Freakshow

apparso su Asinus Novus

È di qualche giorno fa la notizia della morte del piccolo Til, il coniglietto nato senza orecchie e destinato, in virtù della sua particolarità, a diventare l’attrazione principale dello zoo di Sassonia. A sole tre settimane di vita, l’animaletto era già riuscito a conquistarsi i favori del grande pubblico che, prima ancora della sua presentazione ufficiale alla stampa, inondava la rete di immagini e filmati che lo ritraevano in pose tenere e buffe, in un morboso infrollimento collettivo. Tale crescente curiosità non potrà però più essere soddisfatta: in occasione della presentazione in tv, Til è rimasto ucciso, calpestato inavvertitamente da un cameraman. Piange lacrime di cordoglio, il grande, compassionevole pubblico, e piange anche il responsabile dello zoo, Uwe Dempewolf, vedendo sfumare il giro d’affari cui il coniglietto freak aveva appena dato avvio. Verrebbe da chiedersi quale dei due singhiozzi sia più “genuino”.

I conigli ce li mangiamo. I piccolissimi allevatori ancora li ammazzano a mani nude – «ci vuole un colpo secco a palmo aperto con il lato della mano o a pugno alla base del collo», ti dicono, con la stessa naturalezza di chi commenta un film. Ridotte a mere appendici dei nostri bisogni, queste sofferenti creature non hanno più nulla da dirci. Nessuno sguardo estraneo e imprevisto da cui sentirsi scrutati per un attimo; nessun reciproco, cauto avvicinarsi, nel timore di una fuga o di un morso; nessun enigma; nessun mistero; niente di niente. «Gli animali sono un tesoro da lungo tempo perduto», scrive Ceronetti. Ma noi tesori continuiamo a sognarne, e se forzieri colmi d’oro e gemme preziose non possiamo più averne, ci sporgeremo affannosamente di là dal confine di un familiare che tutto ha fagocitato per afferrare almeno uno specchietto di vetro, come gli indiani giocati dai conquistadores.
Serviva un animale malformato, il fenomeno da baraccone, perché riuscissimo di nuovo a provare stupore, perché il cuore ci battesse un po’ più forte. Per la felicità di tante persone che non si rassegnano all’idea di non poterlo più vedere, lo zoo valuterà l’ipotesi di imbalsamarlo. E raccontano che quelli “malati” sarebbero gli animalisti.

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12 risposte a “Freakshow

  1. è come quelli che cercano le forme di vita “aliene” su altri pianeti…e non vi bastano quelle che abbiamo qui?? Cosa c’è di più “alieno” di un pesce cieco nel fondo del mare o di esseri concettualmente scandalosi come l’ornitorinco? Ma questi non ci bastano, no, per essere “interessanti” gli altri animali devono essere “mostruosi” secondo i nostri canoni pre-confezionati. Un coniglio senza orecchie? WOW! Un polipo che invece di essere stupido addirittura predice il futuro? doppio WOW!

    • “Le azioni dell’esperienza sono in ribasso. E si direbbe che questa caduta continui senza che nulla possa arrestarla. Ogni occhiata al giornale ci rivela che essa è caduta ancora più in basso”

  2. Uòlter!
    (meno male che c’è gooooooogle che ci aiuta a non sembrare troppo ignoranti)

  3. a ciò aggiungerei “il declino dell’evidenza logica in quanto tale” di Teddie.
    Lo so, sono monotono.

    • Una monotonia graditissima. E poi non c’è nessuno come lui, a me viene da citare solo lui. Ma non si può fissarsi così!, mi son detta. E allora ho preso a citare Maurizi, che lo cita anche lui, ma meglio, e almeno faccio due passaggi 😛

      • ahahah XD
        sì non c’è nessuno come lui, a tutti gli altri manca sempre qualcosa di Teddie: il rigore filosofico, l’interesse politico, la passione per il dettaglio, lo sguardo verso l’orizzonte, lo stile, il pathos, l’ironia, l’amore per l’arte, la musica… cari filosofi contemporanei, potrete forse avere qualcuna di queste doti, ma non potrete mai farvi amare come TWA 🙂 (e vaglielo a spiegare…)

