I matti ci piacciono?

Si rendono necessarie alcune precisazioni che mai avrei pensato di dover fare ma tant’é, la vita è un’emozione continua. Cerco di cavarmela alla svelta. Pare che qualcuno, leggendo l’intestazione del blog («solo i pazzi dicono la verità al dominio», che è l’ennesima citazione adorniana e probabilmente andrebbe messa tra virgolette anche lassù, ma sono così antiestetiche…) e altre cose mie, abbia ritenuto che il mio modestissimo contributo alla causa dell’antispecismo si risolva in una celebrazione della genìa dei mentecatti. In particolare, si sono messi in testa io mi sia lanciata in una rivisitazione acritica dell’antipsichiatria e della follia intesa in senso nietzschiano. Non è così. E per almeno due ragioni:

1) Non conosco nulla di antipsichiatria, e solitamente la lettura di francesi del calibro di Deleuze (ma anche solo di francesi…) mi provoca fastidiose irritazioni in tutto il corpo e un irresistibile desiderio di scaraventare il libro fuori dalla finestra.
2) Non ho idea di cosa sia la follia intesa in senso nietzschiano, di Nietzsche parlo poco e solitamente non bene (Pasquale so di darti un dolore, perdonami), l’ho letto di malavoglia e sempre con la spiacevolissima  sensazione il suo ego si interponesse tra me e il testo, guastandomi l’umore.

Sostanzialmente, l’unica «irragionevolezza» che qui si esalta è quella della dialettica, la celebre «irragionevolezza di fronte alla ragione dominante». Essa non è irrazionale di per se stessa, ma solo secondo i canoni di un mondo retto dall’intercambiabilità, dal principio di equivalenza e di fungibilità universale e da quel pensiero normativo che, solidale con questo, si contenta della sua legalità formale e considera futile o inessenziale tutto ciò che resiste alla ricognizione nel concetto: esso violenta l’oggetto, che non sempre può essere pensato secondo le regole del pensiero, e a questa violenza la dialettica si oppone. Come scrive Remo Bodei: «il pensiero dialettico cerca di pensare la “storia congelata delle cose”, quel nocciolo temporale del divenire che gli scientisti si nascondono e che filtra, al di là di ogni ideologia, nell’arte e nel pensiero non regolamentati, procedenti “per intermittenze”, tesi verso il “non ancora”».  La barbarie come rovescio della cultura sta proprio nell’autoreferenzialità di una ratio che rifiuta di calarsi nel particolare (o lo fa solo nominalmente, come secondo Adorno in Hegel) e gli estorce una «conciliazione forzata» che non può rendere conto della complessità del reale né sa nominare la realtà del dolore. Ciò che essa ha espunto ai suoi margini ma non è stata in grado di eliminare può allora essere assunto come prova della sua cattiva coscienza, ma questo non si articola mai nell’esaltazione di un irrazionalismo sciatto e a buon mercato, contro cui Adorno non si stancò mai di mettere in guardia: stringenza dell’argomentazione e attenzione al particolare (che poi è attenzione al linguaggio, che come ci ricordano Gigio – grazie, Gigio! –  e soprattutto Lucio Cortella, nella sua funzione espressiva più che denotativa diventa «la chiave per una concezione non meramente identificante del pensiero»: e questo spiega perché la scrittura di Adorno sia così ostica e meravigliosa, spesso vera e propria prosa d’arte) debbono andare di pari passo. Il pensiero deve pensare contro se stesso pur non rinunciando a se stesso, spingendosi sul crinale della follia e del paradosso: perché se non si mette veramente in gioco, guardando in faccia il negativo e accettando di perdersi in esso, rimane pura esercitazione tecnica, tautologia.

Il compito della dialettica è di dare lo sgambetto alle sane opinioni circa l’immodificabilità del mondo, coltivate dai potenti  […] La dialettica non può arrestarsi davanti ai concetti di sano e malato, e neppure davanti a quelli, strettamente affini, di ragionevole e irragionevole.  Una volta che ha riconosciuto per malato l’universale dominante e le sue proporzioni, – e nel senso più letterale, definito dalla paranoia, dalla «proiezione morbosa»,  – vede la sola cellula di guarigione in ciò che, commisurato a quell’ordine, appare malato, eccentrico, paranoide o addirittura folle; ed è vero oggi, come nel Medioevo, che solo i pazzi dicono la verità al dominio. Sotto questo aspetto, il compito del dialettico sarebbe quello di consentire alla verità del pazzo di pervenire alla coscienza della propria ragione, senza la quale – del resto – perirebbe nell’abisso di quella malattia che il sano buon senso degli altri impone senza pietà.

(Th. W. Adorno)

Annunci

7 risposte a “I matti ci piacciono?

  1. leggere le tag in fila è proprio bello

    Antispecismo Antonio

    carcere dell’umanità cavallo

    Gaber gaystatale

    Infanzia Intersex

    Primo Levi Queer

    toro transgender

    Shoah Tauroetica

    veganismo Wittgenstein
    zoo

    [l’ultima non vuol dire niente ma adoro il modo in cui suona e quello zoo minuscolo sotto un veganismo gigantesco]

    ciao

  2. A volo, prima di continuare a leggere l’articolo:
    ah ah, nessun dolore, Serena,
    già conoscevo i tuoi post e le tue battute antinietzschiane prima di chiederti l”amicizia’ su FB…
    e sorridevo di quanto ero antinicciano io da giovane.
    Sarei un pessimo lettore di Nietzsche se lo leggessi da nicciano >:>

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...