“Pensate che paradiso sarebbe la Terra senza l’essere umano”


Eh già, che meraviglia, che oasi felice, che Eden. Un cartone animato Disney, proprio. Non nel senso che gli animali, nei loro manti color pastello, si sfiorano e scambiano bacetti, ma in quello che un tale paradiso – un paradiso senza l’uomo e possibile solo in virtù della scomparsa dell’uomo – può essere immaginato soltanto da una mentalità disneyana. Detesto quando gli animalisti vengono tacciati di essere stati rovinati da una sovraesposizione alle avventure di Bambi e Dumbo (capolavoro assoluto), sia perché spesso e volentieri questa critica viene mossa in piena cattiva coscienza, sia perché chi si riempie la bocca con parole di questo genere solitamente nulla sa degli animali, e se ne sapesse – ma l’idiozia funge come sempre da cintura protettiva – , troverebbe motivo di vergognarsi fino alla fine dei suoi giorni. Detesto quando succede, dicevo, ma ammetto sconsolatamente che quest’accusa ha in sé qualcosa di vero. Il dolore inflitto da homo sapiens non è differente da quello inflitto da un rapace, da un orso, da un babbuino, da un canide. Non per chi lo subisce. Certo noi questo dolore possiamo pianificarlo, amministrarlo e persino moltiplicarlo, ma l’organo con cui lo facciamo non è poi tanto diverso dalle zanne del lupo: diversa è la tecnica. Diverse articolazioni della tecnica. La “Natura” è un posto orribile: con e senza l’uomo. Perché dovremmo essere “peggiori”? I delfini, gli intelligenti, autocoscienti, amichevoli delfini, progettano e compiono cruenti stupri di gruppo. Un documentario sulle lotte intestine tra primati non può essere guardato da un animo sensibile senza che gli si contorcano le budella e il cuore vada in mille pezzi. I predatori attaccano le prede più indifese, madri gravide o di preferenza partorienti, divorandosi feto e placenta. Fra i leoni il maschio alpha uccide le cucciolate del maschio precedente, così da eliminare possibili rivali. Siamo “peggiori” perché noi tutto questo possiamo evitarlo, ma non lo facciamo. Dunque quando lo evitiamo siamo “migliori”? Sono categorie senza senso, e intrinsecamente speciste. Non può esistere una società che pensi a una diversa convivenza fra le specie senza l’essere umano. Se davvero siamo un “patetico virus” esploso un giorno per sbaglio su “questo magnifico Pianeta”, siamo anche la cura. Farmaco è da sempre veleno e cura. Wo aber Gefahr ist, waechst das Rettende auch

Un suggerimento agli autoestinzionisti: il modo più efficace per far sì che la Terra assomigli realmente a un paradiso, è ridurla a una Tabula Rasa. Cominciate a battervi per l’estinzione di tutte le forme di vita.

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12 risposte a ““Pensate che paradiso sarebbe la Terra senza l’essere umano”

  1. Dì la verità, ormai te li sogni anche la notte gli autoestinzionisti…

  2. Personalmente, sono un semi-estinzionista che non considera la natura un paradiso, ma anzi un luogo di orrore, e per questo considero l’esistenza, ogni esistenza, l’esistenza di chiunque, fondamentalmente una sfiga.
    E dico “semi” perché, come sai, una drastica riduzione del numero di essere umani, una decrescita, già mi andrebbe bene, senza il bisogno della totale scomparsa.
    E, come ripeto sempre, non considero l’uomo né migliore né peggiore degli altri animali. Ogni specie in fondo devasta o fa del bene secondo le proprie possibilità.
    Quindi non tutti i filo-estinzionisti o i semi-tali hanno una visione disneyiana. Anzi…
    La mia è semmai vontrieriana.
    Il mio semi-estinzionismo – o meglio “diminuzionismo” – parte da ragioni anche (e forse soprattutto) estetiche. Ecco, quello che riconosco agli altri animali rispetto all’uomo è che nonostante la loro violenza, lasciano intatta la bellezza. Il leone divora la cucciolata, i delfini fanno stupri di gruppo, ma le foreste rimangono in piedi, le cascate restano lì.
    L’homo sapiens divora, stupra e in più ci aggiunge pure il cemento.
    Sabato sono stato a Palazzo Barberini, dove è conservata una splendida collezione di paesaggisti, specialmente quelli che si sono occupati della campagna romana.
    Quando in un dipinto che mostrava una distesa erbosa piena d’alberi ho riconosciuto la veduta di una zona di Roma che adesso è un quartiere grigio pieno di condomini con tanto di centro commerciale, mi è salito uno sconforto senza pari e ho pensato che sarebbe stato meglio conservare quella bellezza anche se non ci fossero stati occhi ad osservarla, riconoscerla ed ammirarla.
    In fondo ogni capolavoro artistico è il tentativo di riscattare la bellezza naturale perduta.

