Lucky Larry, i compassionevoli e la tettona: sfoghi d’agosto

Scrivo sotto incazzatura. Sì lo so sono insopportabile. Il caldo, le cose che devo fare e non sto facendo, gli idioti che mi seguono dappertutto (talvolta pure allo specchio). Ora ci si mette anche un amico, che è adorabile ma mi ha provocata ad agosto, errore gravissimo. Dunque, qualcuno, non io, ha pubblicato su una pagina gestita a più mani – tra cui le mie, ovviamente – questa notizia. Un tizio piuttosto sensibile, a Waterford, si reca in un ristorante dove servono aragoste, ne acquista un esemplare grosso e vecchiotto (7 kg di aragosta sugli 80-100 anni) e, invece che sbafarselo, lo libera in un posto segreto. Spera che il crostaceo, ribattezzato Lucky Larry per l’occasione, possa viversi i suoi ultimi giorni in santa pace, zampettando sui fondali e facendo quel cavolo che gli pare. Bello, stucchevole, stupido. Sì, quel gesto è tutte queste cose. Il ristorante e i pescatori hanno guadagnato lo stesso, Larry potrebbe venire ripescato e trovarsi a dover rivivere per una seconda volta il suo calvario, un’altra aragosta è stata bollita viva al posto suo. Non amo pubblicizzare le liberazioni che avvengono in questo modo perché danno l’impressione, temo, le persone vicine agli animali agiscano in preda a moti puerili e vagamente edificanti, detto fuori dai denti: imbecilli e totalmente inconcludenti. L’articolo menziona, infine, l’episodio di una coppia di turisti tedeschi in Costa Smeralda che, di fronte alla vetrina di un ristorante che espone aragoste vive su ghiaccio con tanto di chele legate, acquista e restituisce al mare gli sfortunati crostacei. Il tutto su insistenza della moglie.

Commento del mio amico:

Avrei preferito che la notizia si concludesse così: “…e appena liberate le chele dal cordocino che le costringeva, il vecchio Lucky Lerry ha pinzato il seno al silicone della turista tedesca, il quale cadeva a terra in pezzi, dopo una sonora esplosione che non pochi vacanzieri ha spaventato”.

Non si può negare che a suo modo sia un genio, e in effetti continuerò ad amarlo, tuttavia leggermelo lì in bella mostra su una bacheca pubblica ha suscitato in me un certo qual prurito e l’impulso irresistibile di sbraitargli contro (cosa che poi è stata), dunque la domanda è: avevo diritto di incazzarmi, o dovrei procurarmi un anti-stress e cercare di reagire diversamente alla canicola? La risposta, secondo me, è che un po’ di diritto ce l’avevo. Lucky Larry è stato liberato da un uomo, Don Mackanzie, e gli individui “compassionevoli” citati nell’articolo sono in prevalenza maschi (due uomini contro una donna), ma lui la battuta ha dovuto farla sulla signora. Perché? Perché è più facile, è più efficace, dajele alla turista tettona e stai sicuro che tutti ne rideranno (mamma mia come rompo i coglioni, sono ormai diventata una fuoriclasse!). Già la crucca ha la colpa di possedere un utero, e quindi di essere sciropposa e volubile per definizione, in più è ricca: qualità detestabile che richiama immediatamente alla mente l’immagine della Vergine Cuccia del Parini, l’aristocratica che solletica amorevolmente il collo del cagnolino puccetto pucciò mentre condanna a morte sicura un’intera famiglia di pezzenti. Non scherziamo, disprezzarla perché è piena di soldi è giusto, sacrosanto. Ma forse che in quel ristorante, a gustare astici, ci stavano seduti dei morti di fame? Van Gogh ha dipinto un quadro che si chiama I mangiatori di patate, non I mangiatori di aragoste. Molto più probabile che la facoltosa turista fosse circondata da altri panzaruti ricconi, parimenti ciechi davanti alla miseria degli umani che sfruttano e dissanguano per contratto e a quella dei crostacei tenuti in cattività e poi bolliti vivi – torturati – per il loro piacere di pochi secondi. Il buon cuore che è solo la bambagia a permetterle non mi pare peggiore del pattume morale che negli altri la bambagia non smuove. Magari, qualcuno, leggendo quella notizia – francamente inutile – , si farà qualche domanda, ne sarà colpito e tale impressione potrà innescare un cambio di prospettiva e un ribaltamento degli schemi consolidati attraverso cui è solito percepire l’aragosta, un piatto prelibato che potrebbe ri-convertirsi nell’animale sofferente che è e che no, non è carino schiaffare sul ghiaccio per poi bollirlo vivo. Non ho molta fede, ma chissà. Certo è che il rumorìo di mascella degli agiati signori intenti a masticarselo e i loro eventuali successivi rutti mutamenti significativi non ne produrranno. Questi grandi uomini, però, ‘sto sarcasmo esagerato non se lo beccano, perché manco ci provano ad uscire dal loro ruolo, e va bene così. Dajele alla turista, dajele alla tettona. Che poi, magari, tettona non lo era nemmeno.

