Teriofobia for dummies

L’articolo Teriofobia di Marco Maurizi ha suscitato numerose critiche. Non mi riferisco al disappunto che esso ha sollevato tra i sostenitori della vegefobia, che si vedevano ivi contestato un concetto nel quale evidentemente credono e al quale hanno ritenuto di dar forma con una risposta collettiva, quanto a commenti assai più ironici e svagati, dispersi qua e là nel web. Questi scemi di vegani, s’è detto, si sono inventati pure la “teriofobia”: mangiamo la gallina perché ne abbiamo paura.
Ora, persino io sono persuasa che noi vegani troppo furbi non dobbiamo esserlo, ma se volete pigliarci per il sedere in maniera efficace, dovete farlo nel modo giusto. In particolare, se avete intenzione di farci passare per imbecilli, dovreste previamente preoccuparvi di non passare per imbecilli voi stessi: come posso prendervi sul serio, se sembrate ancora più imbecilli di me?

Marco Maurizi dà una definizione di teriofobia non banale, o almeno non appiattibile sulla banalizzazione che ne è stata fatta. In effetti, Maurizi ha una grandissima colpa: quella di argomentare in maniera articolata. Sei noioso, Maurizi! E anche un po’ grafomane. Questa imperdonabile macchia gli vale immediatamente il suo castigo: chiunque citi quanto scrive, tre volte su quattro lo distorce. Io non so quale sia la reale causa di questo contrappasso fatale, ma mi sento di avanzare tre ipotesi:

a) Il Maurizi non è letto
b) Il Maurizi non è compreso
c) Il Maurizi è volutamente frainteso, in malafede

Poiché la terza alternativa è la meno edificante di tutte – o almeno lo è per me – ed io, come ogni antispecista che si rispetti, vivo in un fatato universo Disney dove cattiveria e disonestà non esistono, voglio credere la leggerezza di chi ha parlato di “paura della gallina” sia imputabile al non aver letto o al non aver inteso. Nel primo caso, invito caldamente l’infelice a provvedere; nel secondo, mi offro volontariamente come interprete o insegnante di sostegno. Dovrebbe essere abbastanza facile seguirmi perché, mentre Maurizi legge Hegel in tedesco, io faccio la cretina su facebook. Questo potrebbe riverberarsi nel nostro stile.

Fortunatamente, sui social network succedono anche cose interessanti. Gramsci, per capire la società, studiava i rotocalchi, e Adorno speculava sulle rubriche di astrologia: io sono una quaquaraquà qualsiasi, ma gli occhi per vedere ce li ho. Forse anche un cervello per pensare.

Prima di spiegarvi perché cito i social, facciamo un passo indietro. L’articolo di Maurizi descrive la teriofobia nei termini di una paura dell’animale, sì, ma aggiunge subito che ciò che fa davvero paura è l’oggetto di una rimozione. Non vi è alcun bisogno di aver letto Freud o i Francofortesi – che pure sarebbe bene leggersi – per ammettere che l’umano si costituisce nel suo distinguersi dall’animale, che questa contrapposizione è una caratteristica strutturale della civiltà. Ovviamente la contrapposizione è soltanto apparente: siamo animali pure noi e, per vivere in società, assieme alle vacche abbiamo addomesticato anche noi stessi. Credete che il gesto con cui ci siamo elevati al di sopra del resto del vivente non abbia avuto alcuna ripercussione a livello simbolico? A meno che non siate ancora invischiati in quella vetusta tradizione filosofica che fa del sé una sostanza immateriale ed eterna, distinta dal corpo, dovete ammettere che la nostra identità, lo stesso concetto di umano, non è qualcosa di fisso e immutabile ma si articola nel corso della nostra storia ed è suscettibile di continue aggiustature e raffazzonamenti. Siamo ciò che facciamo, e tenete conto che di cazzate ne facciamo parecchie. Se, dacché è nato, l’uomo civile si è pensato come assolutamente separato dagli altri animali, non potete sperare di ricucire questa frattura dando un paio di esami su Dawkins all’università. O forse potete, ma qui – e finalmente veniamo ai social – non lo state facendo:

L’immagine è quella di una giovane donna che allatta un cucciolo di pecora. Può essere un’immagine forte, e ci sarebbe da capire perché, ma ciò che viene mostrato è pace e freschezza. Veste di azzurro, su un prato. La carnagione è chiara, la pelle perfetta, il seno piccolo e florido. È bella, è immersa nella natura, non c’è niente di volgare. Eppure guardate i commenti: “dimmi che non era un porno”, “imbarazzante”, “una nuova peversione”, e in ultimo “e con questa immagine disgustosa cosa vorrebbero dimostrare?”.

