Incontri ravvicinati con AGAPO

L’anno scorso, per la prima volta in Italia, l’Università degli Studi di Milano ha permesso al collettivo Gaystatale di organizzare un laboratorio di autoformazione da 3CFU che trattasse di omosessualità da un punto di vista giuridico, storico e filosofico. Forse ve lo ricorderete, Omosessualità, un mondo nel mondo: alcune illustri testate ci dedicarono titoli di favola, come “Frocismo Militante alla Statale di Milano”, e altre carinerie.
Ma c’è chi fece di più, e riuscì a scongiurare un principio di melancolia da ultima lezione allestendo per noi un comico siparietto: due cabarettisti di comprovata fama, un fiero cattolico e un’ex-lesbica guarita divenuta nel frattempo pastore protestante – devo tuttavia precisare che ‘ex-lesbica’ è parola mia: lei non ebbe l’ardire di pronunciare il termine sacrilego (forse che nominarlo avrebbe potuto ridestare istinti mai sopiti?) e preferì chiedermi se, come lei prima della conversione, io amassi le donne – ci consegnarono infatti, non appena lasciammo l’aula 6, un volantino redatto dall’AGAPO (Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali). Molti di noi, ingannati dal nome del collettivo, lo misero in tasca e tirarono avanti. Per mia (s)fortuna, venni attirata dal titolo (UGUALE O DIFFERENTE: A + A = A + B?), che mi parve subito sospetto, così cominciai a leggere. Lo stampato consisteva in una serie di assurdità incommentabili, il cui scopo precipuo era quello di denunciare la presunta unilateralità acritica dello spirito del laboratorio, quello stesso spirito autoritario che, a loro dire, avrebbe portato ad aberrazioni come la delibera dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia in tema di terapie riparative (alcune di queste assurdità erano persino divertenti: l’affermazione secondo cui noi froci non dovremmo paragonare l’omofobia alla discriminazione dei negri d’America, perché in America molti di questi negri ci odiano, continuo a trovarla irresistibile). In ogni caso, poiché il volantino prendeva precise posizioni sulle lezioni del corso, chiesi loro, in assoluta buona fede, se si fosseri presi la briga di frequentarne almeno qualcuna. Il milite di Dio non diede segni di vita, l’ex-lesbica guarita invece dichiarò orgogliosamente di aver seguito la lezione del prof. Bernini che, ironia della sorte, trattò proprio di queer theory, la materia cui ero (e sono) più affezionata. Mi venne il dubbio che aver appreso delle operazioni di macelleria che molti chirurghi eseguono su neonati intersessuali [1] potesse aver scosso almeno in parte la loro solidissima visione del mondo. Il dubbio ebbe vita molto breve. Lui se ne uscì con un «la natura fa degli sbagli, la chirurgia in questi casi è cosa buona e giusta». Lei, mossa da quel buonismo un po’ ottuso – ma gravido di conseguenze non meno nefaste – che porta a preferire il termine ‘ferita’ a ‘malattia’ (definì l’omosessualità come una ‘ferita nella crescita’) e ‘tragedia’ a ‘mostruosità’, indovinò il mio sconcerto e cercò di suffragare le tesi del socio tramite esempi. «Non c’è niente di male nella chirurgia, io ho subito sei operazioni da bambina», e mi mostrò le cicatrici del suo labbro leporino. Esattamente: del suo labbro leporino.

Segnatevi questo nome, che ricalca insidiosamente, senza averci minimamente a che fare, AGEDO (Associazione GEnitori Di Omosessuali): forse qualcuno dei nostri genitori farà parte dell’AGAPO (non ci è concesso scegliere in quale famiglia nascere), ma amici no, nessuno di noi ha amici nell’AGAPO.


[1]

