Dajele all’antispecista

Le parole contano. Talvolta più dei fatti. «I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo», scriveva Wittgenstein, e in effetti il linguaggio non si limita a descrivere passivamente la realtà, ma la produce, e questo perché struttura le modalità fondamentali del nostro pensare e del nostro fare esperienza. Oltre a creare realtà, esso può annientarne. Lo insegna la filosofia, e lo insegna anche la storia: si inizia col bruciare libri, e si finisce col bruciare uomini.

Saviano utilizzò e rese popolare l’espressione «macchina del fango», di d’avanziana memoria, per descrivere le sistematiche campagne di diffamazione operate dalla camorra al fine di mantenere il proprio potere territoriale. Tutto consiste nel colpire un determinato soggetto, o un determinato gruppo, persuadendo la comunità intera della sua abbiezione: una volta isolato, esso non avrà più alcun potere. Com’è ovvio, la fondatezza delle accuse non ha un ruolo di primaria importanza nello svolgersi dei giochi; si tratta di «persuadere», per l’appunto, dunque ogni mezzo è lecito. Ora, ciò che qui ci interessa, è che non occorre far parte della mafia per usare metodi mafiosi. O’ Padrino ci offre un eloquente esempio di come cucire la bocca ai nostri avversari, ma noi impariamo in fretta. O forse non avevamo nemmeno bisogno di imparare, lo sapevamo già. «Ecco la società in miniatura; tutti così». Sia chiaro, non è necessario essere un Gorgia per spargere credito e discredito a piacimento. Non è più il tempo della parola-farmaco, che ammalia e seduce. La nostra, se mai, spaventa e incattivisce. Si mira alla pancia, agli istinti. I peggiori. Le campagne elettorali della Lega Nord fanno scuola. Ricorderete il volantino del pellerossa, esilarante e tragico insieme («la situazione politica in Italia è grave ma non è seria», diceva Flaiano), contro l’immigrazione, tutto volto ad accaparrarsi il voto dello xenofobo che può insinuarsi in ognuno di noi: «loro li hanno fatti entrare, ora vivono nelle riserve». Leggendolo per la prima volta, la bassezza del tutto mi provocò attacchi di risa compulsive. Poi nel mio comune la Lega vinse le elezioni, e risi un po’ meno.

Non posso fare a meno di rilevare che quanto sta accadendo in questi ultimi giorni ai danni del movimento antispecista assomigli in maniera preoccupante ad una vera e propria campagna diffamatoria. Nessuno ha ben capito cosa sia l’antispecismo, ma già sta sulle balle un po’ a tutti. Specie ai potenti. Ti ridono in faccia se solo osi parlare della lobby degli allevatori, in compenso millantano l’esistenza di una potentissima lobby animalista (che fa rima con lobby omosessualista, quella che si sono inventati gli omofobi). Peccato negli ambienti della liberazione animale non circoli un soldo, mentre altrettanto non si può dire del settore zootecnico, così poco influente da essere riuscito, nella civilissima Francia, a far eliminare l’alternativa vegetariana dalle mense pubbliche. Il “filosofo” Savater rilascia una vergognosa intervista a la Repubblica , nella quale viene negativamente sovraccaricato un termine – antispecismo – che per la prima volta compare sul quotidiano e viene così dato, in quest’accezione distorta, in pasto a lettori ancora “vergini”. Giovanardi convoca un convegno alla Camera dei Deputati dal sostenuto titolo “Viene prima l’uomo o la gallina?”, con lo scopo di incolpare gli animalisti dell’attuale crisi mondiale; ribadire, in barba ai dettami di ADA e OMS, l’assoluta necessità delle proteine animali nell’alimentazione umana e garantire la possibilità di continuare ad usare inserti di pelliccia allo stilista di Lady Gaga.
Insomma quella che è stata messa in piedi potrebbe essere descritta come una poderosa Resistenza Perbenista, fatta di baroni, politicanti e piccoli e grandi imprenditori che, pur di difendere il proprio privilegio, sono disposti a rimboccarsi le maniche (di seta, tutto made in Italy) e quindi raccogliere merda da tirare agli striscioni di quattro attivisti. Non si sa davvero se piangere o ridere. Io, memore di com’è andata l’ultima volta, opterò per la prima soluzione.

 

P.S.: Ah, l’antispecismo non è nemmeno una religione, come va ripetendo qualche furbetto per gettare un ulteriore carico di sterco sulle nostre facce. Bisogna essere in totale malafede per affermare una cosa del genere, oppure intendere l’ateismo, anziché come liberazione da ogni rivelazione, come liberazione da ogni scrupolo.