  4. Ho delle idee un po’ confuse sulla vicenda. Pensa che in un forum [di videogiochi] che frequento è stato proposto questo link http://pontu.eenet.ee/player/kalakotkas.html che riprende in diretta 24 ore su 24 la vita di questa famiglia di falchi. Molta gente del forum si è appassionata in maniera pazzesca, specialmente alle vicende del più piccolo della nidiata (subito ribattezzato Paolo dagli utenti). Insomma, mi chiedo se non ci fosse stato Paolo l’inerme e a rischio di “non farcela” in quanti avrebbero seguito lo streaming. Non lo dico per malignità, è che poi a me ‘ste cose collettive non piacciono, tutti lì a sbavare dietro a Paolo e a chiamare la madre Franzoni bo non lo so mi mette tristezza. Il punto è questo: bisogna essere speciali. E non solo nel mondo animale, dico in generale. Non so bene cosa rende speciali, certo non basta essere sfigati, poi dipende anche dagli sguardi che ti incontrano, credo, bo. Ho divagato un sacco e non so più cosa volevo dire. Che cosa rappresenta l’innocenza cute dell’animaletto? Ci sarebbe da pensarci molto.
    la gente si incanta a guardare un micino lovely (perc è bello, è vero, e da gioia, e io non critico quello, ci mancherebbe, sono la primy) però poi ci sono dei drammi umani&animali che sfuggono, e anche io sono pigra molto come lo eri tu e penso proprio anche di più, ma oltre alla pigrizia c’è una sensaz. di debolezza diffusa, io non so come si faccia ad avere tanto coraggio, è faticosissimo avere un’idea. Sono contenta che c’è chi ha la forza di sostenere ciò in cui crede, e che di fronte al dolore cerca di intervenire per limitarlo quanto può.
    Se penso al mio caso, la scelta di non mangiare più carne equivarrebbe a prendere piena coscienza di un dolore che per adesso rimane celato, e sopito. Mi è capitato spesso di provare disgusto mangiando carne (e non per il sapore, ma proprio per la piena consapevolezza di quei momenti) ed essere costantemente consapevole di quel dolore e non avere paura di affrontare quelle sensazioni per me significa avere un grande coraggio. È una scelta che cambia il proprio sguardo, e forse è questa la parte più dolorosa. perché nel momento in cui si marca una linea fra noi e i consumatori di carne si diventa spettatori di un dolore indicibile, il tutto viene osservato con occhi esterni, e non mi stupisce affatto che Serena ne parli tanto, e che sia così piena di voglia di esprimere le sue sensazioni a riguardo.
    Io spero di acquisire forza nel tempo, in modo da poter operare delle scelte ed avere il coraggio di sopportare le conseguenze che ne derivano. Per ora mi rendo conto di non voler guardare, perché non ho alcuna forza per sostenere me stessa, in troppi aspetti della vita, purtroppo.
    Grazie Serena per queste letture, ho avuto modo di riflettere molto.
    Un abbraccio

    sì, ho riletto il commento e mi suona abb. cretino, perc sembro molto irresponsabile e in effetti è proprio così c:

    ciao

    (e comunque l’ho notato anch io che il prosciutto odora di culo sporco)

