Heavy Petting (Peter Singer, 2001)

A me Peter Singer non piace, l’ho criticato in diverse occasioni, pur nel mio piccolo, perché credo col suo sistema etico abbia costruito un aggeggio teorico totalmente autoreferenziale, avulso dalla storia e dalla realtà. In pratica, inserisce dei dati nella sua macchinetta, li elabora come fosse un pc, e da questo deduce cosa sia da considerarsi “giusto” e cosa “sbagliato”. Molte delle sue posizioni che fanno scalpore e vengono demagogicamente impiegate per screditarlo, come lo status da attribuirsi a neonati, ritardati gravi e anziani senili, ad esempio, derivano logicamente dalle sue premesse, non sono certo il frutto di una mente sadica o disturbata. La nostra sensibilità ne è offesa ma, come diceva Carnap, “non ci sono morali in logica”, e un argomento può essere elegante anche se ci perturba a livello emotivo.

Leggo che c’è un gran fermento e tutti sono scandalizzatissimi dal suo pezzo Heavy petting del 2001. Io, conoscendo il suo pensiero, non lo sono affatto. Sarò una pervertita? Mica è necessario essere d’accordo, non lo sono, ma nemmeno mi viene da stracciarmi le vesti come una cresimanda e urlare stizzita all’orco cattivo.


Qui l’originale. Per chi non conoscesse bene l’inglese, traduco:

Non molto tempo fa, ogni forma di sessualità non funzionale alla procreazione era vista, nella migliore delle ipotesi, come sfrenata lussuria o, peggio, come una perversione. Uno per uno, i tabù sono caduti. L’idea che potrebbe essere sbagliato usare la contraccezione al fine di separare il sesso dalla riproduzione è ormai piuttosto antiquata. Se alcune religioni insegnano ancora che la masturbazione è “auto-abuso”, ciò dimostra soltanto quanto siano fuori dal mondo. Sodomia? Fa parte della gioie del sesso, consigliata per coppie in cerca di una vita erotica variata. In molte grandi città del mondo, i gay e le lesbiche possono essere aperti circa le loro preferenze sessuali in misura inimmaginabile un secolo fa. Si può anche fare nelle Forze Armate degli Stati Uniti, fino a quando non se ne parla. Sesso orale? Qualcuno contestò il presidente Clinton per la scelta del luogo e del partner, e altri pensarono che avrebbe dovuto essere più onesto su quello che aveva fatto, ma nessuno osò suggerire che egli non fosse degno di essere presidente solo perché aveva preso parte ad una attività sessuale che era, in molte giurisdizioni, un crimine.

Ma non tutti i tabù sono crollati. Avete sentito qualcuno, a qualche recente festa, conversare su quanto è bello fare sesso con il proprio cane? Probabilmente no. Decisamente il sesso con animali è ancora tabù. Se Midas Dekkers, autore di Dearest Pet, ha ragione, questo non è dovuto alla sua rarità. Dekkers, biologo olandese e noto naturalista, ha messo insieme un numero consistente di prove che dimostrano che gli esseri umani hanno spesso pensato all’”amore per gli animali” in modi che vanno al di là di una carezza e di un abbraccio, o di una giusta preoccupazione per il benessere dei membri delle altre specie. Il suo libro presenta una vasta gamma di illustrazioni, che ci portano indietro nel tempo sino a una rappresentazione rupestre svedese dell’età del bronzo, che ritrae un uomo intento a ingropparsi un grosso quadrupede di qualche specie indeterminata. C’è un vaso greco del 520 a.c. che mostra una figura maschile fare sesso con un cervo; una miniatura indiana del diciassettesimo secolo di un cervo che monta una donna; un’incisione europea risalente al diciottesimo secolo di un accoppiamento tra una suora in estasi e un asino, con altre monache che guardano, sorridendo; un dipinto ottocentesco di un soldato persiano ancora con un asino, e, dello stesso periodo, un disegno giapponese di una donna avvolta da un polpo gigante che sembra succhiarle la vagina, mentre le accarezza il corpo coi suoi molti tentacoli.

Quanto di questo è fantasia, archetipo à la King Kong di un’epoca lontana? Nel 1940, Kinsey ha interrogato 20mila americani sul loro comportamento sessuale, e ha scoperto che l’8 per cento dei maschi e il 3,5 per cento delle donne dichiarano di avere avuto, in qualche occasione, un incontro sessuale con un animale. Tra gli uomini che vivono nelle zone rurali, la percentuale sale al 50 per cento. Dekkers suggerisce che per i giovani braccianti di sesso maschile, gli animali fungevano da valvola di sfogo per i desideri sessuali che non potevano essere soddisfatti quando le ragazze erano meno disposte a fare sesso prima del matrimonio. Secondo il casellario giudiziale del ventesimo secolo in Austria, dove la zooerastia è stata regolarmente perseguita, gli uomini delle zone rurali preferiscono avere rapporti vaginali con mucche e vitelli, meno frequentemente con fattrici, puledri e capre e solo raramente con pecore o maiali. Essi possono inoltre usufruire del riflesso di suzione dei vitelli per arrivare a farsi fare un pompino.

