giorni. Quando dico che sono engagée faccio riferimento proprio ad azioni come questa: rendere pubblico un testo sapendo che la maggioranza (pavida, reazionaria 2.0, terzoposizionista, superficiale, ecc.) non lo potrà condividere, è un gesto di coraggio. Io sono un’antifascista militante, lo sono per davvero, e mi limito a descrivere i fatti che sono sotto gli occhi di tutti, nonché le pieghe nascoste di certo modo di concepire la politica.

  2. scusate la domanda che mi sembra più che dovuta vista l’ affermazione fatta:chi sarebbero gli attivisti di Animal Amnesty con le svastiche?Ci sono foto?Nomi?Se si fà un accusa cosi forte sarebbe anche il caso di dimostrarlo

    • Ciao Francesca, nel commento che ho qui riproposto non si parla di attivisti di Animal Amnesty con le svastiche, bensì di “tatuati di svastica” e “attivisti di Animal Amnesty”: le due categorie, entrambe tenute fuori dal corteo ma non assimilabili, sono appunto separate (quel “come” sta a significare l’indistinzione in cui sono stati scaraventati fascisti e semplici attivisti politicamente ingenui o “apolitici”).

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