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25 risposte a “Lucky Larry, i compassionevoli e la tettona: sfoghi d’agosto

  1. Ma poi perché supporre che il buon cuore della signora (tettona o meno, francamente non mi interessa, ma concordo pienamente con la critica che rivolgi al tuo amico sull’ennesima osservazione sessista) sia permesso solo dalla sua bambagia? A volte un gesto come quello – apperentemente puerile, insensato, quasi un capriccio esibizionista, un moto sentimentale impulsivo – lo si compie sulla scia di una motivazione molto più profonda e complessa. Te lo dico perché anche io l’ho fatto in passato, rimanendo al contempo pienamente e lucidamente consapevole dell’inanità del tutto, non essendo affatto certa della riuscita dell’impresa (ossia se poi l’animale, nel mio caso erano scampi, una volta restituiti al mare non avessero poi invece avuto una sorte peggiore, anche se dubito che ci possa essere sorte peggiore di quella di essere bolliti vivi), e ben sapendo che comunque in quello stesso istante altri esemplari della stessa specie avrebbero fatto comunque quella fine, magari proprio al posto loro. Però in quel momento tu compi una scelta che è anzi molto più lucida e razionale di quello che può sembrare. In quel momento tu non vedi quegli esemplari quali “esemplari di una specie”, ma come individui (sì, individui) singoli, con una loro storia, delle loro esigenze e pensi che in quel momento sei tu che sei lì davanti e sei sempre tu che sei chiamato a compiere una scelta: “voltarti dall’altra parte o salvarli”. Non pensi e non credi che potresti o che spetti a te salvare tutto il mondo, nè, in quel preciso momento, c’entra molto poi la liberazione animale nel complesso, pensi solo però che, sempre in quel preciso momento, hai le effettive possibilità di salvare almeno una vita. E la salvi. Per quanto inconcludente ai fini della liberazione animale rimanga questo gesto (lo sai che io concordo pienamente con le riflessioni di Marco, inutile compiere operazioni mirate se però il sistema rimane inalterato e vano sperare che la società possa cambiare per aumentata sopraggiunta empatia, così come sbagliato credere che lo specismo sia il trionfo della cattiveria umana e che quindi basterebbe eliminare la cattiveria, essendo invece lo specismo un costrutto storico-sociale e bla bla bla).
    Per dire, io presi la decisione di acquistare (terribile termine, lo so) quegli scampi (un tanto al chilo, per la precisione, e, per inciso, non è che io viva nella bambagia, infatti rimarrà un gesto isolato, non posso permettermi di comprare tutti gli astici, scampi, aragoste che si trovano in vendita) solo dopo un’elaborata riflessione. Non fu un moto sentimentale. Fu una decisione razionale. Posso farlo? Sì. Bene, lo faccio.

