Siate affamati, siate stupidi

apparso su Asinus Novus e Antispecismo.net

C’è un punto, nel bel romanzo Vergogna di J.M. Coetzee, in cui il protagonista, David Laurie, si ritrova davanti ad un cumulo di cadaveri di cane accatastati che vengono fatti a pezzi a colpi di vanga e quindi inseriti nel forno crematorio. Sebbene pienamente consapevole dell’insensatezza del suo gesto, David comincia una battaglia tutta sua per garantire a quei corpi un pur misero riconoscimento postumo: che non vengano abbandonati tra i rifiuti e la comune spazzatura, e giungano intatti all’inceneritore. Mentre David, sullo sfondo, ostinatamente vi lavora, il narratore rivela a chi non l’avesse capito da sé perché il suo protagonista abbia deciso di farsene carico:

Per quale motivo si è preso questa incombenza? […] Per amore dei cani? Ma i cani sono morti; e poi che ne sanno i cani di onore e ignominia? Per se stesso, allora. Per la sua idea del mondo, un mondo in cui gli uomini non dovrebbero prendere a badilate i cadaveri per bruciarli più facilmente.

Ma ancora, e soprattutto: «David si batte per salvare l’ onore di quei cadaveri perché non c’è nessun altro così stupido da farlo».

Io credo sia il caso vegetariani e vegani si rendano conto di essere malati della stessa stupidità di David Laurie. Se la salute sta dalla parte della ragione dominante, non mi pare vi sia un reale motivo per cui vergognarsene. Allo stato attuale delle cose, scegliere di non consumare prodotti di origine animale ha più o meno la stessa valenza di quello strampalato tributo post mortem: nessuna. Questo ovviamente se la si considera secondo parametri strettamente razionali, e in effetti io sono convinta gran parte del suo valore risieda proprio nel fatto di spezzare quella logica glacialmente calcolante che ha ormai spoliato tutto il vivente e ci sta facendo marciare a passo sempre più spedito verso l’autodistruzione (il tutto in maniera molto lucida e coerente). «Che tutto continui così è la catastrofe» (Benjamin), e non si capisce perché la follia di un moto totalmente gratuito e inutile, che a quella si oppone, dovrebbe essere più folle della follia che vi si adegua.

Ma è necessario prenderne atto: in questa società essere vegani non salverà gli animali. È necessario prenderne atto e resistere alla tentazione di rimuovere questa dura consapevolezza od occultarla: perché il rimosso torna sempre, e in forme irriconoscibili e nocive. L’ossessione che molti vegani nutrono per un’alimentazione metodica e incontaminata da cibi di provenienza non vegetale, che non è di nessuna utilità per la diffusione dell’antispecismo perché, come ha mostrato Antonella Corabi in un articolo che tutti dovremmo leggere e rileggere, sposta continuamente l’attenzione dalla tragedia animale a una banale scelta alimentare, ha qualcosa dell’atteggiamento di stampo nevrotico, in cui cerimoniali e rigida ripetizione dei gesti diventano scudo contro una verità che non è stato possibile sostenere e chiede ora di riemergere.

Non fraintendetemi, questo non è un invito a non essere vegan; anch’io lo sono, e scegliere i miei pasti ha per me una funzione importante: evitare di ricadere in quell’alienazione da cui mi sono tirata fuori a fatica. L’alienazione di questa società, evidente nel buon padre di famiglia che sorride con dolcezza al vitellino di cui finanzierà la iugulazione, o in chi non può reggere la vista di una macellazione ma di nuovo tornerà ad acquistarne i prodotti belli lindi e incellophanati è anche la mia, è ancora la mia. Amavo i cibi animali e neppure ora mi disgustano, e spesso mi capita di chiedermi che senso abbia averli eliminati in toto. Non ne ha. Non è perché si desidera irresistibilmente la carne che nella maggior parte dei casi si ricomincia a mangiarla: si ricomincia per frustrazione, perché non si trova più un senso nel non farlo. Ma se quel senso lo si era inteso in maniera puramente strumentale, non l’aveva neanche prima.