Le donne che fanno sesso con tori o arieti, d’altra parte, sembrano essere più un un mito che una realtà. Per i tre quarti delle donne che hanno rivelato a Kinsey di aver avuto rapporti sessuali con un animale, l’animale in questione era un cane, e il rapporto sessuale completo era raro. Più comunemente la donne si limitavano a toccare e masturbare l’animale, o a farsi leccare i genitali da esso.

Molto dipende, ovviamente, da come definiamo il concetto di rapporto sessuale. Lo zoologo Desmond Morris ha svolto alcune ricerche che sembrano confermare l’osservazione comune secondo cui le ragazze hanno molta più probabilità di essere attratte dall’equitazione rispetto ai ragazzi, e ha suggerito che “sedersi con le gambe a cavalcioni su un cavallo in movimento ritmico ha indubbiamente un sottofondo sessuale”. Dekkers è d’accordo, e aggiunge che “il cavallo è la consolazione ideale per la grande ingiustizia inflitta alle ragazze dalla natura: risvegliarsi sessualmente anni prima dei ragazzi della loro classe, che stanno ancora giocando coi loro trenini…”.

L’esistenza di rapporti sessuali tra gli esseri umani e gli animali, e la potenza del tabù contro di essi, mostrano l’ambivalenza del nostro rapporto con gli animali. Da una parte, in particolare nella tradizione giudaico-cristiana – meno in Oriente – ci siamo sempre visti come distinti dagli animali, e abbiamo immaginato che un ampio, incolmabile abisso ci separasse da essi. Gli esseri umani sono i soli ad essere fatti a immagine e somiglianza di Dio. Solo gli esseri umani hanno un’anima immortale. Nella Genesi, Dio dà agli esseri umani il dominio sugli animali. Nell’idea rinascimentale della Grande Catena dell’Essere, gli esseri umani sono a metà strada tra le bestie e gli angeli. Noi siamo esseri spirituali, e allo stesso tempo esseri materiali. Per Kant, gli esseri umani hanno una dignità intrinseca che li rende fini in sé, mentre gli animali sono semplici mezzi per i nostri fini. Oggi il linguaggio dei diritti umani – diritti che noi attribuiamo a tutti gli esseri umani, ma neghiamo a tutti gli animali non umani – conserva questa separazione.

D’altra parte ci sono molti ambiti in cui non possiamo comportarci proprio come fanno gli animali – o i mammiferi, in ogni caso – e il sesso è uno di quelli più evidenti. Noi copuliamo, come fanno loro. Hanno peni e vagine, come noi, e il fatto che la vagina di un vitello possa essere sessualmente soddisfacente per un uomo mostra come questi organi siano simili. Il tabù sul sesso con animali può, come ho già suggerito, aver avuto origine come parte di un più ampio rifiuto della sessualità non riproduttiva. Ma la veemenza con cui tale divieto continua ad essere mantenuto, la sua persistenza mentre altri atti sessuali non riproduttivi sono diventati accettabili, suggerisce che c’è un’altra forza potente al lavoro: il nostro desiderio di differenziarci, eroticamente e in ogni altro modo, dagli animali.

Quasi un secolo fa, quando Freud aveva appena pubblicato i suoi rivoluzionari Tre saggi sulla teoria sessuale, lo scrittore viennese Otto Soyka diede alle stampe un volume di fuoco dal titolo Al di là del confine della morale. Mai ampiamente conosciuto, e ora del tutto dimenticato, è un saggio polemico diretto contro il divieto di sesso “contronatura” come la zooerastia, l’omosessualità, il feticismo e altri atti non-riproduttivi. Soyka vide questi divieti come tentativi inutili e fuorvianti di limitare la varietà inesauribile del desiderio sessuale umano. Solo la zooerastia, argomentò, dovrebbe essere illegale, e anche in quel caso, solo nella misura in cui comporta crudeltà verso un animale. Il suggerimento di Soyka fornisce una buona ragione per cui alcuni degli atti descritti nel libro di Dekkers sono chiaramente sbagliati, e devono rimanere crimini. Alcuni uomini usano le galline come oggetti sessuali, inserendo il pene nella cloaca, il canale funzionale alle evacuazioni e al passaggio dell’uovo. Questo è di solito fatale per la gallina, e in alcuni casi essa sarà deliberatamente decapitata appena prima dell’eiaculazione, al fine di intensificare le convulsioni del suo sfintere. Questa è pura e semplice crudeltà. (Ma è peggio per la gallina che vivere per un anno o più con quattro o cinque altre galline in gabbie sterili così piccole e sovraffollate da non consentirle di sgranchirsi le ali, venire sbattuta in una cassa e portata al macello, essere infilata a testa in giù su un nastro trasportatore e quindi uccisa? Se no, allora non è peggiore di quello che i produttori di uova fanno subire alle loro galline per tutta la loro vita).