    • Argh! Avevo prodotto una lunga e sentita risposta, poi ho fatto un pasticcio e sono uscita da wordpress, perdendo tutto. Vorrei dire tante bestemmie! Provo a ricostruirla.
      Dicevo, bimbi, che mi fa un sacco effetto vederti scrivere pensieri così articolati: già rimasi colpita quando riuscisti a zittire la stronzona-libroaperto con la storia dei casi-limite, ora sbigùttisco. Quasi mi commuovuo(vuo), il tuo commento non suona per niente cretino (questo non significa che tu non sia cretina, ma il tuo commento non lo è).
      Credo che quest’affetto mieloso e smodato per gli animali – l’affetto in sé non è sempre un male, eh, io sono un’inguaribile canara – assuma spessissimo i tratti della schizofrenia: insomma li abbiamo imprigionati, umiliati, torturati in ogni modo e ancora, insoddisfatti, pretendiamo che appaghino il nostro bisogno di tenerezza e svago. Mi pare ovvio si tratti di un amore estremamente possessivo: io ti amo, ma te stai lì chiuso in gabbia (o in uno zoo, o in appartamento) e quando sono ispirato ti becchi il mio amore, che tu lo voglia o no. Va be’ che c’è anche chi lo fa con una donna…non sto dicendo che non si debbano tenere animali. Al presente, stanno meglio con noi che in strada o in un canile; però, diavolo, almeno farsi qualche domanda. Mi pare tu te ne faccia parecchie. La maggior parte della gente, no. Non so perché tante persone intelligenti e che stimo quando parlano di animali si ritrovino il cervello atrofizzato. Poi però penso che anche il mio lo era, ci vuole pazienza. Davvero non hai idea di che cretina ero! Pure io rompevo le scatole ai vegetariani – ebbene sì – , ma senza cattiveria: ero, semplicemente, totalmente inconsapevole (molto più inconsapevole di te: non provavo disgusto alcuno per la carne; divoravo cavallo e altri animali che molti miei amici onnivori non riescono a mangiare; pescavo, ho pescato). Questo cerco di ricordarlo sempre, per non diventare troppo rabbiosa o troppo cinica.
      Credo che la piena coscienza di quanto abbiamo fatto loro arrivi soltanto quando si smette di mangiarli. Non lo dico per convincere (cercare di convincere qualcuno è sciocco e strategicamente suicida: quando lo facevano con me, ottenevano puntualmente l’effetto contrario), ma perché lo penso davvero. Non so come dire, prima non sei libero. Li guardi con l’occhio del padrone, e non riesci veramente a vederli. Magari l’occhio è quello di un padrone buono e pietoso, ma sempre di un padrone. A un certo punto può capitare che te ne tiri fuori, ed è vero che cambia tutto. All’inizio fa male, e secondo me alcuni iniziano a fare i matti e insultare tutti proprio perché non lo reggono, però ha anche qualcosa di bellissimo.

      Grazie a te per aver letto tutta ‘sta robaccia, ma sei matta? Dirmi che ti ha fatto riflettere, poi, che complimento! Basta una cosa così per compensare tutti gli stronzi che ci sono in giro.

      Tante fusa e moine sincere

      ciau

      (sei avanti, tu: io me ne sono accorta solo di recente! Cavoli è incredibile mi piacesse tutto quel culo sporco)

  5. Che bello scambio, intervengo un attimo per dire che, almeno secondo quanto è avvenuto in me e in alcune persone che mi stanno accanto, è solo dopo aver compiuto la scelta di smettere di mangiare gli animali che mi è caduto quel cosiddetto “velo di Maya” dagli occhi e mi si è spalancata immantinente la terribile realtà dello sfruttamento animale. Come se si fosse aperta una porta che prima era chiusa. Ed era chiusa perché io, che ancora mangiavo gli animali, ero sullo stesso lato dell’oppressore. Poi quando scavalchi, quando varchi il confine, allora entri proprio in un’altra dimensione e scorgi ciò che prima ti era precluso.
    Accade a molti. Come se avvenisse un cambio di prospettiva.
    E dire che gli animali li ho sempre amati, però ero come cieca di fronte ad alcuni argomenti. Li amavo in maniera strumentale, evidentemente.
    E del resto l’amore che gode della libertà dell’altro e non del possesso, è cosa rara anche tra umani.
    P.S.: da quando l’hai scritto ci ho fatto caso anche io, il prosciutto cotto odora di culo sporco. Basta passare davanti ad un banco salumi del supermercato per sentirne il tanfo. Puahh…
    Sono sicura invece che un maialino – vivo e libero – odori di buono.

  6. Io non o prejudizi contro i culi sporchi

    ahahahahhaahahah scusate non ho resistito

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