I termini porno e perversione, utilizzati in un’accezione chiaramente negativa, richiamano la sfera della promiscuità sessuale. Imbarazzo sembra sinonimo di disagio. Disgustoso non ha bisogno di essere tradotto: dà il voltastomaco. Paiono reazioni un filino spropositate, in relazione a una bella figliola che dà il suo latte a un neonato (sebbene non umano). I nostri telegiornali passano di continuo servizi di cani che allattano gattini o cose del genere, e alla gente il tutto sembra tenero ed edificante, perché questa ragazza dovrebbe apparire “sporca” o fare schifo? Perché l’essere umano non è un animale come gli altri, evidentemente, e tale deve restare: mettere in dubbio questo limite provoca rabbia e fastidio. Ma la promiscuità che la fotografia suggerisce non è certo di tipo sessuale. Quella meravigliosa poppata interspecifica sfuma il confine che abbiamo posto tra noi e loro, e che ci consente di riconoscerci, di sapere chiaramente chi siamo. Se gli altri, i totalmente altri in opposizione ai quali ci siamo sempre definiti si avvicinano tanto, cosa succede? Si approssimano, ci toccano, succhiano, proprio come succhierebbero i nostri figli: skàndalon! I peli si rizzano e si accappona la pelle. È un moto difensivo, un automatismo incontrollato che dice tanto sulla teriofobia, forse più delle parole. Se non avete letto Maurizi, o non l’avete capito, interrogate quel disgusto.

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29 risposte a “Teriofobia for dummies

  1. Lascia che sfrutti la mia ritrovata libertà individuale (sembra che io e MV siamo di nuovo individui separati, o almeno che la cosa sia tornata evidente) per darti una mano nel risolvere i tuoi dilemmi: la risposta giusta è la due, il Maurizi non è compreso, e non è compreso perché il suo target è costituito da una persona sola, e quella capisce tutto benissimo senza alcuna difficoltà. Gli altri, se vogliono, si arrangino pure. Ecco, esattamente come Hegel (purtroppo l’ho letto solo in Italiano e in parte in Inglese, ma lo stile un po’ l’ho assimilato anche così). L’unico dettaglio è che Maurizi non è Hegel, e malgrado questa possa sembrare una quisquilia, posso assicurare che fa la differenza sotto molti aspetti piuttosto importanti, tipo lo spazio dedicato nei programmi ministeriali.
    Infine, non incoraggia al cimento neanche il fatto che reputi degni di dialogo solo, fra i già pochi che hanno voglia e capacità di ascoltare i suoi neologismi, quelli che mostrino un’atteggiamento di tacito accordo oppure siano semplicemente troppo meno furbi (o con troppo poco tempo libero) per giocarsela su quel livello.

    Spero di esserti stato d’aiuto in qualche modo e che stanotte dormirai con rinnovata fiducia nell’umanità, visto che io dal canto mio aborro la stupidità molto più che la disonestà e quindi i miei sonni non saranno altrettanto tranquilli.

    Nel merito dell’annosa questione “teriofobia” invece non entro, almeno qui, visto che la mia nuova linea di condotta è di addentrarmi in dibattiti complessi solo quando sono sicuro che potrò dire quello che mi pare.

