Un passo oltre la liberazione animale. Intervista al gruppo Assoziation Dämmerung

a cura di Marco Maurizi

1. La scorsa estate, la vostra associazione liberazionista Tierrechtsaktion-Nord ha cambiato il proprio nome in Assoziation Dämmerung. Nel vostro “manifesto” dite di aver fatto un passo “fuori” dal movimento di liberazione animale “senza rompere con esso”. Potete darci un quadro del movimento di liberazione animale in Germania e dirci perché avete fatto un passo del genere?


Beh, Tierrechts-Aktion-Nord (TAN) era il più vecchio gruppo animalista e liberazionista di sinistra in Germania. All’inizio dello scorso anno, quando eravamo prossimi al nostro punto di trasformazione, aveva avuto una storia di 25 anni di lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione animali. Abbiamo accumulato un sacco di esperienza in tutti questi anni riguardo alle posizioni politiche dei vari gruppi, delle varie correnti, di tutta la gamma di azioni che è stata messa in pratica dal movimento e così via. La cosa più importante era, ed è tuttora, che il gruppo conosceva lo sviluppo politico e l’orizzonte teorico del movimento perché aveva partecipato al processo di creazione della sua storia. E il risultato della nostra analisi di tutti questi aspetti è stato il seguente: abbiamo dovuto fare il passo successivo nel nostro sviluppo, un passo che avevamo discusso internamente prima di riuscire a trasformare il gruppo attraverso un processo più lungo che è si è concluso, alla fine, con la pubblicazione del nostro manifesto.

Come in molti altri paesi, ci sono tre correnti principali del movimento per i diritti animali in Germania: welfarismo, attivismo per i diritti animali e gli approcci militanti che agiscono a favore della liberazione animale. TAN iniziò come un gruppo che lottava per i diritti animali alla fine del 1980 e si è trasformato in un gruppo di liberazione animale. Per anni abbiamo condiviso la maggior parte delle critiche che il movimento liberazionista rivolge alle altre due correnti, riassumibile grosso modo nella tesi secondo cui entrambe rimangono borghesi nella propria teoria e prassi, vale a dire che contribuiscono a migliorare la società capitalista e non si rendono conto che in quest’ultima c’è la radice dell’oppressione e dello sfruttamento degli animali di oggi, e che essa, pertanto, deve essere abolita per liberare gli esseri umani e gli animali. Tuttavia, non abbiamo fatto una adeguata auto-critica dei liberazionisti per anni. Soprattutto dei liberazionisti autonomi [“Autonom” è il termine che identifica in Germania l’attivismo legato ai centri-sociali, n.d.r.] di sinistra, che dominano la fazione liberazionista in Germania e che condividono in parte l’antispecismo metafisico che dicono di combattere ma che è invece egemone in tutto il movimento dei diritti degli animali e attraversa tutte le fazioni. Inoltre, essi hanno adottato un tipo di liberalismo di sinistra radicale che non condividiamo. Noi non pensiamo che la liberazione degli animali può essere raggiunta “veganizzando” le persone individualmente. Non consideriamo progressiva la tendenza ad accodarsi all’anti-comunismo e all’anti-collettivismo che attualmente sono resuscitati in Europa. Comprendiamo la necessità di una controcultura vegan, ma non è lo scopo principale della nostra politica. In Germania, l’attivismo per la liberazione animale è diventato in gran parte uno stile di vita “alternativo” consumistico e autoreferenziale adottato dagli studenti della classe media che vivono il loro sogno di ribellione. Non c’è una teoria adeguata – c’è solo del rozzo post-strutturalismo che rivisita vecchie narrazioni etiche, nonostante siano facilmente disponibili delle critiche valide e una teoria sociale materialista che ha una ricca storia: a partire da Marx ed Engels, ma anche Luxemburg, Gramsci e, soprattutto, la Scuola di Francoforte con le magnifiche opere di Marcuse, Adorno e Horkheimer. Non c’è stata alcuna connessione tra la liberazione animale e le altre lotte sociali, né nel caso dei diritti degli animali, né nel caso del movimento di liberazione animale, anche se i liberazionisti affermano sempre di lottare per la liberazione degli animali e degli umani.