La stessa coerenza che si richiede inflessibilmente a se stessi per proteggersi da un dubbio di natura interiore, viene quindi esibita all’esterno, a tutelarsi da ogni possibile obiezione: ma anche qui si rivela una strategia del tutto fallimentare. Se non siamo abbastanza coerenti, verremo additati come ipocriti; se lo siamo troppo, ci chiameranno fanatici. In aggiunta a questo, va rilevato che in una società che ha le sue basi nello sfruttamento animale è palesemente impossibile evitare del tutto prodotti che vi siano invischiati, come d’altronde è impossibile sottrarsi completamente ai prodotti dello sfruttamento umano: e ci sarebbe da chiedere ai fieri difensori dell’umanismo come possano sentirsi sempre tanto autorizzati a parlare di coerenza nelle loro scarpe made in Taiwan. Invece di riconoscere quanto chimerica sia ogni pretesa di assoluta coerenza, e spostare la questione dalla dimensione del consumo privato a quella più propriamente politica, accade che il vegano introietti lo spirito poliziotto del carnivoro e lo riversi con rabbia su altri vegetariani e vegani. A quante liti demenziali mi è toccato assistere, scatenate dall’aver confessato di consumare alimenti con una concentrazione dello 0.001% di latte, e quanti sciocchi, assurdi, sbagliati sensi di colpa per aver ceduto una volta, o aver ingerito carne senza neppure saperlo… Ragazzi, la vita è già abbastanza dura. Tutto questo non è di alcuna utilità, e causa un gran dispendio di energie che potrebbero essere impiegate altrimenti.

È il caso che vegetariani e vegani si rendano conto di essere malati della stessa stupidità di David Laurie. Nella «realtà bloccata» sono solo le piccole minoranze, i reietti, i deboli, i folli, che dalle loro trincee sparse possono tenere viva la speranza che «destino e potere non abbiano l’ultima parola» (Adorno). L’ostinazione degli stupidi potrebbe muovere mondi.

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9 risposte a “Siate affamati, siate stupidi

  1. capolavoro! forse la cosa più bella e necessaria che hai scritto 🙂

  2. Ma se Leonardo parla di scorregge ogni tre per due? 😀

    • Ahahahah, ma le sue non sono scoregge qualsiasi, sono scoregge di analitico! Comunque ho visto la tua mail e l’ho pubblicato anche lì, speriamo siano tutti al mare e nessuno se ne risenta 🙂

  3. Ciao Serena,
    sono davvero interessanti le tue riflessioni, come sempre del resto.
    Comunque se tanta gente ci definisce estremisti è pure perché si è sdoganato il pericoloso concetto che è possibile amare e rispettare gli animali pur mangiandoli o indossando le scarpette in pelle. Quindi noi che rifiutiamo “addirittura” di mangiarli siamo proprio esagerati!!! E che diamine un po’ di buon senso, di mezze misure! 😀
    A volte mi domando anche io che senso abbia essere diventata vegana visto che non sto di fatto contribuendo a salvare qualche animale e che il mio rifiuto di consumare prodotti animali inciderà sul mercato dello 0,000001 per cento (o anche meno). Il fatto è che, in primo luogo, mi riesce proprio difficile pensare di tornare a mettere in bocca un mio simile o di partecipare del suo sfruttamento. Me ne se sono tirata fuori. Punto. Gli animali non li considero proprio più cibo, né più e né meno di come non considero cibo il mio vicino di casa o il mio cane o i miei gatti. Così per il latte e le uova: subito mi vengono in mente le tremende scene dell’allevamento Bruzzese (uno dei tanti) o delle mucche stipate nei recinte con i prolassi ed il pus nelle mammelle per l’eccessivo sfruttamento. E poi penso alla loro non-vita, al fatto che qualcuno le abbia fatte nascere apposta per tenere rinchiuse e sfruttarle. E allora non posso che dire “no” a tutto ciò che vi è in qualche maniera connesso. Non si tratta affatto allora in questa ottica di essere estremisti, ma di essere semplicemente “animali umani” dotati di empatia. Animali umani che scelgono sulla base di un principio etico. Da qualche parte ho sentito dire – voi filosofi me lo confermerete – che un comportamento etico guarda oltre il risultato della propria azione e trova il suo senso pure se l’effetto sperato dell’azione dovesse non avere luogo o annullarsi (ché altrimenti sarebbe utilitarismo e non etica). Ecco, è un po’ come quando faccio la raccolta differenziata: io so che probabilmente nella mia città non funziona come dovrebbe nel passaggio finale, che se anche i cittadini la fanno poi alla fine viene rimesso tutto insieme, ma non importa, io la faccio comunque perché se io per prima vengo meno al mio dovere di rispetto ed educazione civica, allora tutto va in frantumi. Ma vorrei far capire che il mio gesto è qualcosa di più di perbenismo o di un rispetto passivo delle norme. Esso è la conseguenza di una mia integrità morale relativa ad una riflessione sul senso delle mie azioni e del mio stare al mondo, relativa ad una visione dell’esistenza che non è egoistica, ma indirizzata al rispetto del prossimo (animale umano o non umano che sia). Chi sono io per far soffrire altri volutamente?
    A parte la lotta continua che conduco ogni giorno contro l’indifferenza che pervade più o meno tutti, ma se io per prima non mi faccio carico di questa assunzione di responsabilità etica, che senso avrebbe desiderare una società diversa o indignarsi per lo sfruttamento?
    Secondo me è sbagliato continuare a definirsi vegani, dire “io sono vegano” ecc. perché ciò è solo la conseguenza dell’aver sposato la battaglia dell’antispecismo.
    Io preferisco sempre affermare qualcosa che davvero mantenga vivo e presente il senso della mia scelta: no, grazie, io non mangio altri esseri viventi. No, grazie, sono contraria allo sfruttamento di altri esseri senzienti. No, grazie, così come non mangio il mio cane, non mangio nemmeno il maialino senza nome.
    E mi viene sempre tanto da ridere quando qualche carnivoro impenitente si sente offeso perché noi gli ricordiamo che è privo di etica, di empatia, che è pure un po’ stronzo ecc.. Oh, ma che accidente vuoi, mangi gli animali, contribuisci alla loro sofferenza e ti devo pure devo dire “bravo”? 😀