    • P.S. Ah, e sempre per una questione estetica, sono molto combattuto anche sul semi-estinzionismo, perché mi dico sempre: “Se l’essere umano sparisce, le opere d’arte che fine fanno?!?!?!”.
      Sono un mostro. Quando c’è un terremoto, la prima cosa che penso è: “No! La volta della basilica affrescata!!!”. Poi però mi preoccupo anche delle vite umane e animali, giuro!
      Ma considero la mia stessa vita meno importante della Decollazione di San Paolo di Alessandro Algardi, lo ammetto.
      E al contempo rinuncerei a tutta l’arte per il benessere collettivo umano e animale.
      Insomma non ne verrò mai a capo.

    • Mi sa che ho capito di quale dipinto parli, mi è capitato di provare il tuo stesso sconforto tempo addietro nell’osservarlo.
      Palazzo Barberini è in assoluto il museo che preferisco di Roma. Se ci vai in mezzo alla settimana è semi-deserto e passeggiando per quei corridoi, soffermandoti sulle tele, intuisci veramente cosa significa “perdere la cognizione del tempo”: tutto si fonde insieme, passato, presente, futuro.
      Quando voglio ritemprarmi vado lì.

  3. P.S.: avevo scritto un commento più lungo, ma mi è venuto postato solo metà, ci riprovo:
    Mi sa che ho capito di quale dipinto parli, mi è capitato di provare il tuo stesso sconforto tempo addietro nell’osservarlo.
    Palazzo Barberini è in assoluto il museo che preferisco di Roma. Se ci vai in mezzo alla settimana è semi-deserto e passeggiando per quei corridoi, soffermandoti sulle tele, intuisci veramente cosa significa “perdere la cognizione del tempo”: tutto si fonde insieme, passato, presente, futuro.
    Quando voglio ritemprarmi vado lì.
    La natura è un luogo di dolore e sofferenza, un eterno ciclo di nascita-distruzione-morte (vi invito a leggere un breve, ma bellissimo racconto di Buzzati dal titolo Dolce Notte), ma c’è una differenza sostanziale tra la specie umana e tutte le altre: sebbene le altre pure partecipino di questa eterna lotta per la sopravvivenza e si sopraffacciano tra loro, lasciano però inalterato il loro habitat, non alterano l’equilibrio ecologico come da sempre fa l’uomo.
    L’uomo invece, oltre a cementificare, deforestare, distruggere flora e fauna, in più, con il solo effetto del semplice viaggiare, introduce continuamente specie alloctone nei territori che visita, creando grossi scompensi e squilibri tra le specie locali. Pensa che ai tempi della conquista dell’America si portarono non so quante specie di parassiti ed insetti tramite le derrate sulle navi che arrivavano sulle coste o tramite i semplici vestiti dei conquistadores (su cui si depositavano parassiti, semi ecc.). Ora in Inghilterra ad esempio gli scoiattoli americani (qualcuno ce li avrà portati, di certo non sono arrivati da soli, e quel qualcuno è sempre l’uomo) stanno facendo sparire le specie locali, più piccoli. Così è anche per i parassiti delle piante ed altre specie animali. L’uomo crea scompensi.
    Quindi, se l’uomo sparisse dalla terra, certamente non ci sarebbe quel paradiso agognato nel senso di sparizione del dolore e della sofferenza o della lotta tra specie, ma almeno si manterebbe intatto il pianeta. L’equilibrio ecologico verrebbe ripristinato. Perché le specie animali e vegetali si regolano tra loro. Fanno quel che devono fare senza intervenire in maniera pesante sull’equilibrio totale.
    Se non altro per spirito di solidarietà verso la specie cui appartengo, poi, non mi auguro l’autoestinzione del genere umano, ma certamente sono a favore del riduzionismo. Non ha senso mettere al mondo otto figli. Che poi sono sempre le famiglie più povere che si riproducono così tanto e qui ci sarebbe da fare un bel discorso sul peso della religione, sulla cultura mediatica che invita a figliare perché dietro l’infanzia e la maternità si cela un business mostruoso. Non avete idea di quale business ci sia. Io un po’ lo so perché ho amiche con figli e poi leggo i mummy blog per curiosità ogni tanto.

    Quindi, non c’entra nulla il voler immaginare un mondo paradisiaco nel senso che tutti gli animali si abbracciano tra loro, ma aver ben presente lo squilibrio che l’uomo (inquinamento dei mari, fiumi, aria, oltre a quanto già detto) sta causando al pianeta è un buon motivo per parlare almeno di riduzionismo o, come dice Claudio, semi-estinzionismo e senza che tale idea venga tacciata o fatta passare per eresia o idiozia colossale. Secondo me.
    E, come dicono Beckett, Lars ecc. “nascere è condannare a morire”, “sento il pianto di tutte le creature che sono destinate a morire”.
    Leggetevi il racconto di Buzzati, ne ho parlato qui, con aggiunta riflessione contro sfruttamento animali (ma forse ve l’avevo già linkato):
    http://ildolcedomani.blogspot.it/2011/02/dolce-notte-di-buzzati-e-antichrist-di.html

  4. Il titolo di questo post l’hai preso da una parte di un mio commento su Asinonovus ad un articolo di Rita. Commento che qualcuno di asinonovus (io scommetto le mie palle: tu) ha censurato e tagliato. Su mia richiesta, ora quel mio commento “evirato” è stato rimosso.