Questi non sono problemi che riguardano solo il movimento di liberazione animale. Le femministe, gli anti-razzisti e altri hanno fatto la stessa esperienza. Ma dal momento che siamo sempre stati membri attivi e osservatori del movimento di liberazione animale, abbiamo notato che questi problemi si intrecciano nella matrice del nostro movimento oggi. Così abbiamo cercato di affrontare questi problemi in vari modi: discussioni, eventi, workshop, testi e così via. Ma alla fine abbiamo concluso che abbiamo bisogno di un quadro di riferimento nuovo per superare questi ostacoli fondamentali e per poter vivere effettivamente lo slogan One struggle – One fight. Così il nucleo di tutto il processo nel nostro gruppo è stata la sua trasformazione da gruppo che si occupa di una singola tematica (la liberazione animale) in un gruppo di sinistra radicale che lavora sulla base di un approccio storico-materialista alle relazioni sociali e che integra la liberazione animale a livello sia teorico che pratico. Aderiamo ancora alla liberazione animale considerandola una questione decisiva della lotta collettiva rivoluzionaria di oggi, ma le forme in cui siamo stati attivi, in cui abbiamo pensato e lavorato in questi anni non le riteniamo più adeguate. Dobbiamo lavorare insieme ad altri gruppi progressisti, ad altre organizzazioni e attivisti per formare un fronte di coloro che sono ancora convinti che abbiamo bisogno di un movimento che ponga fine alle terribili relazioni sociali che dominano la società di oggi in tutti i suoi aspetti. Quindi, la nostra trasformazione non comprende solo un passo fuori del movimento animalista/liberazionista come è oggi, ma costituisce anche una proposta per una nuova politica, per coalizioni nuove, nuove reti e nuovi modi di promuovere la liberazione animale come parte di un processo rivoluzionario anti-capitalista.

2. In genere, si ritiene che la politica marxista opponga la concretezza della politica rivoluzionaria (la base) all’astrattezza dell’etica borghese (la sovrastruttura). Dall’altro lato, il movimento antispecista ritiene che la lotta per l’uguaglianza morale degli animali vada ben oltre la politica umanista, dal momento che attacca le radici stesse del potere e rapporti di proprietà. Così sembra molto difficile combinare queste due istanze. Come affrontate tale problema?

 

In primo luogo, si deve affermare che la dialettica tra base e sovrastruttura è stata storicamente abusata – tanto dai marxisti quanto dagli anti-marxisti. Non si può né sostenere che la base determina tutto ciò che accade nella sovrastruttura (materialismo volgare), né si può concepire la sovrastruttura come un’autorità completamente indipendente (idealismo filosofico). Entrambe sono relativamente indipendenti e funzionano sulla base di meccanismi in parte autonomi. Ma in secondo luogo, dobbiamo cominciare la nostra analisi del rapporto tra l’uomo e gli animali nella società di classe capitalista, con i suoi rapporti materiali, vale a dire i rapporti di produzione. C’è un “primato materialista” o una “riserva anti-idealista” nella teoria sociale che garantisce che la nostra analisi non ricadrà nell’idealismo o in costruzioni filosofiche metafisiche. Pertanto, – in terzo luogo – è un’illusione e un errore, è ideologico sostenere che la lotta morale per l’uguaglianza animale si muova al di là della critica materialistica ai rapporti di potere e di proprietà. È il contrario. Dobbiamo guardare ai rapporti capitalistici di produzione per capire ad esempio la morale/etica borghese di Jeremy Bentham, Peter Singer e altri filosofi utilitaristici, e per comprendere il ruolo svolto contro dagli animali contro la loro volontà nella prassi delle società capitalistiche. Tuttavia, dobbiamo analizzare e criticare le diverse ideologie, tra cui ad esempio la dicotomia tra animali ed umani, per comprendere appieno il motivo per cui è possibile che gli animali vengano sistematicamente torturati e uccisi. Pertanto, – quarto – possiamo concludere quanto segue: iniziamo la nostra analisi delle relazioni sociali e storiche specifiche tra animali ed esseri umani con un esame delle prassi economiche e politiche in una data società per indagare le ragioni e il modo in cui gli animali sono maltrattati, schiavizzati, torturati e uccisi. E poi scopriamo in base a quali ideologie tali pratiche vengono legittimate, oscurate e occultate. Infine, cerchiamo le reciproche influenze e le interconnessioni.