    • Ciao.
      Scusa se ti rispondo con tanto ritardo: non so quanto ti parrà verosimile, ma il tuo commento era finito dritto dritto nella cartella antispam, e l’ho notato solo ora. Non ce l’ho messo io, forse il mio angelo custode, il che implica che dovrei cominciare a crederci. D’altronde, essendo animalista, non dovrei fare una gran fatica.
      Ho letto sia Hegel che Maurizi, e debbo dire che il secondo è decisamente più comprensibile del primo. Il suo target non è affatto costituito da una persona sola, anzi spesso di lui si loda lo sforzo di rendersi comprensibile anche al di fuori dell’accademia (non lo faccio io, ma un altro lettore: evidentemente siamo in due). A me l’articolo Teriofobia è sembrato tutto fuorché oscuro. Sospetto tu volessi semplicemente insultarlo.
      Vedi io credo che tu sottovaluti, e parecchio, come il tuo modo di porti indisponga l’interlocutore ad avere un dialogo con te. Non capisco se ti abbiano insegnato ad iniziare un confronto sputando in faccia a chi ti sta di fronte, pur senza magari conoscerlo, e quindi lo reputi del tutto normale, o se semplicemente sputazzi di continuo, senza accorgertene.

      Ti ringrazio per esserti fatto carico delle mie notti insonni. In realtà, dormo benissimo: una delle benedizioni del non esser troppo furbi.

      • Anche io lo comprendo, il Maurizi. Una cosa non reciprocata, per inciso. Ma vedi, quando molti si lamentano di una non comprensione, qual è il sospetto? Che non sappia comunicare. Con me comunica benissimo, capisco ogni virgola, te l’assicuro, forse capisco troppo XD
        Ma mi si è chiesto di comunicare con regole che non sono le mie. Mi si è chiesto di trattenermi, praticamente; perché io non insulto mai le persone per primo (e spesso neanche per secondo, faccio il tit for two tats), ma non ho mai avuto pietà per le idee.
        Che non mi stia simpatico è ovvio, non mi piace chi mi censura, e i motivi non sono affar mio. Inoltre trovo il suo modo di argomentare incredibilmente irritante.

        Vedi, moltissimi mi chiedono di cercare di sopperire alla mia mancanza di empatia, di comprenderli, di trattarli gentilmente, di indorare le pillole, insomma di dire “sei stupidino” quando sto pensando “sei stronzo” o, per ricalcare una situazione più aderente al mio modo di vedere il mondo, “stai dicendo cose che a mio avviso sono piuttosto imprecise “quando penso “ma che ti sei bevuto prima di scrivere?”
        Non riesco a capire come mai la gente possa desiderare simili delicatezze, è una mia debolezza. E d’altro canto, la gente di solito ha la debolezza di non capire che la cosa che irrita di più me invece è proprio che mi si tratti con falsa gentilezza. Se io penso rosso, e tu pensi verde, e stiamo parlando di questioni di una certa rilevanza non puoi pensare che ci sia un modo carino per dirlo. Si può convivere comunque in modo più o meno pacifico, ma non puoi pensare che se mi tiri fuori “vesso” o “rorde” mi fai una gentilezza. Non a me. Per me vuol dire che mi prendi per scemo; invece pare che a molti piaccia sentirselo dire.
        Per me dire a una persona ciò che penso è una forma di onestà e di rispetto. Quando dico che secondo me Maurizi per la maggior parte del tempo scrive cose piuttosto banali e/o contraddittorie e/o comunque illogiche, per me consiste semplicemente nel dire la mia onesta opinione. Tentare di psicanalizzarmi, o censurarmi, o prendermi per il culo in modo un po’ infantile non è una risposta alle mie opinioni, quanto una conferma che ho ragione su tutta la linea. Oltre che un invito a sentirmi libero di fare la stessa operazione: ricorrere agli argomenti ad personam.
        L’unica differenza è che i miei argomenti ad personam sono del tutto scoperti. Il che è un piccolo vantaggio perché per rispondervi ci si dovrebbe scoprire a propria volta rischiando di perdere di brutto 🙂

        [OI]

      • I tuoi commenti finiscono sempre nella cartella spam.