«Intersessuale è un individuo il cui corpo presenta caratteri intermedi tra quelli maschili e quelli femminili. Secondo le stime statistiche dell’Intersex Society of North America, nasce intersessuale un bambino ogni duemila. […] Come le persone transgender, anche le persone intersessuali sono considerate intrattabili dal nostro sistema giuridico e simbolico, e per questa ragione vengono “trattate” dal nostro sistema sanitario. […] A partire dalla metà del Novecento, da quando si è iniziato a praticare interventi di riassegnazione genitale, negli Stati Uniti e in Europa, e in buona parte del mondo, i medici hanno iniziato a intervenire direttamente sul corpo delle persone intersessuali, normalizzando chirurgicamente poco dopo la nascita l’aspetto dei genitali ambigui, e in seguito modificando i caratteri sessuali secondari con terapie ormonali. Questo avviene abitualmente anche in Italia. […] Non è così in tutto il mondo: in Colombia è vietato intervenire sui genitali ambigui di persone che non abbiano ancora raggiunto l’età del consenso. E a me sembra una legge giusta: perché questi interventi chirurgici e queste prescrizioni di ormoni, se sono praticati su neonati incapaci di scegliere sulla propria identità e il proprio corpo, oppure se sono presentati come cure necessarie o come unica scelta possibile a degli adolescenti in situazione di grave disagio emotivo, altro non sono se non mutilazioni genitali e corporee dettate dal dogma del binarismo sessuale. L’occidente grida giustamente allo scandalo di fronte all’infibulazione che viene praticata in alcuni paesi islamici africani; ma farebbe bene a farsi un esame di coscienza e a proibire una volta per tutte le mutilazioni genitali che vengono praticate nei propri ospedali. […] la logica con cui questi interventi vengono praticati spesso non è il rispetto degli interessi soggettivi, come il mantenimento della possibilità di provare piacere, ma l’obbedienza a un imperativo di normalizzazione. Secondo questo imperativo, alla nascita un pene non deve misurare meno di 2,5 cm; e una clitoride non deve essere più grande di 0,9 cm. Bambini con membri tra 0,9 e 2,5 cm sono quindi considerati inaccettabili e bisognosi d’intervento chirurgico. La maggior parte degli intersessuali viene fatta diventare donna semplicemente perchè è più facile costruire una simil-vagina piuttosto che allungare un micropene. […] Non sono poche nel mondo le persone XXY che rifiutano questo trattamento forzato: alcune scelgono la strada della femminilizzazione, altre rivendicano per sé il diritto di essere semplicemente quelle che sono, ma tale diritto, di solito, viene loro riconosciuto con grande fatica dai medici con cui hanno a che fare.» (L. Bernini, Maschio e femmina dio li creò!? Il binarismo sessuale visto dai suoi zoccoli, estratto della lezione su transgenderismo e intersessualità che Lorenzo Bernini ha tenuto il 9 settembre 2008 presso il corso di dottorato di ricerca in Studi Culturali dell’Università degli Studi di Palermo, disponibile a questo indirizzo: http://www.nazioneindiana.com/2008/09/10/maschio-e-femmina-dio-li-creo-il-binarismo-sessuale-visto-dai-suoi-zoccoli-1/)

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7 risposte a “Incontri ravvicinati con AGAPO

  1. diomio, ho visto il sito, fanno paura…

  2. Tra i vari gruppi cattolici c’è anche quello della Terapia Cristologica che aiuterebbe gli omosessuali a guarire dalla loro gravissima malattia! 😀
    Se vuoi farti due risate vai sul blog cattolico di Costanza Miriano, dal titolo “Sposati e sii sottomessa”, io lo leggo perché spesso ci prendo qualche spunto per scrivere qualcuno dei miei attacchi alla chiesa e alla religione cattolica.
    Ogni tanto parlano dell’omosessualità (che loro chiamano anche omosessualismo), ovviamente ti lascio immaginare in che termini: peccato, vergogna, andare contronatura, malattia ecc.ecc. 😀
    Ovviamente i matrimoni tra i gay porterebbero gravissimi scompigli sociali! 😀

  3. P.S.:
    La pratica di intervenire chirurgicamente sui genitali dei bambini intersessuali secondo me è mostruosa. Come si può prendere una decisione così importante prima che la persona ne sia consapevole e non sia in grado di decidere per sé? Giustamente, come dici te, condanniamo l’infibulazione e poi lasciamo che nei nostri ospedali avvengano queste cose.

  4. Pure questi erano venuti per “curarci” :-D, la tizia mi consigliò un paio di libri di Joseph Nicolosi, lo psicologo ideatore delle cosiddette “terapie riparative”, che dovrebbero riconvertirci all’eterosessualità (ricordo che le sue idee non sono riconosciute da nessun organo psicologico serio, e sono anzi state giudicate potenzialmente pericolose per l’equilibrio psichico dei pazienti). Solo, rispetto alla Miriano, si son fatti più “furbi”: usano una certa delicatezza di linguaggio che, pur veicolando contenuti mostruosi, attira genitori incapaci di accettare i propri figli e giovani omosessuali in grave difficoltà. Sono molto divertenti, se non fosse che, facendo leva sulla scarsa preparazione in materia di tanti Italiani, riescono a convincere i soggetti più deboli delle loro assurdità: e qui smetto di ridere, perché possono fare molto ma molto male.

  5. Più che altro, sarei curioso di conoscerle, queste terapie riparative.
    Me le immagino con un dottore che sta giorno e notte appresso ad un paziente gay a ripetergli continuamente: “Guarda che la fregna è bella”.

    • Sdrammaturgo, mi fai morire. Ho letto che hai perso il lavoro: potresti proporti come terapeuta in qualche parrocchietta, ho come l’impressione la tua tecnica potrebbe funzionare meglio di quella di Nicolosi. Che consiste nel prescrivere un lungo periodo di astinenza – e vi pare sano?- e quindi intervenire a seconda dell’età del paziente: nel caso si tratti di un adolescente, lo si sottopone ad ore ed ore di ri-educazione sessuale, chiacchierate snervanti sulla sua infanzia ed esercitazioni (come mimare dei rapporti eterosessuali); nel caso si abbia a che fare con un adulto, lo si convince che è tutta colpa della madre. Se il soggetto che si sottopone a terapia continua a non manifestare desideri eterosessuali, gli si prescrivono una vita di preghiera, e la totale rinuncia al sesso.

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