3. Cosa ne pensate della generazione di filosofi antispecisti (Singer, Regan ecc.) che è stata per decenni la bibbia teorica del movimento animalista? E come pensate che si dovrebbe fondare filosoficamente la lotta per la libertà degli animali?

Peter Singer e Tom Regan storicamente hanno alcuni indubbi meriti, in particolare nel mondo anglofono. Hanno reso popolare la questione dei diritti degli animali nel discorso accademico, anche se lo hanno fatto in modo totalmente borghese. Hanno dato al movimento per i diritti animali una voce accademica e udibile in due dei paesi politicamente ed economicamente più importanti (Stati Uniti e Gran Bretagna). Quasi tutti gli intellettuali di sinistra si sono astenuti dall’intervenire in questo giovane movimento, anche se ci sono stati alcuni pensieri importanti negli scritti di Rosa Luxemburg, Herbert Marcuse e Theodor W. Adorno che avrebbero potuto essere un valido punto di partenza per il movimento. Anche nelle opere di Karl Marx e Friedrich Engels, che sono stati duramente criticati per il loro atteggiamento “prometeico”, si trovano spunti molto importanti per concepire una teoria critica che includa il ruolo degli animali e per sviluppare punti di vista politici per un movimento che allora era ancora politicamente inesperto. E, infine, Singer – soprattutto in Animal Liberation e Etica pratica – mostra quel doppio standard antropocentrico e specista che un sacco di persone – anche progressiste – ripetono ogni volta che si parla apertamente di diritti animali.

Così, Singer e Regan sono stati importanti per lo sviluppo del movimento per i diritti animali negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma la loro influenza è costantemente diminuita nel corso dei decenni da quando anarchici tradizionali, post-strutturalisti e infine marxisti hanno iniziato a guadagnare spazio. E oggi ci sono per fortuna anche alcune correnti del movimento per i diritti animali che non fanno più riferimento a Singer e Regan. In Germania, Singer e Regan non sono stati davvero importanti dal momento che il loro discorso era troppo radicale per i protezionisti e troppo borghese per gli animalisti e i liberazionisti, anche se ci sono stati filosofi tedeschi, ad esempio, Ursula Wolf, che ha difeso loro principi etici.

Noi pensiamo che le opere di Singer e Regan non sono mai state utili per fondare una teoria della liberazione animale o per la progettazione di un pensiero veramente critico a favore della liberazione animale, perché sono borghesi moralisti che non comprendono i limiti dell’etica e della filosofia morale positiva. Questi approcci si basano sull’individualismo metodologico – una caratteristica fondamentale del pensiero borghese – su assunti astratti e antistorici a proposito degli esseri umani e delle relazioni uomo-animale in quanto astraggono dalle strutture sociali materiali concrete ecc. Quindi, le loro opere sono basate su una sorta di filosofia che è stata radicalmente criticata e confutata da molti teorici di sinistra per tutta la metà del XIX secolo, a cominciare da Marx ed Engels. Ad esempio, la critica di Marx a Jeremy Bentham nel Capitale è ancora valida per le filosofie utilitaristiche di oggi, a prescindere dalla corrente specifica cui appartengono. Marx polemizza contro Bentham dicendo che Bentham è “l’oracolo del ‘senso comune’ della borghesia del XIX secolo, sobriamente pedante e dall’incedere grave” (Capitale Vol. I:. 758), che assume “con ingenuità (…) che il piccolo borghese (…) sia l’uomo normale” (Capitale Vol. I:. 759) sul quale egli può fondare la propria teoria. Si potrebbe concludere che Singer ha lo stesso ruolo nel periodo post-bellico del XX secolo.

Al contrario, si deve fondare la lotta politica per la liberazione animale su una teoria critica della società, a cominciare da Marx ed Engels, includendo la critica dell’ideologia della Scuola di Francoforte e altre intuizioni di pensatori critici. Il concetto di imperialismo elaborato da Rosa Luxemburg, per esempio, può essere molto utile per comprendere la mercificazione degli animali e il resto della natura sotto il capitalismo al fine di accumulare capitale e di ampliare le aree di investimento del capitale finanziario. E la sua meravigliosa comprensione materialistica della sofferenza che lega la liberazione degli esseri umani e animali non umani insieme è assolutamente travolgente. Queste sono le fonti da cui sgorga il pensiero radicale e critico.