        Be’, io me lo ricordo molto bene il tuo ingresso e l’ho vissuto con particolare disagio, ero io a moderare i commenti e mi sembrava proprio volessi offendere, io mi sono sentita insultata in più circostanze. Rifiutarsi di vedere il video per intero prima di commentarlo e dichiararlo apertamente, ridacchiare che Marx si rivolterebbe nella tomba all’idea di essere citato in certi “circolini” e dare la propria tacita approvazione alle maniere di MV (pare che MV avesse “le sue buone ragioni”: le sue buone ragioni?) sono la prova evidente del fatto che non si reputa l’interlocutore degno della propria attenzione, e allora uno si chiede: che ci fai qui? Mica ti ho cercato. Infatti io vi avrei proprio sbattuti fuori subito, ma poi sono indecisa su tutto e non l’ho fatto.

        Mah, secondo me vedi falsa gentilezza un po’ ovunque. Se in certi luoghi di discussione vigono certe regole, non vedo perché non rispettarle. Io non so se tu abbia ragione su tutta la linea, fatto sta che a me le argomentazioni di Maurizi non solo non irritano, ma non paiono neanche banali o illogiche o contraddittore. E se si pensa che lo siano, be’, bisogna spiegare perché, ma dopo averlo letto ed essercisi calati dentro, non pretendendo si metta a ragionare in termini diversi dai suoi. Io ho proprio avuto l’impressione di vedere un pallavolista che sfidasse un giocatore di calcio esigendo che quello si conformasse al suo gioco. Insomma ho capito solo che cerchi la verità, che credi sia una e di avercela. Ma Maurizi per sua stessa ammissione parla di oggetti sociali e temo questi non possano obbedire a un ragionamento necessario, perché sono enti aperti. Per contestarlo bisogna usare la storia, l’antropologia, la sociologia, il ragionamento astratto qui non basta…

      • Io non sarei intervenuto, infatti. MV è forse un po’ troppo guerrafondaio, per me la prima regola è di non combattere mai in casa dell’avversario, tanto per cominciare. Sono intervenuto fondamentalmente per aiutarlo, perché sulla filosofia se la regola maluccio. No, non ritenevo Maurizi degno di attenzione, confermo; confermo anche che secondo me Marx si rivolta nella tomba quando parla, e già Marx non mi fa simpatia per niente XD
        Dopo essere stato censurato ne ho approfittato per scrivere la mia celebre risposta che al momento rimane l’articolo più visitato del mio blog; dopotutto in casa dico quello che mi pare sempre, per questo di solito ci rimango.

        Tuttavia ho argomentato eccome le mie opinioni. Senza sconti, come faccio di solito, ormai che tu abbia capito come funziono da questo punto di vista. E se c’è un’accusa che rispedisco al mittente nel modo più radicale è proprio quella di non averlo fatto.
        Il fatto che tu mi dica che mi devo “calare” in ciò che dice non ha senso. La filosofia è un gioco completamente aperto, non si decidono regole con cui discutere, si discute anche delle regole. Se sono proprio i principi di base del ragionamento, se sono proprio le regole ad essere sbagliate, io non posso accettarle; sono state create apposta per farmi perdere. Facciamo che giochiamo libero, facciamo che ognuno gioca con le sue regole e vediamo chi la vince; è così la filosofia, non si dà per scontato nulla. Altrimenti si chiama antropologia, storia, economia eccetera.

        A parte questo, perché suppongo che tu ti riferissi anche a regole di bon ton… a me pare solo di averne infranta una: quella del “sii simpatico”. Be’, no, non sono simpatico, non in quei frangenti almeno 🙂

      • Sei stato avvertito che avresti ricevuto un’ultima risposta e poi il dialogo sarebbe stato chiuso. Se sei ospite in casa d’altri e li insulti ripetutamente (insisto: non mi pare ci si sia limitati ad infrangere il bon ton), questo può avvenire. La conversazione comunque credo sia ancora lì, secondo me bastano i primi commenti per farsi un’idea.

        L’ho letta la tua risposta a Maurizi e sinceramente non l’ho capita. Davvero. Son limiti.

        Ok che hai argomentato le tue opinioni, ma senza conoscere quelle dell’altro! Io non ho una definizione di filosofia, non ce l’ho, ma da hegeliano mi pare dovresti concordare sul fatto che la dialettica entra nella cosa e si confronta con la sua pretesa immanente di verità o di falsità. A me è sempre sembrato un buon modo per fare esperienza, perché se ognuno gioca con le sue regole può capitare che ci si ritrovi a Babele.

