Il miglior discorso che potrai mai sentire? Gary, io direi piuttosto che non ti si può sentire

apparso su Asinus Novus

Questo sarà un post impopolare. Gary Yourofsky è considerato, da molte persone che conosco, un idolo, un esempio da imitare, il non plus ultra dell’attivismo animalista di stampo internazionale. È belloccio, ha una parlata sciolta e una gesticolazione contagiosa, un curriculum spaventevole di azioni e incarcerazioni da sfoggiare alle innumerevoli conferenze cui viene invitato in tutto il mondo. I suoi video sono tradotti in chissà quante lingue diverse, il suo sorriso buca lo schermo. Io non sono nessuno, il mondo l’ho girato poco e niente, e le tre occasioni in cui ho parlato in pubblico sono stata costretta a inghiottire, lo confesso, una decina di goccine calmanti consigliatemi dall’erborista di fiducia. Se però mi è concesso scrivere contro esimi professori universitari che deridono animalismo e ambientalismo – e lì nessuno trova niente da ridire – , deve esserlo anche prendere posizione contro il mostro sacro del veganismo etico: Gary Yourofsky. Ossia colui che riesce a dotare di un senso le critiche più assurde che gli odiatori di vegetariani di professione vomitano compulsivamente contro i vegetariani stessi, allo scopo di negare una qualsiasi dignità a questa strana forma di disobbedienza civile. Cosa non mi piace nel discorso di Gary? A me, più che un discorso, pare una ricetta. Ci sono tutti, dico, tutti gli ingredienti che devono andare a comporre il vegano tipo e che poi gli adepti possono imparare a memoria e sciorinare fino allo sfinimento (altrui). Vietato sottrarsi all’obbligo di pensare per tickets, se vuoi opporti al sistema che riduce gli animali a merce devi optare in blocco per il corollario del piccolo rivoluzionario, che prevede, fra l’altro, tu debba convincerti di tutta una serie di verità universali, tra cui, immancabilmente, l’erbivorismo della specie. Nel caso tu non sia affatto persuaso l’onnivorismo sia tutta una montatura delle lobbies della carne (e che in fondo non importi neppure molto saperlo, dato che la stessa comunità scientifica stabilisce mangiar carne non sia necessario) o, più modestamente, osi avanzare dubbi sull’efficacia e la pertinenza di questo argomento (anche se fosse? È diritto e privilegio dell’essere umano non dichiararsi d’accordo con ogni avvenimento naturale, e quindi, eventualmente, anche rivoltarsi all’architettura dei propri intestini), sei immediatamente sospetto come nemico della causa. «Intollerabile è il tentativo di sottrarsi all’alternativa, la diffidenza verso il principio astratto, l’inflessibilità senza dottrina», scriveva Adorno su quelle forme di pensiero compattate e pronte all’uso che, nel tentativo di emanciparsi dai precetti dominanti, ne riproducono le storture in forma coatta e peggiorata. E come aveva ragione.

Se, in precedenza, la mia antipatia per Gary era un affare che tenevo per me, cercando di digerire a fatica la sua insistenza sul frugivorismo (sic) e il suo malcelato disprezzo verso la specie umana, è venuto il momento che io riveli ai miei quattro lettori la mia reale opinione sul conto di questo soggetto: un idiota megalomane da cui diventa sempre più necessario prendere le distanze. Non sono insolenze gratuite, le mie, ma precisazioni doverose che faccio a seguito della lettura di alcune sue, chiamiamole così, esternazioni. Il mondo di Gary, a quanto pare, è molto semplice. Non conosce sfumature, complessità, esitazioni. C’è qualcosa di estremamente tranquillizzante nel dividere l’universo in “buoni” e “cattivi”, e Gary non è certo qui per turbarvi. La bipartizione amico-nemico, questo desiderio di semplificazione infantile cui si deve, ricorda Primo Levi nel capitolo più bello e disturbante de I sommersi e i salvati – «La zona grigia» – , l’enorme popolarità degli sport spettacolari a due squadre ben distinte e identificabili, è l’unica lente attraverso cui Yourofsky sembra in grado di leggere la realtà. Se produci o compri pellicce, sei “malvagio”, dunque, in ossequio alla sola forma di giustizia che il nostro pare riconoscere – lo ius talionis – meriti tutto il male possibile:

Ogni donna vestita con una pelliccia dovrebbe sopportare uno stupro così crudele da lasciarle cicatrici permanenti. Mentre ogni uomo coinvolto nel commercio di pellicce dovrebbe subire uno stupro anale così orribile da sventrarlo.