    Ora il metodo che tu usi (non è la prima volta che lo fai, e lo sai bene) oltre che pura idiozia e fanatismo, è anche fascismo. Tu manipoli e censuri i commenti di persone che con tutta onestà e franchezza ed educazione esprimono le proprie idee. Hai l’arroganza di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato. E distruggi in questo modo la possibilità di scambio delle idee. Chi vorrà scrivere su un sito, dove sa che il suo commento sarà tagliato o censurato?

    Poi prendi una frase evirata del mio commento e ci fai pure un post, senza citare la fonte.

    Onestamente penso che tu sia una persona disturbata, comunque con dei problemi. Ma lo sanno gli altri di asinusnovus che fai di queste cosucce?

    Ora divertiti pure a cancellare e censurare le mie parole, e buona giornata.

    • Hai ragione, ho tagliato io il tuo commento, ma sul resto sbagli: è la primissima volta che lo faccio. D’altronde su Asinus spiego i motivi di quel gesto, e non si chiama “fascismo” quanto “netiquette”. Se preferisci che ti citi, posso farlo, ma sinceramente non lo ritengo essenziale. Esprimi un “pensiero” molto diffuso in ambiente animalista, e credo che le “idee” contino più delle persone che le portano avanti. Magari per te no, visto che ti sei qui prodotto in una raffica di insulti, senza fra l’altro ribattere al contenuto del post. Certo che gli altri di Asinus sanno che faccio queste cosucce, è tutto alla luce del sole. E magari sarò davvero una bruttissima persona, disturbata con dei problemi, ma tu dici cose veramente molto sciocche, che possono essere demolite persino da una squilibrata come me.
      Buona giornata.

  5. E se certi pensieri non ti piacciono che fai, li censuri? Questa è Netiquette? Se certi pensieri non ti piacciono hai tutto il diritto di confutarli, ma non di farli sparire. Questa non è netiquette. E mi sorprende che se Asinus accettino questa cosa. E attendo ancora delle scuse da parte tua.

    • Dunque, su Asinus non sono tollerate offese dirette a persone e/o alla specie umana nel suo complesso e sparate che inneggiano all’autoestinzione, da sempre. Non ho visto un pensiero, in quello che hai scritto, ma un esubero di misantropia misto ad autoestinzionismo, la solita triteria anti-umanista. Commentavi qualcosa come “Insultare la razza umana è un diritto e un dovere. Pensate che paradiso sarebbe la Terra senza l’essere umano”: non mi pare di aver privato la comunità di un’idea. Quello che posso dirti, è che non tutti i redattori di Asinus condividono questa politica, ma non è una regola che ho introdotto io, sebbene l’abbia applicata volentieri. Non penso di doverti delle scuse.

      • Io non ho fatto nessuna offesa ma espresso un pensiero. E vi è una bella differenza.
        Hai l’arroganza di credere che il tuo pensiero sia migliore di quello degli altri, e non sei capace di discutere in maniera civile..
        In in questo link:
        http://asinusnovus.wordpress.com/2012/08/13/lantianimalismo-e-quellindignazione-a-buon-mercato/
        si può vedere come hai risposto in maniera cafona ed arrogante ad un mio commento. Penso che questo esempio parli da solo.

        E comunque non citarmi a vanvera, perchè se estrapoli delle mie parole da un contesto le manipoli. Devi imparare l’umiltà cara mia. Devi imparare a portare innanzitutto rispetto per le persone che ti onorano di dialogare con te. Io ho provato (vedi il link) a dialogare con te in maniera civile e non mi è stato possibile.

        Non pensi di dovermi delle scuse ? Le scuse me le dovrebbe portare la redazione di asinusnovus, a cui ora scrivo una mail.

      • Veramente c’è pure qualche semi-estinzionista che stimo parecchio e, sebbene non condivida pressoché nulla di quanto scrive in materia, lo leggo e lo ascolto con grande interesse. Tu non argomenti, le spari, e c’è ben poco da discutere. Prendi una visione religiosa, che fa della cultura umana il bene e della natura il male, e la rovesci a mo’ di calzino: la natura diventa il bene, e la cultura il male. Poi insulti compiaciuto il restante 99% del genere umano. Che noia. Commento estrapolato a vanvera e manipolato? Scrivevi quella roba lì che ho riportato, e un apprezzamento nei confronti dell’articolo: nient’altro. Non ho distorto proprio niente. Al link che posti mi auguri molto garbatamente di estinguermi, tu che potresti essere mio padre. No che non mi scuso. E scrivi pure alla redazione, sono certa mi daranno una bella sculacciata.

  6. “Ora il metodo che tu usi (non è la prima volta che lo fai, e lo sai bene) oltre che pura idiozia e fanatismo, è anche fascismo.”

    Esilarante.
    E’ il bue che dà del cornuto all’asino.
    Anzi all’asinus.

    Tieni duro,
    G.

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