      • Ma io infatti sfido a leggere e a trovare insulti. Anche il termine “circolini” che hai citato è sbagliato, ho detto semplicemente circoli. Poi ho elencato gli errori filosofici che ho trovato nell’intervento. Davvero, TUTTO qui. Puoi rileggerlo se vuoi, io non ne ho bisogno perché mi ricordo ogni battuta. Ora che ci ripenso se non sbaglio lanciai anche qualche accusa di presunzione e superficialità filosofica. Per me fa parte perfettamente del dibattito, anche se capisco che possa non piacere (quando sono arrivato io d’altro canto i toni erano già abbastanza accesi di loro).
        Ma se davvero non andava bene, se si fosse voluto chiudere il dialogo, sarebbe stato onesto cancellare l’intera conversazione. Invece fu cancellato proprio il mio ultimo commento, che era quello più articolato e ricco dal punto di vista filosofico, contenente le mie obiezioni fondamentali. Si approfitta del ruolo amministrativo per avere l’ultima parola a tutti i costi, silenziando obiezioni importanti? Anche se l’altro ha ancora molto da dire? Faccio a meno di queste “risposte di cortesia”, mi sfugge proprio la cortesia. Ti rigiro l’accusa: se non vuoi affrontare il dibattito, allora non farlo sin dal principio.

        Se non hai capito la mia risposta puoi intervenire direttamente in sede e vediamo se mi sono espresso male da qualche parte. Credo tuttavia che il problema sia quello che io sono molto metodico, cerco di andare al cuore del problema; dopodiché, una volta che il problema e delineato e gli strumenti di analisi ci sono tutti, la soluzione per me salta agli occhi, quindi a volte ometto io stesso di esplicitarla. Visto che si partiva da una sorta di background marxista ulteriormente corrotto da influenze fortemente borghesi, e che qualsiasi conclusione era tratta da quello, fondamentale per me era solo mostrare l’infondatezza di questo metodo. Non solo mi è legittimo, dunque, contestare le “regole” che mi volevano essere imposte, ma in quanto logicamente sbagliate, è proprio sulla critica a quelle regole che si imposta il tutto.
        Una volta demolite, il resto crolla di conseguenza. Poi ti dico che per uno metodico e consequenziale come me rispondere a Maurizi è un’impresa ardua, perché lui non è metodico e consequenziale. Pare in effetti che l’ultimo filosofo importante metodico e consequenziale sia stato Hegel, o forse Wittgenstein o James; dopo le idee ci sono tutte, ma la sistematizzazione è rifuggita come la peste.
        Io mi sono limitato a cercare il filo. L’ho trovato. Ed era ingrabugliato, annodato, spezzato in più punti; più che elencare questi difetti io non posso onestamente. Tanto ormai la moda pare che sia questa, le cose serie e rigorose le scrivono gli scienziati e i filosofi si devono dare al fantasy. Poi sono io che getto discredito sulla filosofia.

        Comunque non mi definisco hegeliano. Sono, direi, un empirista radicale con delle influenze da Hegel.

      • Santa pazienza, cosa devo fare con questo benedetto ragazzo. I toni erano già accesi di loro perché MV aveva esordito dandoci dei patetici religiosi non degni della sua attenzione (di cui continuava nostro malgrado a farci dono), a quel punto tu sei entrato a gamba tesa aggiungendo che non avevi certo il tempo di ascoltarti tutto l’intervento. Io lì vi avrei scaraventati fuori dalla finestra tutti e due, ma anche prima. Il tuo ultimo commento è stato cancellato perché il molto che avevi da dire magari non s’aveva il tempo d’ascoltarlo (ne abbiamo poco tutti di tempo, a quanto pare). Per me è stato una specie di ban, per te censura bella e buona. Ne prendo atto. Spero questa questione la si possa concludere qui, nel senso questo è il mio blog privato e non credo ci sia niente di tuo interesse (nel caso trattieniti quanto vuoi, ma dubito), non facciamolo diventare una bacheca per post-it rivolti a terzi.