C’è stato un periodo, nella mia vita, in cui adoravo portare borse di pelle: avevo anche un giubbotto con un enorme cappuccio di pelo, di cui andavo fierissima. Conoscevo l’origine di quei capi. Anche a me, Yourofsky, avrebbe augurato uno stupro così crudele da lasciarmi cicatrici permanenti? Non è auspicata una sorte migliore per cacciatori, carnivori, cowboys che si esibiscono nei rodei, matadores, addetti nei circhi e ricercatori che praticano sperimentazione animale. Ovvero, dopo aver dato una lezione a me, Yourofsky – questo eroe – non avrebbe risparmiato il 99,9% delle persone che amo.
Ciò detto, posso soltanto sperare che l’ammirazione generale nei confronti di questo squilibrato sia imputabile ad un’ignoranza diffusa nei contronti delle sue posizioni sui metodi di lotta allo specismo: che fanno di lui un perfetto fascista. Io stessa ne ero completamente all’oscuro, dunque ho motivo di credere anche per altri potesse essere così. Alle banalità con le quali è solito infarcire le pappardelle da portarsi appresso nei tour universitari, aggiungiamo dunque l’autentica piaga di certo animalismo, ovvero un’insana, deficiente, autocastrante misantropia. Ma liberiamocene! Gary, udite udite, arriva a proporre di «vivisezionare i pedofili»:

Gli stupratori, assassini e pedofili dovrebbero essere vivisezionati, testati e sezionati, consentendo ai ricercatori l’opportunità di raccogliere informazioni utili per apportare un beneficio alla salute umana. Non vedo niente di sbagliato nella pena capitale, perché se si distrugge volontariamente la vita di qualcun altro, allora automaticamente si rinuncia alla propria.

Prendete il peggio dell’animalismo, e condensatelo in un essere umano, e avrete Gary Yourofsky. In base al rudimentale principio attraverso cui vorrebbe insegnarci a stare al mondo, dovrei assumere che, dal momento che le sue elucubrazioni mirano ad uccidere il pensiero e la complessità, io sarei autorizzata a praticargli una lobotomia. Il che potrebbe non rivelarsi una cattiva idea. Sfortunatamente, non è così che sono abituata a ragionare.

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10 risposte a “Il miglior discorso che potrai mai sentire? Gary, io direi piuttosto che non ti si può sentire

  1. Peccato abbia fatto queste dichiarazioni. Quel discorso mi era piaciuto. Come divulgazione sintetica da Vegan For Dummies va più che bene ed è molto utile.

    • A me, a dire la verità, non piaceva molto neanche prima: riconoscevo comunque potesse avere una sua utilità. Le sue posizioni sulla pena capitale e sulla violenza, però, lo squalificano completamente, e credo fosse necessario lo dicesse qualcuno di “noi”, prima che ci pensassero anti-antispecisti vari.

      • Ce l’ha, ce l’ha. Quando ero onnivoro, mi sono stati più utili i discorsi alla Yourofsky che le speculazioni filosofiche sull’antispecismo politico. E come a me, pressoché ad ogni altro vegano che conosco.
        In prima elementare mi hanno insegnato a fare le A e le B. Se avessero cominciato con l’endecasillabo falecio, probabilmente sarei ancora analfabeta.
        Le sue posizioni dunque squalificano lui, ma non quel discorso. E tantomeno i suoi atti di liberazione. Di fronte ai quali, ricordiamocelo sempre, libri, articoli e conferenze sono zero, chiunque sia a compierli. Un pollo tolto da una gabbia vale cinquemila biblioteche.

      • No, se cinquemila biblioteche possono servire a salvare più polli. Il discorso di Gary ha l’immediatezza del richiamo, ma non c’è nessun progetto politico di lotta allo specismo che possa garantire qualcosa di più che qualche conversione. Mentre lui svuota gabbie, il sistema che riempie gabbie si accresce (il consumo di carne non è affatto in calo), e Gary è dichiaratamente apolitico, dunque non combatte quel sistema. Fa il lavoro di Sisifo, noi possiamo apprezzarlo dal punto di vista umano (non sono retorica), ma da quello strategico è un vero e proprio suicidio. La sua incrollabile fede cristiana – crede in dio e in effetti ha la forma mentis tipica del bigotto americano veterotestamentario: è convinto Gesù fosse vegano, e quando lui, suo profeta, ci avrà fatti tornare tutti vegani, si ripristinerà il “Paradiso Terrestre” (parole sue) – si ripercuote nei suoi metodi: che sono quelli di un pastore, buono con le pecorelle che lo ascoltano (gli studenti), ed estremamente violento nei confronti di quelle che non lo stanno a sentire (le impellicciate). Il fatto che molti attivisti credono l’azione sia tanto più importante della riflessione ha permesso che l’immagine di questo signore giungesse in Italia soltanto nella sua veste seducente, mentre tutte quelle esternazioni io le ho estrapolate dai suoi saggi, stanno lì scritte nere su bianco e lo rappresentano tanto quanto quella conferenza, se non di più. E si incazzano con me che le ho tradotte! Pensa che danno per l’immagine dell’antispecismo e le sue possibilità se fossero state utilizzate contro di noi, da altri: Yourofsky sarà in Italia a ottobre. Io credo davvero la gente sottovaluti che razza di psicopatico sia questo. Un grandissimo comunicatore, per carità. Affascinante, persino. Ma psicopatico.