Ma il sesso con animali non sempre comporta crudeltà. Chi non è stato in qualche occasione sociale perturbato dal cane domestico che, prese le gambe di un ospite, vigorosamente strofina il suo pene contro di esse? Il padrone di casa di solito scoraggia tali attività, ma in privato non tutti si oppongono al fatto di venire utilizzati dal proprio cane in questo modo, e, occasionalmente, attività reciprocamente soddisfacenti possono essere sviluppate. Soyka lo avrebbe probabilmente incluso entro la gamma della varietà sessuale umana.

In una conferenza sulle grandi scimmie di pochi anni fa, ho parlato con una donna che aveva visitato Camp Leakey, un centro di riabilitazione per oranghi catturati in Borneo gestito da Galdikas Birute, a volte descritta come “la Jane Goodall degli oranghi” e la più importante autorità del mondo su queste grandi scimmie. A Camp Leakey, gli oranghi sono gradualmente reinseriti nella giungla, e man mano che si avvicinano all’indipendenza, imparano ad andare e venire a loro piacimento. Mentre attraversava il campo con Galdikas, la mia interlocutrice è stata improvvisamente agguantata da un grosso maschio di orango, le cui intenzioni erano rese evidenti dal pene eretto. Combattere con un animale così potente non era un’opzione, ma Galdikas le disse di non preoccuparsi, perché l’orango non le avrebbe fatto del male, e aggiunse, come ulteriore rassicurazione, che gli oranghi “hanno un pene molto piccolo”. Così accadde che l’orango perse interesse prima che la penetrazione avesse luogo, ma l’aspetto della storia che mi ha colpito con più forza è stato che agli occhi di qualcuno che ha vissuto gran parte della sua vita con gli oranghi, essere visto da uno di loro come oggetto di interesse sessuale non è causa di shock e orrore. La violenza potenziale dell’aggressione dell’orangutan può essere stata inquietante, ma il fatto che si trattasse di un orango in sé non lo era. Questo può essere dovuto al fatto che Galdikas capisce molto bene che siamo animali, in maniera più specifica, siamo grandi scimmie. Questo non fa del sesso attraverso la barriera di specie qualcosa di normale, o naturale, qualunque sia il significato di parole tanto abusate, ma implica che cessi di essere un reato per il nostro status e la nostra dignità di esseri umani.

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4 risposte a “Heavy Petting (Peter Singer, 2001)

  1. La differenza la fa la penetrazione.
    Visto che nessuno potrà mai appurare la consensualità dell’animale a essere penetrato, quello non va fatto mai in alcun modo.
    Ma se una persona vuole mettersi a quattro zampe in attesa che l’animale arrivi di sua spontanea volontà a penetrarla o leccarla, non c’è niente di male e non esiste violenza.
    “Sesso con animali” è una formula troppo generica: va specificato se si tratta di sesso attivo o sesso passivo.
    Quindi no al sesso attivo con gli animali, ma non ho niente in contrario al sesso passivo.

    • Sono d’accordo con te, per me uno che non fa danno può far quel che vuole, io non andrò di certo a rompergli le scatole. Certo ci rimarrei piuttosto male se, tornando a casa, trovassi la mia compagna in atteggiamenti intimi col mio cane, ma questo è un altro discorso – sono molto gelosa del mio cane. La cosa buffa è che Singer arriva a ‘ste conclusioni attraverso un procedimento rigidamente analitico: la gente pensa sia totalmente folle, ma in effetti, una volta che si sono accettate le sue premesse (e sono comunemente accettate, senza però essere svolte nel loro sviluppo coerente, che condurrebbe alla necessità di modificare determinate abitudini), non è possibile contestare i suoi argomenti, perché filano. Tra sgozzare un vitello e usarlo per farsi fare un pompino, cosa è meglio per il vitello? Le persone inorridiscono e non è più possibile proseguire nel confronto, io invece sono molto divertita.

  2. Grazie per l’articolo e per la traduzione: spunti molto interessanti su i termini morali di una questione sempre stigmatizzata o ridicolizzata con falso pudore.

  3. Per me si tratta di persone malate al pari dei pedofili. Certo, anche tra i pedofili ci sono quelli consapevoli che accettano di farsi curare e quelli che invece, purtroppo, abusano dei bambini. Ma comunque di un disturbo e di una perversione si tratta. Perché? Perché non c’è una condivisione reale né una consapevolezza condivisa, perciò in entrambi i casi -attrazione per animali o bambini- si tratta di persone socialmente disadattate e incapaci di avere relazioni sane con altri esseri umani.

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