        Ad ogni modo hai avuto modo di esprimere le tue obiezioni in un articolo, quindi l’umanità non ne è stata privata. Ora non ho voglia di rileggerlo, ma garantisco che sarà fatto. Da ciò che ricordo l’operazione che fai è questa: Maurizi è marxista, quindi dico in cosa sbaglia Marx e ho fatto fuori Maurizi. Ma io Marx non l’ho letto (Maurizi sì), e quando tu cerchi di definire delle regole logicamente valide io sbigottisco, perché l’analisi di Maurizi è anzitutto storica: la logica che c’azzecca? Liquidi con una battuta tutto quel lavoro e passi ad altro. Mah.
        Mi sembra di nuovo che vuoi giocare a calcio col tennista. Ma magari son scema io, oh, non si può neanche farmene una colpa.

      • Be’, ma scusa, una volta che si siano capiti i presupposti del discorso, non vale davvero la pena di ascoltarlo tutto. Ho detto dov’erano gli errori fin dov’ero arrivato, poi avrei potuto anche mentire dicendo che l’avevo guardato tutto, nessuno lo avrebbe scoperto perché le mie obiezioni si rivelarono dopo tutte fondate.

        Poi se un blog parla di terzi, non è strano che nel discorso si parli di terzi XD
        Credo che Maurizi non sia bannato anche da qui, quindi se avesse qualcosa da dire di persona suppongo che potrebbe intervenire (o può anche essere che non legga proprio per quanto ne so). Mai avuto bisogno di post-it, no sono uno che le manda a dire 😛

        Nel merito invece di quello che avevo scritto nel mio articolo, ci son da dire alcune cose:
        logica viene da logos, discorso. Questo non lo dico per giocare a fare il grecista perché lo sanno anche i bimbi delle elementari. Ma significa che QUALSIASI discorso di natura analitica, sia esso storico, o scientifico, o critico letterario, o filologico o filosofico o quello che si vuole, deve essere logicamente coerente ed ordinato in tutte le sue parti; altrimenti non è un’analisi, ma al massimo un’espressione artistica. Per esempio se parti dicendo “il mio non è un discorso etico, ma politico” per sottrarti alla decostruzione dell’etica, non puoi dopo tirare di nuovo fuori dal cappello l’etica.
        Questo per dire che sicuramente ci sono errori ereditati dalla tradizione marxista, fra cui proprio il più importante: quello di pensare di poter trarre conclusioni di natura filosofica da un’analisi di tipo storico. Ma poi ce ne sono altri aggiunti a posteriori, che ingarbugliano ulteriormente anche la stessa prospettiva marxista.

        E guarda che il gioco a cui stiamo giocando non lo decidiamo io o lui. La filosofia è il “gioco del tutto”, diciamo. Io non posso mica decidere “con te non gioco”, non è possibile perché sono un pensatore e non posso non pensare, e non è neanche giusto perché nessuno ha il monopolio sul pensiero. Quindi se le tue regole non vanno bene io ho il diritto-dovere di dirlo chiaro e tondo e di giocare con quelle che secondo me sono giuste. Schopenhauer diceva che la filosofia è quella disciplina che non dà nessun assioma per scontato; non è né giusto né sensato chiedermi di accettare assiomi addirittura imposti. Sarebbe come dirmi che quando discuto di argomenti connesso alla religione devo partire dall’idea che Dio esista, ti rendi conto che è assurdo? Sono ateo!

  2. apprezzo il tentativo ma quella gente è chiaramente in malafede…

  3. Bellissimo il tuo articolo, bellissima la foto, bellissimo il gesto della ragazza di allattare un agnellino.
    Se la gente si beve il latte di mucca, capra ecc., perché un agnellino non può bersi allora quello di una donna donato spontaneamente?
    Scommetto che il contrario non avrebbe turbato tanto… c’è da chiedersi perché in effetti.
    La paura degli animali ovviamente è la paura di essere animali. Del resto quel tipo che sai, Camillo Langone, dice: “mangio l’agnello per ribadire la superiorità dell’uomo sul resto della natura”.