4. Tradizionalmente si dice che l’analisi del capitalismo proposta da Marx non prenda in considerazione lo sfruttamento degli animali. Come rispondete a queste critiche? Pensate che l’analisi marxiana dovrebbe essere “aggiornata” in qualche modo?

Sì e no. È sbagliato dire che Marx ed Engels abbiano sviluppato una critica completa e coerente di tutte le tendenze distruttive sviluppate dal capitalismo, soprattutto per quanto riguarda i danni che i rapporti di produzione capitalistici infliggono alla natura e in particolare agli animali. Ma la critica dell’economia politica è la base su cui può poggiare una critica storico-materialista del loro sfruttamento e dominio. Per esempio, prendiamo le due seguenti frasi che rendono chiaro il motivo si può dire senza alcuna difficoltà che Marx è stato il primo ecologista e che ha almeno una conoscenza parziale della differenza dialettica tra esseri umani e animali non umani:

1. “Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto ciò che si vuole; ma essi cominciarono a distinguersi dagli animali allorché cominciarono a produrre i propri mezzi di sussistenza, un progresso che è condizionato dalla loro organizzazione fisica. Producendo i loro mezzi di sussistenza, gli uomini producono indirettamente la loro stessa vita materiale” (CW, vol. V, L’ideologia tedesca)

2. “La produzione capitalistica (…) sviluppa le tecniche e il grado di combinazione del processo di produzione sociale solo minando simultaneamente le fonti originali di tutta la ricchezza, la terra e il lavoratore” (Il Capitale, vol. I, 638)

La prima ci dice che non possiamo distinguere l’uomo e gli animali da elementi astratti come la ragione, categorie filosofiche, il linguaggio, ecc, ma attraverso il processo di organizzazione della produzione e della riproduzione sociale, cioè la forma storica specifica del lavoro sociale. La seconda frase ci dice – ancora in modo molto astratto – che lo stesso processo fondamentale di accumulazione capitalistica porta a una crescente distruzione della natura compresi gli animali.
Infine, Marx ci mostra un modo per uscire dal dilemma della riproduzione sociale e della distruzione della natura. Egli scrive “che la coltivazione – quando procede come una crescita naturale e non è coscientemente controllato (…) – lascia deserti dietro di sé” (MEW 32: 53). Quindi, facendo riferimento a Marx, siamo in grado di costruire una “solidarietà di vita” (Max Horkheimer) solo attraverso l’organizzazione di una trasformazione antomento che siamo sempre stati meli esistenti. Già queste intuizioni dimostrano sufficientemente l’importanza delle opere di Marx ed Engels per una teoria sociale critica della liberazione animale.

5. Credete che una vera rivoluzione nei rapporti tra umani e non-umani possa avvenire solo nel quadro politico di un movimento globale anticapitalista? Non pensate che in questo modo gli interessi degli animali saranno “inghiottiti” da esso? Che ogni volta che si tratterà di scegliere tra la libertà umana e animale si sarà obbligati a scegliere la prima per garantire l’unità del movimento stesso?


Noi pensiamo che una riconciliazione della natura e dell’uomo sia possibile solamente attraverso il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente, vale a dire la formazione sociale capitalistica in tutte le sue manifestazioni, dall’economia all’industria culturale. E sì, da un lato, c’è il rischio che un ampio movimento anticapitalista finisca per assorbire la lotta di liberazione animale. Ma d’altra parte, c’è anche il pericolo di essere assorbiti da movimenti borghesi che cercano di riformare il capitalismo in nome di animali sfruttati ed oppressi, senza mai abolire la violenza perpetrata contro di essi e integrando di volta in volta i movimenti di opposizione al capitalismo – si pensi a quanto è accaduto con i movimenti verdi. Infine, questi problemi possono essere risolti solo da una lotta politica che si rivolga contro entrambe le tendenze, applicando la strategia Rosa Luxemburg della Realpolitik rivoluzionaria alla lotta per la liberazione animale e umana.

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