Il destino di tutt* noi

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16 risposte a “Il destino di tutt* noi

  1. Quando dell’altro si ha una visione solo utilitaristica e strumentale…

  2. No. L’asterisco no. No.

    • Ma perché questa tua crociata contro l’asterisco? Pure nella grammatica s’è sedimentata e torna a riprodursi la logica binaria della sessualità: e stravolgiamola, no?

      • No. Sono un integralista della grammatica. Asterischi e chiocciole in luogo dei plurali sono un arbitrio peggiore dell’esperanto. Creano una lingua artificiale che non esiste e che va contro le più basilari regole dell’italiano. E poi sono di un politicamente corretto esasperante.

  3. Esempio pratico dell’orrore dell’asterisco. Immaginalo utilizzato in poesia. Che so, in “Ed è subito sera” di Salvatore Quasimodo:

    Ognun* sta sol* sul cuor della terra
    trafitt* da un raggio di sole:
    ed è subito sera.

    Affinché ciò non accada, combatti anche tu contro asterischi e chiocciole in luogo dei plurali.
    Asterischi e chiocciole sono le k delle persone acculturate!

    • Ero sicura si trattasse di una questione estetica, e ti dirò: anch’io ero della tua opinione. Non ho mai insistito sulle desinenze femminili, non vivevo la sussunzione sotto plurali maschili come violenza o appropriazione, poi però ho iniziato a leggere di teoria queer e ho pensato che questa cosa della grammatica che sancisce la preminenza del maschile e rimarca la bipartizione del genere non sia del tutto una cazzata. Io voglio il neutro, datemelo! In più io stessa usavo solo plurali maschili e una volta una tizia mi scrisse dicendo che era un vero peccato, le piacevano le cose che scrivevo ma non sapeva se parlavo anche di lei, visto che non si sentiva compresa in tutti quei maschili. Ci rimasi veramente malissimo: miodio no, si è potuta sentire esclusa leggendomi! E’ un errore che ho cercato di non commettere più: Quasimodo è morto, e non era nemmeno altrettanto carino.

      • No no, altro che sola questione estetica. Si tratta proprio di linguistica e filosofia del linguaggio. Una lingua non è una convenzione arbitraria su cui si può intervenire artificialmente. È un mistero che si plasma “da sé” con il tempo e con la storia.
        Wittgenstein penserebbe tutto il male possibile di questi asterischi.
        Poi chiaro, se li usi per la figa, approvo.

  4. Claudio, stavolta non sono del tutto d’accordo con te.
    Una lingua è innanzitutto il riflesso del dominato sul dominante, pure se, non essendo un organismo fisso ed immutabile, poi tende a sfuggire alle logiche di potere (penso al gergo giovanilistico che è una maniera per eludere il mondo degli adulti, per usare un codice cui gli adulti non possono avere accesso). Non è un caso che nelle colonie la lingua ufficiale sia quella del colonizzatore e che la nostra si stia riempendo di anglicismi, essendo l’Italia un satellite degli Usa. Non è una convenzione su cui si può avvenire artificialmente, d’accordo, ma l’asterisco di Serena ha una valenza sociale che va oltre il mero intervento tecnico o il bieco errore, dice infatti qualcosa di più; quell’asterisco dice che ci si vuole ribellare al fatto che per anni la lingua imposta sia stata quella del maschio bianco borghese e al fatto che determinate professioni non abbiano ancor oggi il femminile (es. Giudice, giudici) perché un tempo permesse solo agli uomini e ancora al modello maschile che continua a rimanere pur sempre quello di riferimento . Se si deve indicare un plurale sia maschile che femminile (uomini e donne) perché esso deve essere declinato al maschile? Allora troviamo un’altra desinenza neutra, che possa abbracciare entrambe. OK, l’asterisco è bruttino esteticamente, troviamo una desinenza. Tu che sei anarchico come puoi semplicemente dire: “va contro le basilari regole dell’italiano”? Ti ricordo che non esiste un italiano fisso ed immutabile, esiste un volgare che si è evoluto nel tempo e che in Italia ha assunto la forma dell’italiano, in Francia del francese, in Spagna dello spagnolo e così via. Proprio perché una lingua non è fissa ed immutabile e le eccezioni tendono a “normalizzarsi” (a farsi norma), non si può reagire con orrore ad ogni intervento che esce fuori dai binari. Guarda, io ti capisco perché alla fine sono una purista quanto te, ed inorridisco quando leggo “Ki sei?”, ma penso che alla stessa maniera debbano essere inorriditi gli autori latini quando il latino parlato ebbe la meglio sullo scritto e alla dine diventò norma.
    Secondo me bisogna fare un distinguo importantissimo: ovvio che se uno scrive “squola” è un errore. Ma dove, come nel caso dell’asterisco di Serena, c’è invece un discorso ideologico sotteso, allora quell’asterisco va preso in considerazione. Perché ci sta dicendo qualcosa.
    Secondo me bisogna trovare una desinenza nuova. Reinventiamoci la lingua. Siamo rivoluzionari. Abbasso le norme se le norme hanno lo scopo di fissare una tradizione che oggi non ha più senso. Via le espressioni speciste dal vocabolario ad esempio.
    Poi ti contraddici perché parli di regole che non si possono trasgredire artificialmente e poi però ammetti che la lingua si plasma con il tempo e la storia. Ma guarda che non è che si plasma da sé come sostieni, si plasma sempre dal basso. Come appunto è successo al latino che è stato soppiantato dal volgare. Si plasma sempre sul parlato. Prima o poi il parlato si “normalizza” nello scritto. Sappiamo tutti che il linguaggio internettiano ad esempio sta già plasmando l’italiano standard. Dunque, se a maggior ragione c’è invece un ragionamento dietro che parte da considerazioni socio-politiche, perché non tenerne conto? Chi siamo noi per dire, “non si fa”?
    Il Potere impone le regole, noi le trasgrediamo quando necessario, no?
    Un abbraccio.

    • P.S.: aggiungo che compito primario della lingua è ovviamente quello di comunicare.
      L’asterisco di Serena non ci sta forse comunicando qualcosa?
      Dunque ciò che esce fuori dalla norma va preso in considerazione se ci sta dicendo qualcosa di nuovo e di significativo. Poi magari lo “normalizziamo”, ossia diciamo, se l’asterisco è bruttino, mettiamo una lettera scelta convenzionalmente.
      Un abbraccio a tutt? 😀
      (massì, giochiamoci con la lingua… senza doppi sensi, please). 😀

    • Appunto, le lingue mutano, ma non da un giorno all’altro dicendo: “Ok, da oggi facciamo che si usa l’asterisco”. Se no buttiamo al cesso Wittgenstein. Anarchia non è fare le cose a cazzo.

      • E no, tra squola e l’asterisco non c’è alcuna differenza. Non è che siccome una cosa è ponderata e ideologica, allora va bene automaticamente. Se una cappellata la fa un erudito impegnato o un adolescente analfabeta, sempre una cappellata rimane.

  5. Ah com’è tristemente vero… uno ha un’ottima idea, diversa da quella convenzionata degli esseri umani e viene subito considerato pazzo.

    Mi è piaciuto invece l’asterisco. Fa molto antisessista. Ed è molto, contro il sessismo della lingua italiana.
    Anche io sono una Garibaldina della lingua italiana. O forse un’estremista grammaticale. Non importa.

    Per dare contro a Claudio, qualunque cosa. 😛

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