    • Ciao Rita,
      sono d’accordo con te, su tutta la linea: nemmeno io considero più gli animali cibo, solo che quegli stessi meccanismi che agiscono sul consumatore medio perché rimuova tutto ciò che è dovuto accadere prima che si trovasse nel piatto quello che effettivamente sarà il suo pasto (sarebbe magari interessante scrivere qualcosa sul “suicide food”, quel tipo di pubblicità in cui sono addirittura gli animali a gettarsi nella scatoletta e chiedere di essere mangiati, vedi Simmenthal o altri obbrobri del genere) risultano efficaci anche su di me. Insomma io voglio continuamente ricordarmelo, resistere alla lobotomizzazione: questo è il senso del mio essere vegan, non c’è altro.
      Quanto al resto che hai scritto, innanzitutto declino con un sorriso l’appellativo di “filosofa”, che ogni volta che vedo quella parolaccia associata al mio nome penso che da qualche parte, nel mondo, un filosofo vero muoia; in secondo luogo credo di poter dire che tu sia una fervente kantiana 🙂 In Kant l’azione morale non è necessariamente finalizzata a uno scopo, morale è anche l’intenzione: questo si intende per “dovere per il dovere”. Sono kantiana anch’io, comunque (Nietzsche ci avrebbe definite religiose).

      • “Nietzsche ci avrebbe definite religiose”.
        Religiose nel senso di lasciare che a guidare le proprie azioni sia un fine superiore, non specificamente motivato dal raggiungimento di un fine immediato? In quel senso sì. Certamente.
        Bisogna sempre saper guardare “oltre”, no? (non in senso deistico e fideistico ovviamente, ma credo non ci sia bisogno di specificarlo, io sono atea).

      • Esatto. Comunque in Nietzsche non c’è proprio spazio per un’etica, figuriamoci per un’etica che rifiuti categoricamente di definirsi in base ai puri rapporti di forza. Sul dovere per il dovere infierì con un sarcasmo esagerato, per lui questo imperativo formale che dovrebbe guidare la condotta rimane un retaggio della religione, una cosa ridicola. Inoltre aveva in gran spregio la pietà e la compassione, che considerava segni di decadenza.

  4. molto meglio l’etica dell’intenzione che l’illusione che diventando vegan si salvano automaticamente animali (che ha come conseguenza il fatto che l’impegno principale diventa convincere tutti quelli che incontri a diventare vegan e se non lo fanno sono stupidi o in mala fede…)

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