    Comunque lo capisci che l’appellativo di tettona alla turista è sempre una manifestazione di teriofobia? Si riduce la signora ad una parte precisa del corpo con evidente richiamo sessuale, quindi la si oggettivizza, sessualizza, solo per screditare anche il suo gesto e quindi l’animale. Ma c’è dell’altro: anche la presunta sensualità (presunta perché, come dici tu, non sappiamo se davvero la signora poi avesse le tette effettivamente grandi o meno) della signora qui viene stigmatizzata e rimossa, quindi si rimuove e si vuole ridicolizzare la parte animale che è in noi.

    P.S.: la battuta su I mangiatori di patate (visto ad Amsterdam, bellissimo) è fantastica. 🙂

    Un abbraccio.
    (e, viva le tettone!) 😀

    • Viva le tettone, sì, che poi in realtà io le preferisco piccole, anzi, odio si parli di misure, ma di fronte al sessismo inconsapevole degli uomini di sinistra sono pronta a sposare anche la causa delle rifatte!

      Per una volta non sono d’accordo con te. Certamente il gesto della turista non è dipeso soltanto dalla bambagia, ma senza bambagia certe scelte non si possono fare. C’ha spesso 500 euri, voglio dire. In ogni caso questo argomento, che viene talvolta impiegato contro i difensori dei diritti animali, si rivela un’arma a doppio taglio e mostra tutta la cattiva coscienza di chi ha creduto di usarlo a proprio vantaggio: un piatto di pasta e fasoi costa molto meno di prosciutto e scaloppe. Come dice Claudio, la carta dell’onnivorismo proletario fa acqua da tutte le parti.

      Non sono d’accordo nemmeno sulla tua lettura della liberazione come iniziativa tutt’altro che emotiva. Quando mi racconti perché l’hai fatto, non fai che confermarmi che hai agito seguendo la tua sensibilità. Una sensibilità che hai elaborato e raffinato, ma sempre di sensibilità si tratta. Il razionale avrebbe guardato a quegli scampi come ad esemplari della specie, è esattamente così che li avrebbe guardati: anche Singer avrebbe ragionato così. Per lui, liberarli, non è stata un’azione morale se non ha inciso sulla sofferenza generale dei crostacei. Mi spiego? Il fatto che tu sia andata oltre al modo più comune di reagire di fronte a quelle bestioline, è stato dettato dal tuo sentire. L’hai assecondato per via della tua integrità, e io l’apprezzo molto più di quanto dò a vedere in questo post, ma non c’è molto di razionale in questo. D’altronde non faccio altro che dire che è proprio questo tipo di razionalità calcolatrice ed autistica che ci ha portato dove siamo, cioè sull’orlo del disastro.

      Ricambio l’abbraccio 🙂

      • Non ho agito emotivamente, ma sentimentalmente, che è un processo ben diverso.
        Il sentimento è il controllo dell’emotività e non è mai disgiunto dalla ragione, per come lo intendo io. Per questo definisco la mia scelta razionale, perché è passata prima sotto il controllo della ragione. Persino l’amore per me è razionale. Volontà. Si può scegliere chi amare e perché. Sempre di scelte razionali si tratta. Non lo sono l’infatuazione e l’innamoramento.
        Certo il sentimento che lì ha prevalso è stato quello empatico. E qui mi puoi dire che non tutte le persone hanno quel tipo di empatia verso gli animali non umani.
        Sì, la cifra spesa dalla signora è stata esorbitante ed io, in quel contesto, non avrei potuto certamente fare altrettanto. Quindi in questo senso è vero che senza bambagia alcune scelte ci sono precluse a prescindere. Però, come ben hai evidenziato tu, rimane il fatto che lei quella scelta l’ha fatta, mentre altri ricconi nella sua stessa situazione invece l’aragosta se la stavano a magnà. 😦