  2. Ti è già arrivata qualche minaccia di morte per aver osato toccare G.Y.?

  3. @ Claudio
    Un pollo tolto dalla gabbia vale più di qualsiasi discorso a breve termine, vero. Ma non per questo dobbiamo uccidere l’allevatore, altrimenti restiamo sempre all’interno della medesima logica di sopraffazione e violenza che ha permesso che il pollo finisse in gabbia. Un corto circuito.
    Yourofsky sbaglia di grosso se pensa di ripristinare una sorta di paradiso terrestre semplicemente facendo fuori le persone che sfruttano gli animali. Una visione miope e parziale, la sua, che lascerebbe inalterate le logiche del sistema. Una visione dittatoriale.
    Il rifiuto della violenza deve essere totale. Non si può essere sostenitori della pena di morte e al contempo aspirare a liberare il mondo dalla sopraffazione sui più deboli.
    Sui più giovani un discorso come il suo fa presa anche perché depurato da tutte quelle dichiarazioni sulla violenza. E non possiamo sapere quanta gente in realtà allontanerebbe se solo si andasse ad approfondire un po’ di più i suoi scritti.
    Guarda che pure io, prima di approfondire, lo stimavo. E però cavolo, uno deve anche essere pronto a mettere e mettersi in discussione se ci si accorge che la stessa persona che si stimava in realtà gioca a fare il santone con propensione alla violenza.

    • P.S.:
      Barry Horne, come sai, che di gabbie ne ha aperte parecchie, assumendosi sempre le responsabilità dei suoi gesti (tanto che è morto in carcere) ha sempre precisato che mai e poi mai le sue azione avrebbero dovuto ferire o mettere in pericolo gli esseri viventi. Questo è ragionare, questo è sano attivismo. OK violare la proprietà privata per dare la libertà ad un pollo, topo, coniglio che sia, ma sempre stare attenti a non ferire nessuno, altrimenti facciamo come Raskolnikov che pensava di ripulire il mondo dal male e finisce per macchiarsi di un duplice omicidio.

  4. Ah regà, ah Ri’, ripeto: io mi riferisco solo ed esclusivamente a quel discorso, solo a quello.
    Ripeto di nuovo in forma più chiara: no a lui, no alle sue idee, no alle sue dichiarazioni, sì a quel discorso isolato.
    Che sarebbe stato utile ed efficace chiunque fosse stato a pronunciarlo, fosse pure Pacciani.
    Quel discorso è appunto atto ad ottenere “conversioni”, che rimane la base. Perché senza l’Abc, non si impara manco l’endecasillabo. Quindi c’è poco da parlare di progetto politico contro lo specismo a gente che ancora mangia la porchetta. Prima deve quantomeno capire che sfruttare animali è sbagliato e diventare vegana.
    Perché il sistema non è la somma degli individui, ma ne è comunque il prodotto, e se gli individui continuano a bere latte, il progetto politico ce lo scordiamo.
    Strategicamente parlando, conversione del singolo e progetto politico contro il sistema attuale sono imprescindibili l’uno dall’altra e non ci può essere il secondo senza la prima.
    A volte ci dimentichiamo che il sistema è fatto di singole persone. Io ero la singola persona che amava la mortadella: grazie ai discorsi alla Yourofsky, ho potuto compiere i primi passi che mi hanno permesso poi di andare ben oltre Yourofsky stesso.
    Quanto a cos’è più importante tra azione e riflessione, beh, so bene che un gesto salva una persona e un pensiero salva il mondo, ma so bene anche che se fossi carcerato sarei più grato a chi mi facesse evadere che a chi scrivesse un libro contro un carcere mentre io resto in galera a subire sodomia non consenziente.

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