Ratio vs sentimento, ragioni del salame e allevamento biologico: a Bianchino

Accade non di rado che gli animalisti vengano etichettati come sentimentali, mentre la vera ragione dovrebbe dimostrarsi immune ai dettami della sensibilità. Ora, a parte che insistere sull’utilizzo esclusivo del puro raziocinio appare, oltre che impossibile, ridicolo – si tratterebbe di automutilarsi, esercitare con orgoglio una facoltà monca – io non le vedo queste ragioni inoppugnabili per continuare a sfruttare gli Animali. Tra l’altro, l’accusa di antropomorfismo (o, come lo chiama l’autore di un pungente articolo, «antropopsicismo») è validissima in molti casi, ma spesso rivela in chi se ne fa portatore un’ignoranza profonda di quel che sappiamo sugli Animali – e ne sappiamo davvero poco. Moltissime delle motivazioni addotte da chi sostiene la giustizia della loro uccisione non possono che risultare, se indagate con la stessa freddezza dell’unico Metodo che questi pare riconoscere, fallaci. Si arriva quasi sempre alla conclusione che si mangia il salame perché è buono, ma questa è, perdonatemi, nient’altro che una questione di pancia.

Lasciamo dunque perdere per un momento le ragioni del salame (e stavolta intendo proprio quello umano), visto che tanto ragionevoli non sono, e rivolgiamoci ad altro.

Mi capita sempre più spesso di essere coinvolta in discussioni sul mangiar carne e noto che nella maggior parte dei casi il mio interlocutore, davanti alla prova evidente del fatto che creare vita cosciente allo scopo di consumarla (si conducono consapevolmente al macello individui che, terrorizzati, continuano per lungo tempo a chiamarsi e a cercarsi l’un l’altro, e questo lo confermano i veterinari) sia pura crudeltà, erge un muro di argomenti difensivi che conosco fin troppo bene, avendo impiegato io stessa, per poi vederle crollare una ad una, le medesime mattonelle. La natura, la catena alimentare, le piante, sono tutti motivi noti, e tutti già ampiamente confutati. Il buon muratore si rifiuta però di prendere atto della fragilità delle fondamenta della sua costruzione e, rivelando di essere tutt’altro che impermeabile alle ragioni della sensibilità, sfodera  l’ultimo materiale, il più malleabile e insieme il più resistente, quello su cui «potremmo tutti concordare».

Gli animali soffrono, non c’è dubbio, e l’orrore degli allevamenti intensivi s’è fatto troppo evidente perché qualcuno si ostini a negarlo: occorre dunque rinnegarlo, congedarcene come fosse un errore di rotta e ripercorre a ritroso la strada che c’ha condotto a tanto per insediarci in uno stadio più accettabile, l’aureo antenato del moderno allevamento industriale, la fatidica «via di mezzo». Continuiamo ad ucciderli – nessuno tocchi il salame, per carità! – ma facciamolo come si faceva una volta, con la misura che insegna il vecchio zio canuto, che il maiale lo ammazzava, certo, ma non senza avergli garantito un’esistenza «dignitosa». Inutile impelagarsi in complicate discussioni sulla sostenibilità (molto dubbia) di tale progetto: il passato non torna. E non c’è nemmeno motivo di farlo tornare. Perché non voltare pagina, perché non andare semplicemente avanti, invece di attaccarsi coi denti – è proprio il caso di dirlo – a un quadretto bucolico ormai raffermo? E non è solo la vecchia fattoria a puzzare di stantìo, siamo piuttosto noi, coscienze infelici, che non accettiamo il disgregarsi di una realtà che nessuno può più ragionevolmente difendere, tanto che non ci sfugge la cattiveria sottile del tanto di moda allevamento biologico, dove ingrassiamo lo stesso maiale a cui abbiamo dato un nome, che abbiamo assistito in tutte le fasi della sua crescita, che abbiamo riconosciuto come soggetto.

Sono cresciuta in un paesino di campagna, e la mia famiglia scelse di mandarmi a scuola in un istituto di religiose. Un giorno le suore, che possedevano un grosso orto e alcune galline – ma c’era fatto divieto di avvicinarle, perché qualche bimbo, nel giocare, schiacciò per sbaglio un paio di pulcini – ricevettero in dono un capretto da qualcuno a cui dovevano aver fatto un favore, e questa volta non riuscirono a tenercelo lontano. Bianchino (le sorelle non erano poi così fantasiose) era un animale estremamente affabile, si lasciava toccare da noi bambini e ci insegnò molte cose – da lui scoprii per la prima volta che c’è chi la cacca la fa a pallini. Insomma c’affezionammo, ma quella non era la sorte che il buon Dio aveva in serbo per lui, così, senza molte spiegazioni, arrivò il momento in cui Bianchino non lo trovammo più. Si sollevò tra noi scolari una precoce forma d’indignazione, come se qualche giustificazione ci fosse dovuta; tra pianti e capricci furono coinvolti anche i genitori. Ci dissero che aveva raggiunto altri capretti, perché così sarebbe stato più felice. Ma che bisogno c’era poi di mentire, se così sono sempre andate le cose, e così devono andare? Lo pensò anche la Superiora e presto, senza interpellare padri e madri, ci svelò il crudo mistero di quella partenza tanto inattesa. Piansi moltissimo e perfino mio padre, che non si può certo dire la persona più impressionabile del mondo, ne rimase turbato. Anche altri genitori se la presero con la suora, le fecero apertamente sapere che non avevano approvato il suo provvedimento. Come se l’avesse ammazzato lei.

Scrive Leopardi nei Pensieri che gli uomini non odiano tanto il male in sé, né chi lo fa, quanto chi lo nomina. Non ricordo più con chi me la presi da bambina, chi incolpai e a chi rivolsi la mia rabbia. Quel che so ora, è che mutare una religiosa sin troppo sincera in matrigna dal cuore di pietra non ha nulla di quella ragione radicale che si racconta manchi agli animalisti, ma assomiglia piuttosto a una reazione isterica e un po’ sciocca, un pianto di pupilla viziata. Così sono sempre andate le cose, così devono andare? Io non ci sto più.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...