    • Grazie, Rita, mi fa piacere ti sia piaciuto 🙂
      E’ proprio quello il punto, la donna non ha da contaminarsi con l’animale, sono due sfere separate e tali devono restare perché il nostro equilibrio non ne venga turbato. Secondo me è l’immagine forte del contatto ad aver creato tutto quello scompiglio, comunque, non credo che sapere genericamente che del latte umano viene occasionalmente dato a cuccioli di altre specie li avrebbe stizziti così.
      Ah, io ho smesso di mangiare agnello per ribadire la mia distanza da gente come Langone.

    • Non ero al corrente di quella affermazione di Langone, sempre che sia esatta (e non lo dico per sindacare o per sospetto, ma perché che sia esatta conta). Se lo è, non mi stupisce: mi ha colpito negativamente anche altre volte, e di recente mi ha persino spinto a scrivere qualche riga per ribattere alla sua insofferenza per il fatto che, numericamente, si spende di più per il vitto dei canili che non per quello delle carceri.
      Inutile dire che questo rafforza l’immagine sgradevole che ne ho.

      A proposito del tuo articolo, mi sono letta i commenti e ho aperto la pagina su Asinus, che riprendo più tardi con calma. A prescindere dall’articolo originale, trovo nel tuo non solo contenuti logici ma anche una corrispondenza con la realtà che posso sperimentare quotidianamente (se pure non posso diagnosticare o stimare nulla dei costrutti mentali del mio prossimo, posso però intuirne validamente alcuni osservando comportamenti e ascoltando pensieri esplicitati).
      Personalmente comprendo l’ovvietà, per quanto solo parzialmente colpevole, perché per lo più non consapevole ed assecondata volutamente, della teriofobia.
      Chiarisco per amor di precisione che non sono animalista in genere, nè vegana nello specifico, e che non mi sento in conflitto sparato con il pensiero ufficiale della Chiesa in merito a uomini, animali e reciproche interazioni.
      Detto questo, so bene che troppe persone leggono in questa maniera non solo forte, ma drastica e schifata i gesti più normali di attenzione, se non amore, per un essere vivente di altre specie. Cerco di non soffermarmici troppo per non starci male, ma non mi pongo il problema (neppure retoricamente) se sia io ad essere socialmente fuori dai canoni o se siano loro ad essere eticamente ed intellettualmente poveri. Sono vere entrambe le cose, solo che la prima non giustifica una società che potrebbe ridermi dietro perché mi sono premurata di raccogliere il cadavere di un gatto per strada e rintracciare la sua ‘famiglia’, casomai identifica una pecca della società stessa.
      Un’immagine palesemente dolce come quella che hai pubblicato riesce persino a far passare in secondo piano le analisi del metodo comunicativo anche perché ci rinfaccia che quella dolcezza è possibile, dopotutto.

      • Cecilia, ad onor del vero, la preghiera di Langone dice questo esattamente:
        http://www.ilfoglio.it/preghiera/486
        Mentre (ho fatto confusione) la sua pupilla Costanza Miriano termina un suo post scrivendo:
        http://costanzamiriano.wordpress.com/2012/05/05/io-e-il-cinghiale/
        In entrambe i casi, mangiare carne per loro è ribadire la differenza tra l’umano e l’animale.

      • Ciao Denise,
        non ho capito se la seconda parte del tuo commento è rivolta a me o a Rita (anche lei ha scritto sulla teriofobia, qui http://asinusnovus.wordpress.com/2012/07/11/chi-ha-paura-degli-animali/) : ti rispondo comunque, sperando di non fare la mia solita figura barbina. Sono d’accordo con te, pensieri e comportamenti “teriofobici” sono agiti per lo più a livello inconsapevole, e infatti neppure io intendevo colpevolizzare nessuno. Viviamo in una società che ha un atteggiamento ben preciso nei confronti degli animali, e ne siamo in qualche modo il riflesso, chi più chi meno. Cercavo solo di capire il perché di reazioni tanto scomposte.

