Le lepri di Adorno

 

 

Fin da quando cominciai a riflettere, mi rese sempre felice la canzone che comincia con le parole  “tra il mondo e la profonda, profonda valle”: la storia delle due lepri che, mentre si sollazzano sull’erba, sono abbattute dal cacciatore, e, quando si rendono conto di essere ancora vive, scappano via. Ma solo più tardi ho compreso il monito contenuto in quella storia: la ragione può resistere solo nella disperazione e nell’eccesso; occorre l’assurdo per non soccombere alla follia oggettiva. Bisognerebbe fare come le due lepri; quando cala il colpo, cadere follemente come morti, riprendere coscienza, e, se si è ancora in grado di respirare, scappare a tutta forza. La forza dell’angoscia e della felicità sono la stessa cosa: la stessa apertura illimitata – intensificata fino al sacrificio di sé – all’esperienza, in cui il soccombente si ritrova. Che cosa sarebbe una felicità che non si commensurasse all’incommensurabile tristezza di ciò che è? Il corso del mondo è sconvolto. Chi vi si adatta con prudenza, si rende partecipe della follia, mentre solo l’eccentrico sarebbe in grado di resistere e di porre un alt all’assurdo. Egli solo potrebbe capacitarsi dell’esperienza del male, dell’ “irrealtà della disperazione”, e di rendersi conto non solo di vivere ancora, ma dell’esserci ancora vita.

(Theodor W. Adorno)

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2 risposte a “Le lepri di Adorno

  1. Un argomento nuovo: Adorno!

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