  2. P.S.:
    comunque ho avuto modo di leggere lo scambio che hai avuto sulla pagina FB di Asinus con quel tuo amico. Io sono d’accordo con te e cioè che quel gesto simbolico (oltre ad aver salvato nello specifico una specifica vita) più che indurre all’emulazione (cosa che appunto, anche volendo, solo pochissimi potrebbero permettersi ed incentiverebbe comunque il commercio di aragoste perché alla fine, a chi ci guadagna con la pesca, sai che gli frega se tu l’aragosta la mangi o la ributti in mare, anzi, se la ributti in mare e la ripesca ci guadagna sopra anche due volte e tutto sulla pelle della povera bestiola), potrebbe invece avviare uno spostamento di prospettiva tale da far percepire l’aragosta come un essere vivente da salvare e non solo come un piatto prelibato (prelibato di che, poi? Si tratta anche sempre di condizionamento culturale perché è considerato cibo-status symbol, come il caviale, che fa proprio schifo e così è stato, secondo la tesi di Rifkin, anche il processo che ha portato all’ascesa della carne).
    E poi ovviamente concordo quando dici che non serve di avere chissà quale spettro emotivo (né tanto meno sentimenti simili agli umani) per provare dolore quando si viene bolliti.

    • Hai visto come mi altero alla svelta? Non ho la tua calma. O meglio, normalmente ce l’ho, sono in genere considerata una persona disponibile e pacata (anche troppo), ma su questo argomento…mi hanno succhiato via tutta la pazienza. Non ne ho più. Poi con lui ho chiarito, mi ha detto che ormai non distinguo le offese gratuite dalle critiche. Nùn so, spero si sbagli.

      • Sai Serena, è sempre questione di sensibilità. Una critica percepita come oggettivamente tale ed anche intenzionalmente costruttiva nella mente di chi la pronuncia, può venire recepita come offesa da chi la riceve. Questione di tempi, momenti, sfumature, percorsi, reazioni.
        Io pure comunque mica sono sempre calma. Nello scrivere sì perché per forza di cose la scrittura richiede tempi più lunghi e magari l’impulsività è più tenuta a bada, poi mi rileggo… mi auto-censuro anche a volte. Dal vivo a volte perdo il senno, non mi controllo. 😀
        P.S.: ad esempio oggi scriverei in maniera diversi i commenti a quella famosa discussione su Minima et Moralia. Sempre sostenendo le mie ragioni ed il mio pensiero, ma senza indulgere a battutine piccate e frecciatine, soprattutto non darei spago a quell’Aurora. 😀
        Considero quello scambio una macchia nera nella mia carriera di commentatrice e blogger. 😀
        C’è da dire che ci avevano proprio provocato eh, è che i toni e la parole usate sono stati così indisponenti da non meritare altro che uno sberleffo in faccia.

  3. Già la crucca ha la colpa di possedere un utero HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

    la crucca buahiahuahaha

    mi ricorda un racconto che lessi su un Confidenze della mia mammy, e c’era questa femmy un po’ svampy che libera le aragoste nel fiume e il tizio che doveva mangiarsele con lei non ha il coraggio di dirle che nel fiume sarebbero crepate sicuro

  4. si sono confusa perc mi sembra molto selvatico e naturale il coccolare la preda prima di mmangiarla, anche se so bene che non c’è niente di giocoso e spontaneo in quelle fotografie

    dico non potevamo essere indiani e bom? e invece guarda qua.

    • Cioè l’idea che la colpa risieda non nell’atto in sè ma nella consapevolezza del dolore altrui e della possibilità di evitarlo mi atterrisce, significa che quell’atto gigantesco di responsabilità resta lì sospeso sulle nostre teste e però è ingiusto anche questo. Cioè è ingiusto essere tanto consapevoli. Il dolore è talmente inevitabile e universale che averne piena coscienza

      • anche per cercare di limitarlo è devastante.