        P.S.: Non avevi bisogno di fare quel chiarimento: non mi interessa dialogare soltanto con vegani e animalisti, anzi, quasi non li sopporto più 😀

      • Denise Cecilia S.

        Rita, sì, ho letto enrambi (ma mi riservo i commenti sul blog della Miriano a più tardi: ho stomaco, ma fino ad un certo punto; e se c’è una cosa che ha messo a dura prova il mio amore per il genere umano di recente è quel blog).
        D’altra parte, il pensiero sotteso alle parole di Langone non va tanto distante da ciò che scrivevi. Passi lo stile ironico (che tanto non colgo mai), ma l’idea di fondo resta, ed è truce oltre che bambinesca.

        Serena, ho letto anche quest’altro articolo ma sì, certo, mi rivolgevo a te (sei l’autrice dell’articolo no? Ehm, adesso al figura barbina magari la faccio io).
        Io tendo ad eccedere in precisazioni, ma era per dare un’idea di chi sono e dell’ambiente culturale da cui parto; niente di più.

      • No, no, nessuna figura barbina: sono io l’autrice, solo non capivo a quale articolo ti riferissi. Anch’io tendo ad eccedere in precisazioni, dunque capisco perfettamente 🙂

  4. La foto della donna candida, vestita d’azzurro, è normale abbia suscitato scalpore tra le povere menti offuscate dalla società e dalla catto-cultura che ci ha tutti addomesticati…sul web girano foto di donne di colore e donne indiane che allattano con naturalezza assieme ai loro figli naturali anche vitelli o altri cuccioli orfani. Nelle altre culture ancora, e fortunatamente, l’uomo come specie non si è dimenticato di far parte della grande famiglia animale.. Queste foto naturalmente non hanno suscitato tanto scalpore, perchè non solo l’ “uomo” considera inferiore l’animale non umano, ma perchè considera alla stessa stregua anche il fratello umano culturalmente diverso.

    • Ciao Michela, grazie per il tuo prezioso suggerimento. In effetti, io vidi prima le immagini di donne indiane che citi, e mi fecero un effetto strano: la mia mente non è certo meno offuscata delle altre, anch’io in questa società ci vivo. Poi, però, mi sono chiesta da dove venisse quel leggero disagio – mai sfociato in disgusto o rabbia – e ci ho ragionato un po’. Credo che le sensazioni apparentemente più immediate vadano interrogate in maniera tanto più pressante, proprio perché in realtà sono le più mediate di tutte. La risposta che mi sono data è la stessa che ho cercato di formulare nell’articolo. Ma è vero quello che dici, quando si mostrano foto di donne lontane il fastidio è assai minore: forse a loro, non baciate dalle magnifiche sorti del progresso civile, glielo si può anche perdonare. Come si perdona ai bambini e agli scemi, ai non-ancora o non-pienamente umani.

  5. Serena, questa foto ed anche il tuo articolo mi sono piaciuti e mi hanno fatto riflettere così tanto che ho voluto scriverci un post anche io sul mio blog, spero non ti dispiaccia (ti ho citata e linkata comunque, eh). 😉
    E’ che magari abbiamo lettori diversi, così la condivisione è maggiore.

  6. Un bellissimo articolo, scritto molto bene e pieno di spunti interessanti. Corredato dalla foto più bella del mondo.

  7. Pingback: Chi ha paura degli animali? « Asinus Novus

  8. Articolo bellissimo! Ineccepibile per logica e coerenza, stupisce lo stile col quale sei riuscita ad affondare menti triviali e commenti dozzinali, il tutto senza andare più in la di un modesto “imbecilli”. Complimenti per la padronanza dell’impulso di denigrare, senza pietà, ste 4 mentucce vuote, ti invidio. Non entro nel merito dell’etica del messaggio perchè sarei troppo di parte, approvo in pieno lettera per lettera ogni passaggio del post. Complimenti.

  9. sinceramente non mi piace molto come immagine, ma mi piacerebbe chiedere a chi si scandalizza se beve latte di mucca, perchè alla fine è la stessa cosa!

  10. Mi sono innamorato della ragazza della foto .. Qualcuno la conosce ? Che meravigliosa creatura !

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