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6 risposte a “Dajele all’antispecista

  1. 10 e lode 🙂

  2. Brava, bel post!
    Ti seguirò.
    L’intervista a Savater – intitolata in quel modo da Nucci – dici bene, è una vergogna!
    Sono intervenuta in calce alla medesima pubblicata pure su Minima et Moralia.
    Tuttavia, come faceva notare ieri Leonardo Caffo, se così tanta gentaglia si prende la briga di darci addosso, significa anche che finalmente ci stanno prendendo in considerazione.
    Se fossimo solo dei pazzi estremisti esaltati, come taluni amano definirci, nessuno si disturberebbe per opporsi al movimento antispecista con così tanta veemenza.
    Insomma, stiamo uscendo allo scoperto, e non ci faremo trovare impreparati, soprattutto perché siamo persone coerenti.
    Un saluto.

  3. Ciao Rita 🙂
    Ti ringrazio per il tuo commento, mi ha fatto un gran piacere. Ho scritto questo post di getto, proprio come sfogo: ultimamente più mi guardo intorno più mi accorgo che si sta facendo di tutto per alimentare un certo pregiudizio nei confronti dell’antispecismo. Il guaio è che molte persone, quando si trovano a confrontare le nostre ragioni con quelle di gente come (Sa)water, non riescono ad essere serene ed obiettive nel loro giudizio: e come potrebbero? Chi si trova a dover difendere un privilegio – nella forma di un guadagno, di un’abitudine, o del semplice piacere di una fetta di salame – non può veramente essere libero, e spesso inganna anche se stesso. Dobbiamo tener duro. E poi potreste avere ragione tu e Leonardo: meglio “rogna” che invisibili. Che sia una rogna bella tosta, allora.

  4. ciao Serena sono Francesco Crovetti quello che ha scritto su minima e moralia e attende invano che la tua riposta sia pubblicata! continuo il tour tra i blog antispecisti dopo avervi “conosciuto” su quello di minima e moralia. apprezzo il tuo modo di scrivere e buona parte di quello che dici. Anche il giudizio sulla lega. Le nostre posizioni divergono molto parlando degli animali. dal lato umano pero’ – e questo va considerato per capire il post di Ronda – sappi che la sensazione di accerchiamento dettato dall’ignoranza diffusa sulle proprie tesi che descrivi per gli antispecisti, il senso di derisione che vi circonda, la sensazione di non poter stabilire un livello di vero ragionamento, concide perfettamente con quello di chi difende la corrida (almeno in Italia). Ronda come me e’ ben abituato a sentirsi rispondere sbrigativamente piu’ o meno con gli argomenti che ha riportato, e che trova in certa misura “disumani”, come noi sembriamo a voi “disanimali”. In quel post ho riconosciuto molte risposte a classiche obiezioni che riceviamo in quanto “aficionados”. Comunque come voi ci sentiamo incompresi proprio in quello che ci e’ piu’ caro. Credo davvero che chi e’ appassionato alle corride sia molto piu’ legato al mondo degli animali e a molte delle vostre posizioni, di chi magari per sentito dire le condanna. Ma non voglio convincerti di niente, solo cercare di far capire che dietro alle corride non c’e’ un branco di sanguinari magari destrorsi e reazionari, ma tutt’altro genere di persona.
    Se vuoi puoi spedirmi la risposta a fcrovetti@tin.it

    ciao Francesco

    • Ciao Francesco,
      grazie per la tua cortesia. Se apprezzi quello che scrivo e hai intenzione di continuare questo “tour”, potresti dare un occhio al blog Asinus Novus: ogni tanto pubblico anche lì. Anzi, ho appena messo un pezzo contro i tuoi amici…non è che ce l’abbia con voi, dispiace anche perché sono sicura che su tanti altri argomenti potremmo andare d’amore e d’accordo, e invece c’è toccato confrontarci proprio sugli Animali. Io lo so che i tori da lidia stanno meglio dei polli da batteria, che non sono numeri ma hanno un “nome”: ed è proprio questo che non capisco, l’atto del nominare è ricchissimo di riferimenti simbolici (come per voi la corrida), significa riconoscere che di là dal nome c’è qualcuno. E se abbiamo fatto questo passo, come si fa a mandarlo a morire? Ma fermiamoci qui, nemmeno io voglio convincerti di nulla.
      Quella che ti avevo scritto su minima et moralia era una risposta molto lunga e articolata, che purtroppo non ho salvato, ed è andata perduta. La metto giù di nuovo e te la mando nei prossimi giorni.
      A presto,
      Serena

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