        basta non riesco a scrivere da qui poi mi sono intristita perc non è che il morte tua vita mia se ne va via in due botte di spugna, e succede continuamente anche senza scomodare la macellaz., un ciclo continuo di sommersi e salvati, anche volendo fare ordine un pezzettino per volta si smarriscono i confini. Non voglio essere disfattista ma io personalmente mi sento sopraffatta e per me il problema non è la salsiccia grigliata ma questo sistema di prevaricaz. dettato dalla natura e dalla meritocrazia e dal potere e dalla violenza e dall’ingordigia. Il dramma è tutto contenuto nel nostro sguardo. Il dolore, tangibile che sia o meno, è insito nella natura, non importa proprio a nessuno se non a chi può vederne chiaramente le ramificaz., non basta provare dolore per essere nei guai. Che ci si possa muovere verso una società antispecista è bello molto ma prima bisogna spazzare via le leggi della giungla e vivere della nostra giocosa intelligenza. Onestamente l’umanità mi sembra abbondantemente compromessa ma se uno ci vuole sperare.

      • Se non riesci a scrivermi da qui puoi scrivermi altrove, o non scrivermi affatto, o scrivermi quando ci riesci. Parli di Natura ma non si può sentire, è veramente l’ultimo rifugio dei pusillanimi. Non è vero che anche volendo fare un pezzettino si smarriscono i confini: una società diversa da questa è obiettivamente possibile, e la nostra affinità per così dire congenita con il dolore non è una buona giustificazione per moltiplicarlo all’infinito. Non si può citare il leone e la gazzella e il cerchio della vita di Mufasa davanti alle cifre spaventose degli animali macellati, sperimentati e scorticati per le loro pelli, è semplicemente disonesto. So che non volevi dire questo ma devi stare attenta quando usi la parola Natura, è un termine abusato e sovraccaricato di significati ideologici che sarebbe bene adoperare con molta parsimonia. Nemmeno io la vedo tanto bene l’umanità, ma oh, siam qui, proviamoci.

      • Il mangiar l’altro è forse l’atto più estremo di prevaricaz. che la natura ci consente. Ma tutte le competizioni, io credo, sono violente. A me non me ne fotte un cazzo dell’uguaglianza, dei meriti e del cazzo ne so, io voglio che uno sia guardato non con uno sguardo metallico standard. Nessuno è visto, siamo tutti quantificati, “stimati” secondo un’ipotetica scala di valori per cui possiamo essere OK oppure no. Nessuno guarda da vicino. Insomma è la regola, la competizione. Il mangiar altri è una delle tante espressioni violente del volersi sentire affermati, per vivere rotolandosi nella disfatta di quelli che non sono stati in grado.
        Ma è una violenza che non sconvolge l’immaginario. Il tutti contro tutti è un gioco vecchio a cui siamo ben abituati. e mi fanno paura quelli che “il merito, il merito!”. Non c’è affetto, è sempre la stessa corsa al buffet che fa tanto vergognare tutti quando poi non è davvero niente altro che quello, tutto.

      • in altre parole: la sensibilità degli esseri umani viene stuprata continuamente. ci educano alla competizione, ci fanno credere che ci sia un nemico da comb. ma non è vero niente, ci dicono che devi spaccare il culo al mondo PERCHE NESSUNO TI DA NIENTE PER NIENTE; la grande massima della gente ok che si fa molto il culo perc loro sono ganzi, uoei.

        Anc io ho interesse all’idea di sradicare questo meccanismo violento, perc non ci credo che l’umanitò è stronza e va così il mondo. Io credo in altro e vorrei fare altro. Vorrei giocare ma non so come portare tutti nel mio giardinetto da binby, voi?

      • Andrebbe cambiata tutta la societò che non permette loro di vedere il tuo giardinetto da binby, ma ora è troppo presto e una soluzione a portata di mano non c’è. Teddie suggerisce che tutto questo freddo si combatte dando avvio, nell’ambito individuale, a delle possibilità che gli si contrappongono. Io dico che puoi provare a mettere una musichina – Britney! – e alzarla un sacco, magari arrivano.

  5. No allora non mi sono spiegata bene. La natura non ha coscienza, non contempla il dolore. La natura è lotta per la sopravv. della specie, l’evoluz. e balle varie. L’uomo si discosta dalla natura perc è sensibile e può vedere, ma nonostante questo ne riproduce i meccanismi. Non credo che la natura sia buona o cattiva, semplicemente è insensibile al dolore. L’uomo no. per questo dovrebbe servirsi della propria sensibilitò come uno strumento, ma non è questo che succede. Non ho capito la storia della natura e dei pusillanimi. Il mio discorso voleva solo far presente che siamo intrisi di meccanismi di prevaricaz., che a me sembra una delle eredità ingombranti della natura.

    • La natura è lotta per la sopravv. della specie, l’evoluz. e balle varie.

      Ahahahahahah. Vedi l’essere umano un po’ troppo separato dal resto del vivente, mi sa. In Natura c’è tanta sopraffazione quanto altruismo, leggi qualcosa sulle grandi scimmie. Ma anche su altri mammiferi, il cane ad esempio è perfettamente in grado di empatizzare col padrone.

      C’è una violenza congenita, questo è certo, ma a mio avviso il grosso della prevaricazione e soprattutto dell’indifferenza sono prodotti socialmente, quindi non ha senso ridurre tutto ad un’eredità ingombrante della Natura: siamo animali culturali! Questo dicevo, ma ho pure un gran caldo, c’è ancora il ragno di ieri e mi fa male il piede che me lo sono storta.

      • ma perc te la sei presa molto per la faccendy della natura? mica hi detto che gli animali non sono capaci di atti altruistici, mi riferivo ai meccanismi della lotta per la sopravvivenza in gegenerale ma hey! ho parlato di natura e potere e educaz., non volevo ridurre tutto alla madre di bambi : (
        e nemmeno personificarla. comunc rimmango moltto confusa, e certo mi dispiace per il tono dei miei post sopra perc sembra un tono che si prende troppo sul serio e in modo arrogante quindi mi sa che è meglio che non mi faccia più prendere da impeti truci. al di là del fatto che io non abbia gli strumenti per parlarne è proprio me seria che non sopporto CIAO! a dopo : >

      • Ma non me la sono presa con te! Di solito chi parla di “violenza naturale” o cose del genere lo fa per giustificare determinati comportamenti che gli fa comodo mantenere, è questo che mi infastidisce. Prima hai descritto una serie di cose che ti turbano, la freddezza di certi sguardi, il calcolo, “nessuno ti dà niente per niente” : hai notato che questi atteggiamenti sono propri di chi è più integrato? Adorno mica per niente vedeva l’unica possibilità di salvezza nei disadattati, nei paria, nei reietti di questa società: è la società a produrre gran parte di quello che tu stessa biasimi. E allora ha poco senso che continui a parlare di Natura 🙂

        tvtb

  6. @ Regalini
    E’ vero che nella natura c’è tanto dolore, nasciamo per morire in fondo e già questo di per sé è inaccettabile. Ma il dolore non è agire il male, è una cosa diversa.
    La società non si è solo limitata ad imitare certi schemi di sopraffazione del più forte sul più debole, li ha perfezionati fino all’inverosimile ed è andata oltre. Ma questo andare oltre in un certo senso ci permette oggi di osservare con consapevolezza quello che abbiamo fatto e di poter porvi rimedio.
    Elias Canetti scriveva che prosperiamo su un mondo di cadaveri, ed è vero perché in natura il ciclo delle prede e predatori è infinito e questa consapevolezza può atterrire (ti consiglio la lettura di un racconto molto breve di Dino Buzzati, si intitola “Dolce notte” e lo trovi anche in rete, davvero brevissimo), però, ripeto, il dolore, la consapevolezza della sofferenza insita nel semplice vivere (nelle filosofie orientali si chiama karma) è cosa assai diversa dal male agito, quello di chi alleva e sfrutta i vivente.
    A me pare importante distinguerlo.
    Un saluto.

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